Superbike 1199 Panigale R

Superbike retrospective, Ducati Panigale: Il debutto difficile del Superquadro

La casa di Borgo Panigale, nonostante la sua grande storia in Superbike, non vince il titolo delle derivate dal 2011. Eppure, la 1199 Panigale R, prima sportiva Ducati a non conquistare l'iride, rappresenta un gioiello di tecnologia italiana. Ecco come era fatta

6 maggio 2021 - 19:00

Nella sua storia ultratrentennale, il mondiale Superbike si è legato indissolubilmente ad alcuni costruttori che gli hanno dedicato grandi sforzi tecnici e sportivi. Tra questi, quello che ha vinto più titoli mondiali è la Ducati. Le “rosse” hanno permesso a grandi campioni, come Carl Fogarty, James ToselandTroy Bayliss, di scrivere pagine storiche del motociclismo. Tuttavia, da quasi dieci anni il titolo sfugge ai ragazzi di Borgo Panigale. Certo, il talento straripante di Jonathan Rea e la forza della Kawasaki hanno il loro peso nella valutazione dei risultati della Ducati, ma i problemi risalgono alle stagioni antecedenti. Alla fine del 2012 viene mandata in pensione la 1098 R, superata nella lotta per l’iride dal trio BiaggiSykesMelandri, ma vincitrice di quattro gare con Carlos Checa. La nuova Ducati per la Superbike si chiama 1199 Panigale R ed è un prodotto radicalmente diverso, per certi versi rivoluzionario: scopriamolo.

Ducati 1199 Panigale R 2013, una pagina nuova per le sportive bolognesi

Già nel 2012 Ducati introduce nel listino le versioni base ed S della nuova 1199, denominata orgogliosamente Panigale. Il progetto sembra cancellare il passato con un colpo di spugna, rinnegando buona parte delle soluzioni tecniche caratterizzanti i modelli precedenti e venerate dai Ducatisti. Resta comunque il motore bicilindrico, avvantaggiato di 200 cc sulle quattro cilindri in Superbike e portato a nuovi livelli prestazionali. La parte ciclistica, invece, sacrifica il classico telaio a traliccio Ducati ed eredita concettualmente la rigidissima struttura monoscocca anteriore dalla Desmosedici MotoGP, che sfrutta il motore come elemento portante. Lo stile della Panigale nasce da un foglio bianco e, come spiega il suo designer Gianandrea Fabbro, vuole inseguire la velocità pura. Le forme della carenatura si sviluppano attorno al motore desmodromico, anima di tutte le Ducati da corsa: ne risulta quella che Fabbro definisce “speed machine”.

Da qualsiasi angolazione la sia guardi, la 1199 trasmette dinamismo e sofisticazione tecnica. Il serbatoio possiede curve sinuose e favorevoli ad un’ottima ergonomia, mentre il codino è sfuggente e leggero. I numerosi particolari tecnici a vista sono integrati all’estetica in maniera brillante, come le prese d’aria anteriori, l’ammortizzatore laterale o lo scarico alloggiato sotto al motore. La versione R arriva nel 2013, confermando gli elementi del design e ponendosi come base specialistica per il mondiale Superbike. Nel suo nobiliare rosso Ducati, la Panigale R si presenta come punta di diamante della produzione di Borgo Panigale, arricchendosi con lavorazioni e materiali di pregio: serbatoio in alluminio spazzolato, materiali leggeri e fibra di carbonio per la componentistica.

Un nuovo bicilindrico ancora più estremo

Il motore della 1199 Panigale si chiama Superquadro ed è un’unità completamente diversa rispetto al precedente Testastretta Evoluzione. Bicilindrico ad L (angolo fra i cilindri di 90°) come da tradizione Ducati, possiede una corsa pari a 60,8 mm per un mostruoso alesaggio di 112 mm. La distribuzione è desmodromica, comandata da catene in luogo delle cinghie largamente utilizzate dalla Casa. La versione R non varia in architettura e misure, ma guadagna alcuni accorgimenti in chiave racing. Vengono introdotte le immancabili bielle in titanio, oltre a bilancieri distribuzione con trattamento DLC, un volano più leggero ed una rapportatura finale accorciata. Il valore di potenza è lo stesso delle versioni base ed S, ma migliora l’affidabilità ed il regime massimo raggiunge quota 12.000. Si tratta comunque del bicilindrico stradale più potente, dotato di ben 195 cv a 10.750 giri associati ad una coppia di 13,6 Kgm a 9.000 giri.

