Moreno Codeluppi team manager No Limits

FIM EWC: Moreno Codeluppi: “No Limits una realtà consolidata”

Intervista a Moreno Codeluppi: le aspettative, i traguardi raggiunti e l'esperienza di oltre 15 anni di partecipazione di No Limits nel Mondiale Endurance.

27 febbraio 2019 - 9:30

Da tre lustri (abbondanti) a questa parte, un’eccellenza tutta italiana è parte integrante del Mondiale Endurance. Il No Limits Motor Team rappresenta, a tutti gli effetti, la compagine tricolore di maggior storia e tradizione della specialità. Una presenza non “di numero“, ma di successo, come testimonia il recente podio di classe Superstock conseguito al Bol d’Or, suffragato da propositi ambiziosi per il prosieguo della stagione 2018/2019 del FIM EWC. Moreno Codeluppi, titolare e team manager della squadra riconosciuta con il #44, pone grande fiducia per i restanti eventi del calendario a cominciare dalla 24 ore di Le Mans del 20-21 aprile prossimi. Maratona d’Oltralpe dove No Limits Motor Team, con la Suzuki GSX-R 1000 affidata a Christian Gamarino, Luca Scassa e Cedric Tangre, si presenterà nella top-3 di campionato…

Partendo dallo strepitoso podio di classe Superstock al Bol d’Or, quali sono state le emozioni vissute e come siete riusciti a raggiungere un simile traguardo?

Questo risultato ha amplificato le emozioni che si vivono al termine di una 24 ore. Non ho mai calcolato il numero esatto, ma in più di 15 anni di Endurance ho vissuto in prima persona qualcosa come 40 gare di 24 ore. Pertanto, una volta che sventola la bandiera a scacchi e sei riuscito a portare a termine la corsa, ti rendi conto in presa diretta dell’impresa compiuta. Il risultato è stato buono… non ottimo, lo sarebbe stato con la vittoria, ma sicuramente è un traguardo prestigioso. Ammetto che al box sono state versate delle lacrime per questo podio. Per certi versi è stato un podio inaspettato: nelle ultime stagioni siamo stati più competitivi in gare “corte” di 8 ore rispetto alle 24 ore, ma non abbiamo mollato per tutto l’arco della contesa. Abbiamo avuto qualche problema all’inizio, siamo tornati in gioco e, a 10 ore dal termine, eravamo in zona podio. Chiaramente quando sei in lotta per qualcosa di importante sale la tensione, ma le emozioni vissute alla fine sono impagabili“.

Come piloti, struttura della squadra tra tecnici, meccanici e pacchetto tecnico, ritieni oggi sia il team No Limits più forte di sempre?

Sì, ne sono convinto. Piloti forti ne abbiamo avuti in passato, anche se non c’era l’omogeneità nell’equipaggio di oggi. La squadra inoltre adesso ha acquisito la consapevolezza di poter far bene. Io in primis pretendo la stessa qualità e bravura mostrata al Bol d’Or perché l’asticella si è innalzata con questo risultato…

Tornando alle origini del team No Limits, perché inizialmente da pilota e successivamente da team manager hai scelto l’Endurance rispetto ad altre realtà?

Quasi per caso! Mi ero stancato di trascorrere dei weekend girando veramente poco in pista. Si arrivava in circuito il giovedì, si andava via la domenica, ma nonostante tutto in sella stavi davvero poco. Per questo nel 2002 ho preso parte ad un campionato in Italia che prevedeva gare di 200 miglia o delle 2 ore, provando contestualmente a correre nelle due tappe italiane del Mondiale Endurance di Imola e Vallelunga. Da quel momento, di fatto, mi sono innamorato della specialità e non l’ho più lasciata. Il segreto dell’Endurance? Tanto divertimento ed il fatto che non parti mai battuto. In una corsa sprint se ti qualifichi ventesimo sei praticamente estromesso dai giochi, mentre qui hai tutto il tempo di recuperare con strategia, episodi, affidabilità e progressione dei tempi sul giro“.

Da tre lustri e più siete impegnati nel Mondiale Endurance: vi sentite un po’ come la “nazionale italiana” della specialità?

