MotoGP, Jorge Lorenzo: “Non ho paura di niente e nessuno”

Jorge Lorenzo ripercorre alcune tappe della sua carriera: l'esordio in MotoGP, il primo Mondiale nel 2010, l'ultimo nel 2015, l'incidente di Assen nel 2013.

19 marzo 2019 - 14:46

L’avventura di Jorge Lorenzo sulla Honda è cominciata con un 13esimo posto a Losail. Tre punticini importanti per l’ex pilota Ducati, arrivato alla prima di campionato in condizioni fisiche precarie e in aggiunta una costola fratturata. Servirà ancora tempo per poter dispiegare il suo stile di guida ‘martillo’ con cui ha vinto tante gare in passato. “Mi piacciono le gare dove posso stampare il mio ritmo, perché essere molto preciso è una delle mie qualità”.

La prima vittoria non di scorda mai

Il maiorchino, che recentemente ha cambiato casa nella sua amata Lugano, ripercorre le tappe più importanti della carriera in un’intervista a DAZN. A cominciare dall’ultimo titolo mondiale nel 2015 di cui va molto fiero, per aver interrotto il monopolio di Marquez. “È stato deciso all’ultima curva dell’ultima gara, ma ero già stato campione del mondo, era la terza volta. E’ stato il più eccitante e difficile da raggiungere, ma non era eccitante come il primo [2010, ndr]”.  Jorge Lorenzo è arrivato in MotoGP nel 2008, in sella alla Yamaha, al fianco di un campione già affermato come Valentino Rossi. “Per imprudenza o ignoranza, quando sono arrivato in MotoGP non avevo paura di nessuno. E ho detto pubblicamente che non volevo mitizzare Valentino Rossi, nessuno era imbattibile. Forse per questo la gente mi vede arrogante , ma non ho paura di niente e di nessuno“.

L’incidente di Assen

Niente paura, ma nessuna arroganza, consapevole di praticare uno sport dove la vita viaggia sul filo del rasoio. Jorge Lorenzo ha una visione molto nobile del motociclismo: “Fare del tuo meglio, superare sempre te stesso, rispettare gli altri piloti, perché ci giochiamo la vita, un rischio eccessivo non ha senso. Può piacerti di più una persona, ci sono persone con cui hai più affinità di altre, ma non odio nessuno“. E poi ci sono gli incidenti che inconsciamente condizionano lo stile di guida, il modo di lottare in pista. Come quello del 2013 ad Assen, indimenticabile. “E’ una continua lotta tra il tuo cervello, il tuo cuore e il tuo pugno di gas. Questo mi limita, perché non voglio cadere, sono un po’ più cauto, do meno gas o freno prima, non voglio farmi male“.

Il sogno di ritornare campione

Una paura che compensa con le sue doti migliori: la precisione, la regolarità, l’uscita di curva. Qualità che gli hanno permesso di realizzare i suoi sogni: “Le moto sono la mia passione. Quando sei bambino sogni sempre di essere un attaccante o un attore. Ma quando vivevo e non dormivo, mi era sempre chiaro che il mio obiettivo era essere un campione del mondo. Credi nel tuo potenziale e sei sicuro di te stesso, ma fino a quando non lo diventi pensi: ‘Posso farlo o no’. Quando ce l’hai fatta, sai che puoi esserlo. Ora si tratta solo di ripetersi – ha concluso Jorge Lorenzo –, sembra facile ma è molto complicato“.

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