MotoGP: Ducati e le normative sui motori regolamentati

In casa Ducati ci si domanda se le regole sul congelamento dei motori e lo sviluppo di una sola specifica per tutta la stagione sia veramente di aiuto alle squadre.

25 febbraio 2018 - 8:05

In MotoGP, dalla crisi del 2008, è stato deciso di ridurre drasticamente i budget dedicati allo sviluppo, tanto da arrivare alla situazione attuale: una singola centralina elettronica, una scelta di motori che rimane fissa per tutta la stagione ed è limitata a sette unità per l’intera annata. Un formato che vale per Ducati, Honda e Yamaha, ma non per KTM, Aprilia e Suzuki, impegnati in un continuo lavoro di sviluppo. Ma questa situazione si adatta sempre alla realtà della competizione attuale? Ducati pensa di no.

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Il regolamento è ancora fonte di discussione, si avvicina la scadenza dei tre giorni di test in Qatar, al termine dei quali le prime tre squadre sopra citate dovranno sicuramente optare per un motore, e la tensione sta aumentando. L’esempio di Suzuki dello scorso anno mostra quanto una cattiva analisi possa rovinare tutti gli sforzi fatti da una fabbrica. Ducati quindi offre un’alternativa a questo.

Un’idea sviluppata dal direttore sportivo di Borgo Panigale Paolo Ciabatti, che inizia il suo intervento così: “Sappiamo da dove è partito questo regolamento e Ducati non ha alcun problema”. Così, per i suoi concorrenti. Ma si può sempre pensare ad un’evoluzione: “Si potrebbe pensare ad un momento della stagione in cui ci sia la possibilità di apportare modifiche al motore. Attualmente, l’omologazione del motore da mantenere per tutto l’anno prima del primo Gran Premio in Qatar è un rischio.”

Lo stesso Ciabatti mette in guardia sul calendario con 20 GP: “Con un tale numero di test, potrebbe essere necessario pensare di consentire lo sviluppo di un altro motore nel corso dell’anno”. Si ricorderà che Ducati fornisce otto moto in griglia di partenza con tre specifiche del motore: tre GP18 ufficiali per Dovizioso, Lorenzo e Petrucci, tre GP17 per Miller, Bautista e Rabat e due GP16 per Abraham e Simeon. Yamaha ha quattro moto, Honda sei, mentre né Suzuki, KTM o Aprilia hanno squadre satellite e quindi hanno solo due moto.

L’articolo originale su www.paddock-gp.com

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