Sì, per quanto mi riguarda è una definizione che mi piace molto. Un po’ meno il fatto che oggi ci sono nuove realtà italiane che si approcciano alla specialità e, come loro primo obiettivo, puntano un po’ il mirino su di noi, vogliono batterci, noi in primis rispetto ad altre squadre straniere. Come team non l’abbiamo mai pensata così: ci focalizziamo sui nostri obiettivi, non a fare la gara su di un singolo team. Mi dispiace registrare un po’ questo cameratismo, ci vedo dell’astio immotivato. Per come è la specialità noi siamo stati sempre disponibili ad aiutarci reciprocamente con altre squadre nel momento del bisogno, per amicizia e senso di collaborazione: d’altronde questo è lo spirito dell’Endurance…

Nelle ultime settimane avete formalizzato la squadra per la 24 ore di Le Mans con Cedric Tangre che affiancherà i riconfermati Luca Scassa e Christian Gamarino: come siete arrivati a prendere questa decisione?

Per quanto riguarda Luca e Christian, ci tenevo fortemente a continuare con loro. Hanno mostrato delle innegabili dote velocistiche e la testa giusta per correre nell’Endurance. Entrambi hanno lavorato bene nello sviluppo della ciclistica e delle gomme Pirelli, pertanto rappresentavano e rappresentano tuttora la scelta giusta per il nostro team. Inoltre, ci tengo a sottolinearlo, con Scassa abbiamo siglato un rinnovo biennale. Di questi tempi una decisione un po’ inusuale, in controtendenza rispetto al solito, ma per noi importante perché Luca ha contribuito tantissimo alla causa con le sue doti da collaudatore e velocità rivelatesi preziosissime per sistemare la moto. Quanto a Cedric Tangre, avevamo una rosa di candidati comprensiva di piloti molto forti. Tra questi anche Eddy Dupuy, che insieme a noi ha conquistato il podio al Bol d’Or, ma per un discorso di età e tempistiche alla fine abbiamo individuato in Cedric il profilo giusto. Aveva già corso con noi in passato e ha la maturità giusta per affrontare la 24 ore di Le Mans ad alto livello, in linea con i nostri obiettivi“.

Con il passaggio del Tati Team alla top class EWC, di fatto ora siete secondi nella classifica della Superstock. Ci avete pensato anche voi a questo salto di categoria?

Si tratta di un discorso che abbiamo affrontato più volte da qualche anno a questa parte. Alla fine ha prevalso la decisione di rimanere nella Superstock dove possiamo attestarci tra le squadre di vertice. Nella EWC c’è la necessità di prenderci qualche anno di esperienza per non fare 25°, ma stare nei primi 10. Chiaramente ci piacerebbe fare la EWC anche per un discorso relativo alla partecipazione alle 8 ore di Suzuka e Sepang, ma in questo momento, oltre che per i nostri obiettivi, la Superstock è la classe a noi maggiormente indicata per puntare in alto“.

A proposito della 8 ore di Sepang, come vedi la strada delineata dal promoter per il futuro dell’Endurance?

A titolo personale accolgo favorevolmente questa espansione in Asia del campionato. Anzi, mi sarebbe piaciuto che la gara di Sepang rientrasse nel calendario della Stock, ma non sarà così. Ecco, in tal proposito mi piacerebbe ci fossero più eventi valevoli per la nostra categoria… Se l’obiettivo è di ampliare il calendario nei mesi invernali, un ritorno in Qatar o in altre nazioni sarebbe l’ideale, così da poter correre in un periodo di totale inattività degli altri campionati internazionali“.

Ed un ritorno di una gara in Italia? Pensi che i tempi siano maturi?

