Superbike Aragon Gara 1: Alvaro Bautista cala il settebello

Alvaro Bautista fa il vuoto anche ad Aragon: sono sette vittorie in sette gare. Jonathan Rea acciuffa il 2° posto in rimonta e limita i danni

6 aprile 2019 - 14:35

Alvaro Bautista li ha distrutti anche stavolta. Neanche un sorpasso per il ducatista scattato dalla pole, una marcia trionfale durata diciotto giri senza neanche un istante di incertezza sul nome di chi, alla fine, avrebbe alzato la coppa. Per l’ex iridato della 125GP è il settimo successo in sette gare, una marcia irresistibile che ha già indirizzato il Mondiale 2019 in direzione Borgo Panigale. La Superbike sperava che dopo quattro anni finisse l’indiscusso monopolio del binomio di Jonathan Rea e della Kawasaki, ma è cominciata una dittatura ancora più feroce.  Jonathan Rea, secondo in rimonta, adesso è a -31 punti dalla vetta. Qui la fotosequenza della paurosa caduta di Markus Reiterberger in partenza, pilota illeso.

ALVARO L’AMMAZZA RECORD

Anche sulla pista di casa, spazzata da un vento freddo (14°C l’aria, appena 22°C sull’asfalto), Bautista ha stracciato tutti i primati. In Superpole, sul giro in gara e sulla distanza. E’ arrivato in fondo  con un distacco imbarazzante, oltre 15 secondi, equivalente al miglioramento sul tempo complessivo di gara.  Un abisso che sicuramente alimenterà il fuoco della polemica sull’eccessivo vantaggio tecnico della Ducati V4R. Gli sconfitti pressano il promoter Dorna perchè rallenti in qualche modo la marca al momento imbattibile, invocando un regolamento che stabilisce, per legge, l’equilibrio di prestazioni fra tutti i modelli in pista.

REA RIMONTA E LIMITA I DANNI

Vista dalla pista, la gara ha fatto impressione: Bautista transitava con un tale margine che sembrava facesse una gara diversa. Dietro di lui si è scatenata una battaglia furiosa dal quale è emerso vincitore Jonathan Rea, che così ha limitato i danni risalendo dalla decima posizione di partenza conseguenza di una qualifica densa di errori e nervosismo. L’ex Cannibale ha piegato l’altra Ducati di Chaz Davies, che qui ha vinto sette volte (l’ultima un anno fa) ed ha in qualche modo risolto la crisi di risultati che lo aveva affossato nelle due gare d’apertura. Il divario da Bautista resta imbarazzante, ma il podio è un toccasana, in questo momento. Il gallese ha rischiato contro Eugene Laverty che con la Ducati GoEleven (privata) ha buttato via la possibilità d’attacco scivolando all’ultima chicane. Laverty ha regalato il quarto posto ad Alex Lowes, primo delle Yamaha.

BMW SESTA, MELANDRI A PICCO

Tom Sykes, velocissimo sul giro secco, ha tenuto la BMW nel pacchetto di testa per qualche giro, salvo poi rallentare il ritmo per un sesto posto comunque niente male, considerando che il motore attuale è poco più che di serie. E’ stato un sabato bestiale invece per Marco Melandri, finito soltanto dodicesimo (su quindici classificati…) a quasi 40 secondi da Bautista. Domenica si corrono altre due gare, alle 11 la sprint su dieci giri e alle 14:00 la sfida su diciotto. Ma è molto facile prevedere come andranno…

 

1 commento

fabu
16:39, 6 aprile 2019

Non riesco a capire perché si lamentino di Ducati, ma gli altri piloti con la stessa moto dove sono? Se in MotoGP mm93 vince in solitaria con 9 secondi di vantaggio è un fenomeno alieno, se Alvaro da regolarmente 20 secondi a sua maestà Johnny O’Rey allora la moto va penalizzata.

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