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L’armata HRC sconfitta a Suzuka: che batosta per Red Bull Honda

La moto più competitiva, soste ai box velocissime, eppure lo squadrone Red Bull Honda HRC esce dalla 8 ore di Suzuka con le ossa rotte. Rivoluzione 2020?

1 agosto 2019 - 8:05

Test pre-evento dominati, record su record nell’All Japan Superbike, il ruolo di pre-annunciati favoriti della vigilia. Eppure lo squadrone Red Bull Honda HRC ha lasciato Suzuka con la “coppetta” del terzo posto. Com’è stato possibile non vincere la 8 ore nonostante tutto questo è un argomento di dibattito nei quadri dirigenziali HRC. Spiegare come sia stato possibile perdere con la disponibilità della moto più competitiva, con la miglior gestione dei consumi, con le soste ai box (di gran lunga) più veloci rispetto alla concorrenza comporterà una drastica rivoluzione in ottica 2020. Inevitabilmente.

MISSIONE FALLITA

Lo scorso mese di gennaio Masashi Yamamoto, all’epoca boss delle attività sportive a 2 e 4 ruote, era stato ben chiaro: “Le nostre priorità per quest’anno sono tornare a vincere in F1 e la 8 ore di Suzuka“. Dando quasi per… scontato il titolo MotoGP con Marc Marquez, la maratona Endurance del Sol Levante rappresentava il principale obiettivo nel motociclismo. Per un discorso di programmi interni HRC, ma anche d’onore e d’orgoglio. Honda la “sua” 8 ore, nata nel 1978 come passerella per le imbattibili RCB, non la vince dal 2014. Nell’ultimo lustro inoltre una vasta serie di sconfitte: dall’incidente causa acceleratore bloccato di Casey Stoner del 2015, arrivando all’occasione mancata lo scorso anno al rientro del Team HRC.

TUTTO GIUSTO, FINO ALLA GARA

Non c’è che dire: Honda per la 42esima edizione della 8 ore di Suzuka si era preparata nel miglior modo possibile. La CBR 1000RRW è stata completamente rivista, affermandosi come l’effettiva “arma totale” dell’Asaka Center per riappropriarsi del successo alla 8 ore. Sviluppi di motore (310 km/h in rettilineo verso la 130R nell’All Japan…), elettronica più sofisticata persino rispetto alla MotoGP, migliorato il rendimento delle Bridgestone grazie ad un inedito forcellone. Una moto missilistica, riferimento in pista: abbassato il baricentro, sviluppo esclusivo e congiunto con Ohlins con una forcella dedicata, di motore la moto che ne aveva di più in termini velocistici e di erogazione in uscita curva. Aspettando la nuova moto per l’anno venturo, a Suzuka si è vista la Fireblade al top dello sviluppo. Ma non è bastato.

OCCASIONE SFUMATA

Il team Red Bull Honda diretto da Tohru Ukawa, con 5 vittorie recordman di successi alla 8 ore, si era presentato in gara con la possibilità di diversificare le strategie in base all’evoluzione della contesa. Puntare tutto sulla miglior gestione dei consumi, forte di 3 giri (medi) d’autonomia in più rispetto ai diretti avversari confidando nel poter risparmiare persino 1 sosta, in alternativa giocarsi tutto di performance. Tutto giusto, ma la gara è andata diversamente. Con il dito puntato sulle risorse umane, nello specifico i piloti. Takumi Takahashi, pupillo HRC, ha mostrato un rendimento fuori discussione. In pista sempre in testa, veloce, costante, inappuntabile. Non si può dire lo stesso di Stefan Bradl ed un Ryuichi Kiyonari “panchinato” per tutto l’arco della contesa.

PILOTI

Di passo in gara Stefan Bradl non ne aveva. Non abbastanza per replicare i tempi di Takahashi e, soprattutto, resistere ad un Jonathan Rea in stato di grazia. Ritmo che poteva andar bene per un piazzamento sul podio, ma non per la vittoria. Per questo Takahashi, nell’ultima ora e mezza, è stato chiamato ad un doppio-stint. Sfinito, il buon Takumi non ne aveva più. Giustamente. Non si poteva nemmeno richiamare Ryuichi Kiyonari. Dalle qualifiche del venerdì ha manifestato problemi fisici ed i suoi tempi nelle prove sono stati troppo alti, lontani dal target minimo dello squadrone #33. La domanda sorge dunque spontanea: perché sono stati scelti Bradl e Kiyonari? Il tester MotoGP il suo lo ha fatto ma, come detto, non abbastanza per completare l’opera. “King Kiyo“, oggi pilota-collaudatore-in pista del progetto World Superbike, ha ricevuto la convocazione su spinta dello stesso Takumi Takahashi. I due hanno vinto insieme l’edizione 2010 con HARC-PRO Honda, hanno uno stile di guida analogo, inoltre c’era una promessa in ballo. Quando nel 2012 Kiyonari cadde alla seconda di Degner mandando in fuoco (letteralmente) la CBR di HARC-PRO, promise a Takahashi “La prossima volta che correremo insieme, vinceremo la 8 ore di Suzuka“. Non è andata propriamente così.

ALTERNATIVE

Va detto che HRC, strano da dirsi, nel mazzo non aveva grandi alternative. Takaaki Nakagami, competitivo lo scorso anno, non è stato convocato per consentirgli di concentrarsi esclusivamente sul prioritario programma MotoGP in una stagione, per lui, molto importante in ottica 2020. Ecco: Nakagami poteva bastare. La tesi “servirebbe un Marquez per vincere alla 8 ore“: sì e no. Un pilota al livello di Takahashi, in termini di costanza e performance, era sufficiente domenica…

CAMBIAMENTI IN VISTA

Sul banco degli imputati per questa amara sconfitta è salito il Team Manager Tohru Ukawa. “La squadra è l’unica responsabile della mancata vittoria: i piloti hanno compiuto un lavoro egregio“, ha dichiarato nel post-gara, assumendosi le proprie responsabilità ed anticipando “Ricostruiremo la squadra per l’edizione 2020“. A Tetsuhiro Kuwata, direttore HRC presente costantemente al box #33, spetteranno le decisioni sul da farsi per l’anno venturo. Basterà un (eventuale) titolo All Japan Superbike a salvare il posto di Ukawa? Cos’è mancato al Team HRC per vincere? Nei prossimi mesi, la loro risposta. Nel frattempo la marcia d’avvicinamento alla 8 ore del 2020 è già iniziata. Con la nuova moto vincere non sarà un obiettivo, ma una missione. Errori come quelli registrati nell’ultimo biennio non saranno più ammissibili. Per questo servirà una rivoluzione: di uomini, di approccio alla “gara delle gare“. Per tornare ad essere la Honda pigliatutto alla 8 ore…

2 commenti

mauro.an_14291662
22:08, 31 luglio 2019

Gli sono mancati dei top rider, Rea anche qui è stato una spanna sopra gli altri, come nel mondiale

gyruss
18:53, 31 luglio 2019

Da mancato Team manager direi che Takahashi doveva correre nello stesso stint di Rea e non fargli fare il doppio turno, per giunta nello stint finale!

Per il prox anno lo squadrone HRC dovrà essere 1 Takahashi 2 Crutchlow 3 Nakagami !

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