Per il numero di appassionati e per il seguito che si è guadagnato in questi ultimi anni l’Endurance in Italia, direi di sì. Tuttavia, a mio avviso i tempi non saranno mai maturi. Un’opinione personale dettata dal fatto che da noi si guarda solo al business: se gli organizzatori non ci vedono un guadagno garantito, non daranno mai il via per promuovere una gara EWC qui in Italia…

Siete una squadra legata a Suzuki, pertanto la domanda è inevitabile: come vedi la situazione attuale della S.E.R.T.? Meliand lascerà a fine anno, si parla persino di chiusura della squadra…

Credo si siano ritrovati in questa situazione in seguito ai problemi di salute di Meliand. Nonostante tutto, sono dell’idea che in questo periodo hanno lavorato bene. Non so quale sarà il loro futuro, ma sono convinto che fino a quando non lascerà, Dominique sarà coinvolto nel progetto. Più che altro, in prospettiva, bisognerà verificare quale possa essere l’impegno e l’interesse di Suzuki. Ho registrato da parte dei vertici dal Giappone un grande sforzo profuso per la MotoGP, meno per altri campionati. Al riguardo, faccio l’esempio di Yamaha: spesso vedi i loro dirigenti ai box nelle gare EWC, non necessariamente in top eventi come Le Mans o Suzuka, ma persino in Slovacchia. Pertanto c’è da capire quale sarà l’interesse della casa madre per il futuro. Mia opinione, considerando che non corrono nel Mondiale Superbike, l’Endurance è il palcoscenico congeniale per promuovere la GSX-R 1000. Se poi la S.E.R.T. dovesse lasciare, noi siamo e saremo pronti a difendere i colori Suzuki in questo campionato. Mi piacerebbe avere il contatto di qualche vertice Suzuki in Giappone per farglielo sapere…

Come abbiamo anticipato nelle scorse settimane, ormai è stato approvato che, dalla prossima stagione, ci sarà una definitiva distinzione di punteggio tra le classi EWC e Superstock. Scelta giusta?

Secondo me sì. In un recente meeting con la FIM se n’era già parlato e praticamente tutti i team erano d’accordo. Il sistema di punteggio attuale è penalizzante, rischi di riscontrare un grande divario in classifica dopo una sola 24 ore, a maggior ragione in un calendario articolato su poche gare. Penso all’attuale situazione del campionato: GERT che ha vinto al Bol d’Or tra le Superstock ha preso 27 punti in virtù del piazzamento nell’assoluta, noi che abbiamo concluso al terzo posto di classe solo 9. Pertanto non posso che accogliere favorevolmente questa novità“.

Guardando avanti, in questi mesi di inattività come si prepara un team come il vostro per i prossimi eventi del FIM EWC?

Per quanto ci riguarda, a dicembre abbiamo cambiato tutte le moto: venduto le GSX-R in nostro possesso, sostituendole con quattro moto nuove di zecca, considerando che oltre al FIM EWC quest’anno saremo presenti anche nella Coppa Italia. In termini di lavoro, non siamo mai a braccia conserte: ci concentriamo sulla preparazione delle moto, cercando le migliorie dove abbiamo riscontrato qualche problematica nelle ultime gare. Il tutto lavorando in sinergia con i nostri partner e fornitori. Nella più stretta attualità, aspettando i primi Test Pirelli, mi sto occupando in prima persona di effettuare il rodaggio di tutte e 4 le nostre GSX-R 1000: già 2 sono OK, restano le altre 2…

Considerando il risultato del Bol d’Or, adesso quali sono le vostre aspettative per Le Mans e per il prosieguo della stagione?

Non mi piace mai parlare di aspettative: vuoi perché nell’Endurance tutto può succedere, vuoi perché il primo obiettivo è sempre quello di arrivare in fondo. Tutti chiaramente vorremmo vincere, ma siamo realisti. Come squadra, come pacchetto tecnico, piloti e per il supporto di Pirelli, siamo adesso un team molto competitivo. Sono dell’idea che a Le Mans ci saranno 4-5 squadre ai vertici della Superstock dello stesso livello, ma nell’Endurance puoi passare dal 1° al 6° posto in un attimo… Mi aspetto un campionato molto combattuto, soprattutto la 24 ore di Le Mans. Poi, si sa, in questa specialità per ben figurare devi tenere presente diversi fattori: strategia, durata, lavoro ai box, tenuta fisica e velocità dei piloti. Ci sono tanti aspetti da non sottovalutare. In fondo questo è l’Endurance ed è anche la forza della nostra squadra…

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