MotoGP, Jorge Lorenzo: “Mi sono sentito padrone del mondo”

Jorge Lorenzo ripercorre il periodo Ducati a pochi giorni dalla scadenza di contratto. L'impresa del titolo mondiale è fallita, ma ha dato un contributo importante allo sviluppo della Desmosedici.

24 dicembre 2018 - 15:30

L’avventura di Jorge Lorenzo con Ducati sta definitivamente per concludersi anche a livello contrattuale. Dal 1° gennaio il maiorchino sarà a tutti gli effetti un pilota Repsol Honda, potrà rilasciare anche le prime dichiarazioni sulla sua nuova RC213V e vestire i colori HRC, in attesa della presentazione del team in programma il 23 gennaio a Madrid, pochi giorni prima dell’inizio dei test a Sepang. Difficile pronosticare la stagione 2019 di Lorenzo, più facile sarebbe stato ipotizzare un altro campionato in sella alla Desmosedici, con cui avrebbe potuto togliersi grandi soddisfazioni. Dopo un 2017 tutto in salita, che ha alimentato un ingiusto discredito sul suo conto, la stagione successiva non è cominciata sotto una buona stella. Al Mugello il vero miracolo, grazie ad una modifica alla seduta della GP18 e al serbatoio, oltre a qualche piccolo accorgimento tecnico. Due settimane dopo il secondo successo consecutivo, il terzo trionfo al Red Bull Ring, tre pole position a fare da cornice ad un feeling che diventava sempre più indissolubile.

SUCCESSI CON DUCATI – Ma la dea bendata ha deciso di voltargli le spalle, prima con l’infortunio ad Aragon, poi in Thailandia per colpa di un guasto al cambio. Stagione finita, o quasi. È rimasto spazio solo per un ultimo saluto a Valencia, in condizioni fisiche e meteo precarie. Resta un buon rapporto tra Jorge Lorenzo e la casa di Borgo Panigale, tant’è che sono in molti a sognare un possibile ritorno dal 2021. Ma al momento è solo fanta-mercato. “È stato davvero speciale, dopo un anno e mezzo di difficoltà ci siamo divertiti tanto [al Mugello, ndr]. La seconda vittoria è arrivata a Barcellona con largo vantaggio, poi secondo a Brno e il terzo successo in Austria dopo una lotta con Marc“, ha riepilogato lo spagnolo ad ‘Autosport’. “Per due mesi siamo stati i migliori, mi sono sentito il re del mondo e solo la sfortuna ci ha impedito di ottenere più vittorie e podi“. Resta il merito di aver contribuito allo sviluppo della Desmosedici, grazie al suo differente stile di guida rispetto al Dovi, compresa un’iniziale divergenza di vedute sul pacchetto aerodinamico nel 2017 che ha portato al giusto compromesso l’anno dopo. “Ho avuto anni difficili, ma almeno abbiamo dimostrato di poter essere veloci con la moto e abbiamo allestito la moto più completa. Dobbiamo essere orgogliosi di questo“, ha aggiunto Jorge Lorenzo. L’addio è però condito di amarezza e sconfitta, per non essere riuscito a ripetere l’impresa di Casey Stoner del 2007, e di nostalgia per un divorzio che probabilmente ambo le parti non avrebbero voluto: “Sono certo che se fossi rimasto nel team sarei stato competitivo fin dalla prima gara“.

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