Così come nelle versioni standard, tecnologie e materiali sono al vertice della produzione motociclistica. I carter motore sono realizzati con tecnologia Vacural, una pressofusione sottovuoto che ottimizza il controllo dello spessore delle pareti. Le canne sono rivestite al nikasil, mentre l’albero motore poggia su bronzine che permettono di incrementare il diametro dei perni di banco, a vantaggio della rigidezza e resistenza meccanica. I corpi farfallati sono a sezione ovale, la coppa dell’olio è in magnesio ed è presente persino una pompa a lobi in grado di mettere in depressione il vano imbiellaggio, una soluzione da MotoGP: la lista di raffinatezze del Superquadro è molto lunga. Per controllarlo, corrono in aiuto un avanzato acceleratore ride by wire ed un pacchetto di aiuti elettronici basato su tre riding mode. La moto viene accompagnata da un kit racing con scarico Termignoni, grazie al quale la potenza dichiarata tocca i 200 cv.

Ciclistica ed elettronica sono votate alla pista

A differenza di tutte le altre supersportive presenti sul mercato, il progetto Panigale sfrutta il sopracitato telaio monoscocca in alluminio. La versione R, che possiede un peso a secco di appena 165 Kg, eredita dalla S le pregiate sospensioni Öhlins a controllo elettronico, i cerchi Marchesini forgiati e la telemetria DDA+ con ABS di bordo: è un equipaggiamento di assoluta eccellenza. Inoltre, l’arma Ducati per la Superbike beneficia anche del fulcro del forcellone monobraccio regolabile su quattro diverse. Tramite il moderno cruscotto TFT il pilota può intervenire sul controllo di trazione DTC, sull’intervento del freno motore EBC e sull’ABS, che in modalità Race, quella più spinta, libera del tutto il posteriore. Nel 2014 fa il suo debutto la versione limitata Superleggera, non destinata alle competizioni ma ancora più potente, leggera e veloce. Unica al mondo con il suo telaio in magnesio, arriva a 205 cv per 155 Kg a secco.

La guida è da piloti esperti, ma meno che in passato

In puro spirito Ducati Superbike, la 1199 Panigale R è una sportiva sanguigna e richiede un periodo di apprendistato superiore alle concorrenti più stradali. Il balzo generazionale rispetto alla 1198 è però notevole, a partire dall’ergonomia azzeccata e dal comfort di guida sorprendente. Il grado di apertura dei semi manubri, l’altezza corretta delle pedane e la posizione dei comandi mettono a proprio agio piloti di tutte le stature. Il senso di leggerezza che la Panigale R trasmette da subito è surreale, paragonabile al riferimento di categoria, l’Aprilia RSV4. Il motore spinge forte agli alti regimi ed emette un rombo da pelle d’oca, ma sotto i 7.500 giri non convince appieno per la relativa carenza di coppia: quanto si ricerca un’elevata potenza da un bicilindrico, emergono limiti di questo tipo. In pista, suo terreno di caccia, la Panigale R si distingue per rapidità nella discesa in piega, precisione nel tenere la corda e stabilità granitica in uscita. La frenata Brembo sfiora la perfezione per potenza, ma è anche modulabile e non subisce cali nell’uso intenso. ABS ed elettronica sono efficaci e poco invasivi, manca solamente un dispositivo anti-wheeling. La Ducati 1199 Panigale R sembra una vera moto da corsa.

In Superbike non convince dal debutto

Mentre il team SBK Ducati Althea Racing continua a schierare le 1098 R, la 1199 Panigale appare in versione S nella Superstock 2012, dove chiude seconda con Eddi La Marra. In seguito all’omologazione della versione R, nel 2013 la Casa di Borgo Panigale affida le sue nuove moto al team Alstare. Portate in gara dai piloti Carlos Checa e Ayrton Badovini, le Panigale deludono le aspettative e conquistano un solo podio in Superbike: il pilota piemontese giunge terzo in Gara 1 a Mosca. La conseguenza è il divorzio tra Ducati e la struttura di Batta ed il rientro in forma ufficiale nel 2014 insieme a Feel Racing. Chaz Davies e Davide Giugliano compongono la nuova squadra ed insieme ottengono sei podi. La vittoria continua a rappresentare un miraggio per la Panigale, che può solo consolarsi con il titolo Superstock di Leandro Mercado. Cosa può fare Ducati per risollevare la testa?

Rimani sintonizzato! Continua nella [seconda parte]

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Foto: Mediahouse.DucatiGetty

1 commento

fzanellat_12215005
0:01, 7 maggio 2021

Mancano i piloti come Fogarty o Bayliss che sono nomi entrati nella leggenda ducatista. Davis ha mostrato di
correre forte ma non ha mai avuto la zampata del
fuoriclasse. La Ducati avrebbe dovuto puntare su Rea(2015) e i titoli sarebbero fioccati come nel periodo d’oro.

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