Suzuki SERT

Dopo Le Mans la Suzuki SERT sogna il 16° titolo mondiale

Con il 3° posto alla 24 Heures Motos la Suzuki SERT avvicina il suo 16° titolo iridato Endurance della propria storia, questa volta con altri presupposti.

4 settembre 2020 - 10:10

Per vincere nell’Endurance conta la costanza, affidabilità e farsi trovare sempre pronti quando si presenta un’opportunità. La Suzuki SERT dal 1980 ad oggi ha costruito la propria leggenda interpretando meglio di chiunque altro le prerogative delle corse di resistenza. Più volte si è ritrovata quasi a correre senza avversari, tanto da assistere nei primi anni Duemila ad un “Derby” tutto SERT tra le due GSX-R 1000 in gara, ma anche con la presenza di rivali ostici la “Ferrari dell’Endurance” ha sempre risposto presente. A digiuno di titoli mondiali dal 2016, adesso il Suzuki Endurance Racing Team può raggiungere lo storico traguardo del sedicesimo alloro iridato, ancor più dopo quanto vissuto a Le Mans.

TERZO POSTO PREZIOSISSIMO

Il terzo posto conquistato alla 24 Heures Motos può avere due chiavi di lettura. Con un’accezione positiva, pensando all’obiettivo finale. Grazie ai punti conquistati la Suzuki SERT viaggia ora a +40 sui più diretti inseguitori di F.C.C. TSR Honda, oltretutto con più soltanto 67.5 punti in palio nella finalissima di Estoril del 26 settembre prossimo. Guardando il bicchiere mezzo vuoto, per la squadra oggi capitanata da Damien Saulnier è un secondo posto mancato. Vuoi per due cadute con Gregg Black protagonista (per proprie colpe nella prima, da scagionare nella seconda per l’inspiegabile manovra di James Ellison doppiato), vuoi per un errore di strategia nel finale.

Gregg Black in azione a Le Mans

A 10 minuti dall’ultima sosta, Etienne Masson è rientrato ai box per passare dalle rain alle slick, per quanto non si fosse ancora giunti al crosspoint per effettuare con le giuste tempistiche questo cambio gomme. Il risultato? Una sosta in più del previsto che, presumibilmente, non avrebbe sortito cambiamenti nella lotta per la seconda posizione, ma lascia qualche elemento di dibattito per una decisione “non da SERT“.

MONDIALE IN VISTA

Alla fine quello che conta è il considerevole tesoretto di vantaggio in campionato sapientemente costruito nei tre round andati in archivio del FIM EWC 2019/2020. Vittoria (ricca di significati) al Bol d’Or, piazzamento di rilievo a Sepang, podio a Le Mans. Il Suzuki Endurance Racing Team si presenterà così al conclusivo appuntamento di Estoril con un buon margine da amministrare, gestire e non depauperare, tanto di potersi accontentare di un modesto piazzamento in terra portoghese.

La festa del podio per la Suzuki SERT

Questo, sulla carta. L’incubo vissuto nel luglio 2019 a Suzuka, con il sedicesimo titolo mondiale sfumato a 5 minuti dal termine per il cedimento del propulsore, continua a riaffiorare al box in blu. Nell’Endurance tutto può succedere e, come si suol dire, in questa specialità è vietato mollare l’osso. Almeno fino all’esposizione della bandiera a scacchi.

RIVOLUZIONE

Per la Suzuki SERT sarebbe il titolo “della rivoluzione”. Come risaputo, dal Bol d’Or 2019 la gestione è passata dopo 40 anni da Dominique Meliand a Damien Saulnier, con tutto ciò che ne consegue. Nuovo organigramma, rafforzato il legame con la casa madre (via Yoshimura, sempre più interventista), nuova persino la base operativa a Le Mans che incorpora la SERT e lo Junior Team LMS. Di fatto una… nuova squadra, ma già in grado di vincere al primo colpo al Bol d’Or e di trovarsi adesso con il sedicesimo titolo alla portata. Per i significati che porta con se e per i programmi futuri, inutile precisare quanto possa essere importante questo eventuale successo mondiale…

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