Jonathan Rea, chi l’avrebbe detto? “Ho dato la svolta al Mondiale”

Il fuoriclasse Kawasaki corre la gara perfetta e capitalizza il terzo errore di fila di Alvaro Bautista. "Ho spinto sempre, mi è sembrata la gara più lunga della vita..."

6 luglio 2019 - 18:40
Jonathan Rea la racconta così. “Ho visto una Ducati nel prato, ma non sono riuscito a vedere il numero. Ma i miei ragazzi al box mi hanno segnalato subito che si tratta di Alvaro Bautista, e sono rimasto senza fiato. Credo di essere andato pianissimo in quel giro. Eo in testa, con un bel vantaggio e lui era fuori. Non ci potevo credere…” Invece è stato tutto vero. La quinta vittoria del Cannibale e la terza caduta di fila del ducatista hanno ribaltato completamente la classifica iridata. Dopo la gara sprint di Jerez, Jonathan Rea si era ritrovato a -61 punti da Bautista. Domenica riparte da +9. Un break impressionante.

LA GARA PERFETTA

Sul bagnato Jonathan Rea ha sfoggiato una superiorità imbarazzante. “Dopo il primo giro, non ho visto il mio tabellone, solo al secondo passaggio davanti al box ho visto che avevo già un vantaggio decente” racconta Jonathan Rea. “Non abbiamo girato tanto sul bagnato ultimamente, ma la Kawasaki  ZX-10RR in queste condizioni si guida bene, è stabilissima in frenata. Il mio piano era spingere forte da subito, prima che anche gli altri capissero quali erano le condizioni della pista e prendessero a loro volta il ritmo. Direi che ha funzionato. Onestamente non ho preso neanche tanti rischi.” (Qui cronaca e classifica di gara 1)

“IL VANTAGGIO METTE PRESSIONE”

“Non pensate che sia stato facile, voi da fuori siete convinti che una volta acquisito il vantaggio il più sia fatto. Non è esattamente così. Quando i secondi di margine crescono, la pressione monta. Tom Sykes, dietro di me, aveva un ritmo simile al mio. Così mi sono costretto ad attaccare ad ogni giro, perchè se avessi gestito mi sarebbe piombato sotto. Ad un certo punto ho desiderato che fosse l’ultimo giro, invece ne restavano 13. La gara è stata interminabile, una delle più tese della mia carriera. Era troppo importante non sbagliare.”

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