Superbike

Superbike, tecnica: Che cosa ci lascia il round di Aragón

All'indomani del primo round SBK 2021, facciamo il punto sulla situazione tecnica dei cinque costruttori che vi prendono parte.

24 maggio 2021 - 23:55

Dopo un’attesa quasi snervante, finalmente lo scorso weekend è andato in scena il primo round del mondiale Superbike. Sul tracciato di Alcañiz si sono viste tre gare della massima serie che hanno in parte confermato i valori espressi durante i test invernali, nonostante le novità tecniche della vigilia. Con due vittorie tra Gara 1 e Superpole Race, risulta evidente come il connubio Kawasaki-Rea rappresenti ancora la maggiore forza in campo. Il successo in Gara 2 è andato invece a Scott Redding sulla Ducati, nel contesto tuttavia di una gara su pista umida. Il risultato del pilota inglese deve essere necessariamente considerato alla luce della sua scommessa azzeccata in termini di pneumatici. Qual è il vero valore del costruttore bolognese, oltre che degli altri impegnati nel mondiale? Analizziamo la situazione.

Kawasaki ZX-10RR, giri limitati e potenziale immutato

Per la Casa di Akashi, l’introduzione di nuove, più stringenti regole in merito al numero di giri utilizzabili per il suo propulsore è stato un fulmine a ciel sereno. Dorna e FIM hanno annunciato le soglie del limitatore per i primi tre round del campionato giusto un paio di giorni prima che le moto scendessero in pista. La versione 2021 della Kawasaki ZX-10RR stradale dispone di 400 giri extra rispetto a quella precedente, ottenuti con un minuzioso lavoro sul motore. Eppure, al netto dell’incremento del 10% concesso per regolamento, l’algoritmo che determina il limitatore ha preso in esame i dati del 2020. Si tratta di una vera beffa: viene creato un pericoloso precedente. La decisione ha suscitato polemiche, ma di fatto la nuova Ninja si è comunque affermata come la migliore arma dello schieramento, nonostante il circuito particolarmente veloce. Oltre alle due vittorie di Rea ed al miglior tempo in qualifica, la “Verdona” si è messa in luce anche con Alex Lowes in sella, tre volte a podio.

La Ducati Panigale V4R va forte, ma serve costanza di risultati

A Borgo Panigale non nascondono le ambizioni iridate per il 2021. La moto è sicuramente competitiva, come dimostra la vittoria di Scott Redding in Gara 2 ed i risultati convincenti di Chaz Davies, indipendente del team GoEleven. I dubbi però sono molti: Rinaldi, al suo debutto da pilota ufficiale, non ha raggranellato abbastanza punti da far pensare di essere partito con il piede giusto in ottica titolo mondiale. Redding al momento è terzo, avendo limitato il distacco da Rea a 17 punti dopo il preoccupante inizio del weekend di gare. Mentre la Kawasaki può contare su due piloti molto forti, con Lowes pronto a dare manforte a Rea qualora dovesse essere necessario, l’inglese della Ducati sembra giocare in solitaria, oltretutto prendendosi più rischi dei colleghi in verde. La Panigale V4R ha un potenziale altissimo, ma per lottare con Rea occorre che la prima punta Redding sia lì davanti ad ogni gara. Per ora il limitatore della Desmo è immutato a quota 16.100, nelle prossime gare i risultati determineranno eventuali cambiamenti in questo senso.

Il pacchetto Yamaha si conferma tra i migliori

Se c’è una Casa che può rappresentare l’elemento di disturbo nella corsa al titolo, quella è la Yamaha. La quattro cilindri di Iwata sembra offrire solide certezze ai suoi piloti, avendo piazzato Razgatlıoğlu e Gerloff sul terzo gradino del podio rispettivamente in Gara 1 e Superpole Race. Non è scontato che l’americano possa permettersi di lottare con i migliori: significa che anche il team GRT dispone di materiale di primissimo livello. Il limite per il talentuoso pilota turco del team ufficiale sembra invece arrivare proprio dalla moto, un passo indietro rispetto a Kawasaki e a Ducati, ma non solo, in velocità massima. L’albero motore a croce rappresenta ormai un limite? In compenso, la guidabilità ne guadagna e ringraziano Locatelli e Nozane, debuttanti eppure già frequentatori della prima metà della classifica. Le Yamaha permettono di fare exploit interessanti, nonostante sia difficile sperare in qualche chance per il titolo nel 2021.

BMW, il podio non è lontano, la vittoria sì

L’ultima supersportiva di Monaco nasconde grandi evoluzioni tecniche, come l’introduzione del nuovo pacchetto aerodinamico ed i cerchi in fibra di carbonio. Questi ultimi, pur omologati, non sono stati portati in gara. Per la BMW l’acquisizione del giovane Michael van der Mark dimostra l’impegno nel voler lottare per tornare ai piani alti del mondiale, ma la M1000RR è decisamente un progetto ancora acerbo. Il miglior risultato del weekend è il quarto posto in Gara 2 di Tom Sykes, che anche in Gara 1 è arrivato davanti al compagno di squadra. L’olandese ha bisogno di tempo per fare esperienza con la nuova moto, BMW dovrebbe quindi tenersi ben stretto Sykes, in grado di dare la zampata in Superpole: suo il terzo posto. Le prestazioni ci sono, almeno per il team ufficiale, che può andare a caccia del podio nelle prossime gare. L’algoritmo per il livellamento tecnico, in questo caso, aiuta BMW. Il suo limitatore, infatti, è posto a soglia 15.500 giri, ben 1000 oltre la stradale.

Per Honda la strada è in ancora in salita

La Casa dell’Ala non ha raccolto granché sotto il cielo d’Aragona. L’accoppiata di piloti formata da Leon Haslam e Alvaro Bautista è molto forte, nonostante l’iberico non sia ancora nella massima forma fisica dopo l’ultimo incidente in allenamento. Il Team HRC è però criptico nei suoi risultati, seppur disponga di una CBR1000RR-R al livello di Ducati in termini di velocità pura. La sperimentazione tecnica nei test e le ultime soluzioni fanno pensare ad un grande fermento in termini di sviluppo, al quale fa da contraltare un poco esaltante settimo posto di Bautista in Superpole Race come migliore piazzamento. Per il costruttore più grande del mondo si attendono risultati ben superiori. La notizia fresca è che il team Moriwaki sarà occupato in un programma di lavoro nelle prossime settimane. I frutti di questo programma avvantaggeranno anche gli altri piloti Honda?

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Foto: Getty

 

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