MotoGP, caso Ducati: la ‘guerra fredda’ dopo la sentenza

La Corte d'Appello della FIm prende tempo prima di emanare la sentenza sul caso Ducati. Una decisione non facile che può cambiare la storia della MotoGP.

23 marzo 2019 - 6:55

La Corte di Appello della FIM a Ginevra ha raccolto le deposizioni di Ducati e dei quattro team che hanno protestato contro l’appendice della GP19. Dopo oltre sei ore di udienza i tre giudici della Corte e i rappresentanti della FIM emetteranno il verdetto tra lunedì e martedì, comunque prima del GP d’Argentina. Sono stati ascoltati i cinque costruttori, poi i tecnici e i testimoni, ma la decisione non è per nulla semplice e comporterà inevitabilmente degli strascichi.

A farsi portavoce della protesta il nuovo a.d. Aprilia, Massimo Rivola, forte di una lunga esperienza con i regolamenti della Formula 1. Secondo alcune indiscrezioni sarebbe però stata la Honda a presentare la documentazione più ricca, per dimostrare che lo spoiler montato sul forcellone abbia funzione aerodinamica. Tra gli esperti chiamati in causa è stato ascoltato anche Fabiano Sterlacchini per Ducati, Coordinatore Tecnico di Pista, già interpellato in Qatar.

Vista la quantità di materiale e la complessità delle articolazioni, i giudici della FIM hanno deciso di vagliare con attenzione le prove prima di emanare una decisione finale. L’unica certezza è la vittoria di Andrea Dovizioso che non sarà toccata.

La sentenza (comunque vada) sarà uno spartiacque storico

Qualunque sia la sentenza ci ritroviamo davanti ad un evento senza precedenti nel Motomondiale. Lo sbocco naturale sarà un’applicazione più rigida del regolamento così come avviene nella F.1. E non è detto che sia un male. Tutto verte intorno al regolamento tecnico in auge: l’appendice avrebbe come funzione primaria quella di raffreddare la gomma posteriore, mentre l’effetto aerodinamico, secondo Ducati, sarebbe poco rilevante. In questo senso la Casa di Borgo Panigale sarebbe stata molto astuta nell’interpretare il regolamento fino al limite senza oltre passarlo.

Ma per la fronda dei team protestatari non sarebbe così e quel deflettore avrebbe un evidente scopo aerodinamico. Danny Aldridge avrebbe quindi commesso la leggerezza di approvare il ‘cucchiaio’ senza prove concrete e/o tecniche, costringendo la Federazione a rafforzare il dipartimento che dovrà approvare o bocciare le soluzioni avanzate dai costruttori. Intanto monta il malumore di Gigi dall’Igna: “Fosse stato per me, non avrei mai detto a cosa serviva quell’elemento – ha confessato a ‘La Gazzetta dello Sport’ -. Invece, nel presentare la difesa abbiamo già dovuto svelare parte dei nostri segreti in un’area che i nostri rivali avevano trascurato“. La guerra ‘fredda’ dei tecnici è appena cominciata…

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