Jonathan Rea

Jonathan Rea, perchè a Jerez non è stato lui?

Jonathan Rea non è riuscito ad approfittare del passo falso di Alvaro Bautista. Jerez era la sua pista, stavolta non ha brillato. Ecco i motivi

10 giugno 2019 - 16:40

Alvaro Bautista ha commesso il primo errore dopo 13 vittorie, ma Jonathan Rea ha sprecato il jolly per riaprire davvero il Mondiale. In Spagna ha guadagnato appena quattro punti: era arrivato in Andalusia a -43 dalla vetta, e a Misano ripartirà da -39. Se il campione del Mondo avesse replicato lo stesso rendimento d’inizio stagione, quando perdeva dalla Ducati ma arriva comunque subito dietro, in Spagna avrebbe messo a segno un break potenziale di 17 punti, piombando a -26. Il contestato contatto con Alex Lowes all’ultima curva di gara 1, e la conseguente doppia penalità, hanno complicato i piani. Ma aldilà degli episodi, il numero uno in Spagna non è stato veloce. Ecco perchè.

CONFUSIONE DI GOMMA

Jonathan Rea nei test precampionato svolti a novembre e gennaio a Jerez volava. Ma le diverse condizioni ambientali hanno scombinato tutti i riferimenti: nei mesi invernali questo tracciato è sempre molto veloce, mentre con il caldo cambia tutto. Pilota e squadra sono andati in confusione, al punto tale che hanno disputato tre gare con tre scelte di gomma diverse. Nella prima manche Rea ha scelto la media anteriore (B) e la A dietro, cioè l’evoluzione di costruzione più rigida che nessuno aveva mai provato. Nella sprint race è andato sul soffice davanti (A) tornando sul posteriore alla collaudata B, che ha stessa mescola della A ma costruzione più soft. Infine in gara 2 ha rischiato la combinazione A/A. Situazione strana per un pilota che ha usato per anni la stessa identica gomma anteriore (durissima) e, solitamente, già il venerdi ha le idee chiare sulle soluzioni per lui più vantaggiose. Alvaro Bautista, al contrario, ha disputato le due gare lunghe con la soluzione B/A, mentre nella sprint race ha optato per l’aggressiva soluzione A/A.

GOMME MOTOGP STYLE

Aldilà del rompicato di sigle, la situazione è questa: Pirelli sta andando verso soluzioni “MotoGP style”, cioè mescole soffici per ottenere prestazione e costruzioni molto dure per  avere più stabililità. Alvaro Bautista si trova benissimo con questo tipo di tecnologia: venendo dalla top class lui preferisce assetti molto radicali, cioè una moto “dura” d’assetto, sospensioni e struttura della gomma. Jonathan Rea invece è un pilota più “Superbike Style”, preferisce “sentire” la moto, quindi usa tarature più morbide. L’evoluzione posteriore (A) ha garantito un forte incremento di prestazione, ma Bautista l’ha sfruttata al top mentre Rea no. Adattare la Kawasaki ZX-10R alla nuova tipologia di coperture, cioè renderla più “MotoGP”,  è la sfida tecnica su cui Jonathan e la squadra si giocano la possibilità di tenere in vita il campionato.

SUZUKA COSTA CARA

Forse il fattore che ha pesato di più è stato il tour de force cui Jonathan Rea si è dovuto sottoporre per prendere parte alle due giornate di test a Suzuka in preparazione alla 8h. Il nordirlandese è partito dal Giappone mercoledi sera, arrivando in Spagna frastornato dal viaggio e sette ore di fuso. Nella 8h la Kawasaki usa la ZX-10R in configurazione Endurance: motore meno potente, per gestire il consumo di carburante, e soprattutto assetti radicalmente diversi per adattarsi alle gomme Bridgestone. Rea ha candidamente ammesso che c’è voluto tutto venerdi per riprendere la mano con le Pirelli. Sprecare le due sessioni ha comportato arrivare a gara 1 con le idee parecchio confuse. Coi risultati che si sono visti. Inoltre, anche se Rea non lo ha fatto notare, a Suzuka è anche incappato in una caduta, chissà di quale entità.  Per provare a vincere la 8 Ore la Kawasaki rischia di perdere colpi nel Mondiale.

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