Superbike Laguna Seca, Gara 2: Jonathan Rea, poker servito

Il Cannibale recupera dalla terza fila, li infila come birilli e sbanca per la quarta volta Laguna Seca. Il poker Mondiale è sul piatto

24 giugno 2018 - 21:44

Il miglior Jonathan Rea ha impiegato appena otto giri a recuperare la retrocessione in terza fila, superando gli avversari come birilli e sbancando per la quarta volta Laguna Seca,  ipotecando il quarto titolo Mondiale di fila. Chaz Davies tiene a galla la barchetta Ducati, ma anche questa volta “con quello che abbiamo ho fatto il massimo“, cioè è arrivato secondo. Grande rimontona anche per il gallese che però intanto è già a -75 punti in classifica: se Tom Sykes a Brno non avesse buttato giù il Cannibale, facendoli perdere una marea di punti, questo Mondiale sarebbe già chiuso. Ma è solo questione di tempo. La California è stata un raggio di sole per Aprilia che esce dalla pesante crisi di risultati con un coriaceo Eugene Laverty scattato in pole (in virtù  del quarto posto di sabato) e per la prima volta sul podio dopo un anno e mezzo di sforzi.

MR. INCREDIBLE – Jonathan Rea ha impiegato sei secondi in meno rispetto a gara 1. Okay, le temperature erano più basse: sabato aria 28°C e asfalto 48°C, stavolta 20°C aria e 41 °C asfalto. Ma stavolta il Cannibale era stato retrocesso in mezzo allo schieramento e ha dovuto fare otto sorpassi prima di trovare strada libera. Nella mischia ha girato molto più piano di Eugene Laverty scattato dalla pole, eppure ha recuperato in un baleno e una volta in testa ha stracciato i riferimenti del giorno prima. Da non credere. Rea è nato motocrossista, districarsi in mezzo al gruppo è specialità della casa. Il secondo elemento è che Jonathan, inutile ripeterlo, è di un altro livello rispetto agli avversari Superbike. Che speravano andasse in MotoGP, invece dovranno soffrire altri due anni e mezzo…

CHIAROSCURO DUCATI – Chaz Davies ha salvato il bilancio di una Ducati Panigale V2 che è criticata da tutti, ma che se sarebbe in piena corsa per il titolo se  la Kawasaki avesse un pilota normale, invece che un marziano. Tom Sykes, con l’altra Ninja, è affondato esattamente come sabato, finendo solo ottavo a 25 secondi dal caposquadra. Che lezione, Tom: l’altro ti ha restituito con gli interessi lo sgarbo di Brno. Senza il contatto in famiglia, il vantaggio nel Mondiale adesso poteva essere a tre cifre.

APRILIA RISORGE – Eugene Laverty è tornato sul podio dopo un anno e mezzo di sforzi per chiudere l’interminabile crisi di un’Aprilia che in California ha trovato il suo raggio di sole. Okay puntare  tutto sulla MotoGP, ma là un podio al momento se lo sognano. Qui invece sarebbe l’abitudine se Noale tornasse ad impegnarsi sul serio. Non succederà, peccato. La Yamaha era sbarcata in America reduce da tre vittorie in quattro gare, stavolta Alex Lowes e van der Mark se la sono giocata in famiglia per il quarto posto, andato al britannico. La R1 è diventata una gran moto, ma i due piloti di adesso non hanno nè talento nè continuità per creare grattacapi a uno come Rea. Suona impietoso, ma è la verità. Nota di merito invece per Xavi Fores, primo dei privati (ora li chiamano “indipendenti”…), tornato a buoni livelli dopo un paio di round d’appannamento.  Resta solo da dire della terza caduta (in due gare) di Lorenzo Savadori atterrato di nuovo al Cavatappi. La picchiata gli è andata decisamente di traverso.

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