Danilo Petrucci Dakar

Dakar, Danilo Petrucci exploit: “Ho più punti della Juventus”

Danilo Petrucci fa un resoconto dopo una settimana al Rally Dakar. La vittoria, gli incidenti, le difficoltà e come è maturata l'idea di arrivare fin qui.

8 gennaio 2022 - 8:48

Giornata di riposo al Rally Dakar, Danilo Petrucci potrà ricaricare le batterie dopo le prime sei tappe. Ogni giorno una nuova avventura, un’intera vita concentrata al massimo, un mix di emozioni che neppure la MotoGP sa regalare. Montagne russe di sabbia e pietra, di risate e attimi di sconforto, di coraggio e indecisioni. Questo e molto altro è la Dakar per il pilota ternano che ha già scritto la storia.

Petrux cade… ma si rialza

Il primo pilota ad aver vinto un Gran Premio di MotoGP e una tappa della celeberrima gara. Trionfo giovedì, 40° venerdì dopo una dura caduta costatagli cinque punti di sutura. “Dopo aver vinto la prima Dakar me la volevo godere. Ho messo la prima, la seconda, la terza, la quarta e sono esploso – scherza Danilo Petrucci in una diretta sui social -. Ieri per evitare il cammello sono caduto e mi sono rotto i pantaloni. Avevo i pantaloni tirati giù, dovevo fare pipì e volevo farla al volo a 30 km/h. Ho provato a richiuderli e ho visto che mi si è rotta la chiusura. Mi hanno incastrato con lo scotch. Il bello della Dakar è che in un giorno vivi le esperienze di una vita“.

E ci sono piccoli particolari di non poco conto, che sembrano scontati. Invece si rivelano importanti quando devi percorrere centinaia di chilometri senza avere ben chiara la strada da percorrere, con i chilometri che non terminano mai. Tutto diventa una sfida contro il tempo, un countdown infinito verso il traguardo, alle prese anche con i bisogni fisiologici. “Ho visto diversi piloti con un tubo che esce lungo gli stivali, all’inizio mi sono detto ‘Mi faccio i ca… miei’. Poi durante la speciale ho pensato ‘Magari avessi quel tubo’. Volevo fermarmi per farla, l’ho trattenuta per 100 km ma alla fine l’ho fatta“.

Petrucci e la sesta tappa

Danilo Petrucci è caduto (anche) nella sesta tappa mentre sfrecciava a 100 km/h, ma si è subito rialzato senza arrendersi, ha stretto i denti e proseguito. “Pensavo fosse uno scalino di sabbia, ma mi ha lanciato per aria. Sia ieri che oggi ho preso dei colpi forti. Sono ripartito piano dopo i 4 km, ho iniziato a contare ogni singolo chilometro… Un passo indecente, ho finito 40°. Da primo a 40°… risultati altalenanti (ride, ndr). Oggi ho sfasciato un’altra moto… L’airbag è esploso, ho strappato la protezione di plastica e avevo un buco nel gomito. La navigazione era difficile, appena mettevi gli occhi sul roadbook prendevi una pietra… Una giornata di merda. Al km 156 mi sono perso, mi sono messo sulla collinetta più alta e aspettavo qualcuno. Volevo mettere Google Map, tornare a Riad e poi a casa“.

Le fatiche della Dakar

Una volta ritornato al bivacco “avrò mangiato 8 kg di pasta e mi hanno operato sotto la tenda, mi hanno messo 5 punti… Dicono che abbia più punti della Juventus. Mi sembra di correre da due anni“. I ritmi di vita e di corsa sono davvero estremi per chi è abituato all’asettica pista della MotoGP, alla vita delle città occidentali. “Pensavo di far fatica a dormire, si va a dormire verso le 19:30 e ci si sveglia alle 03:00. Sono abituato a cambiare fuso orario, non ho avuto problemi, già a casa ho seguito i consigli di una dottoressa. Ho delle vesciche alle mani, sapevo che fosse lunga, ma non così lunga“. Comunque vada si sta rivelando un successo per Danilo Petrucci: “Ho chiesto al mio team se mi regalano la moto, non li ho visti molto convinti. E’ una delle migliori moto che abbia guidato, va dappertutto, dietro ha una gomma con pochissimo tassello per andare veloce“.

Il sogno del Rally Dakar

Il sogno della Dakar è stato coltivato da ragazzino, ma è maturato nel 2020. Quando ha messo piede nella roccaforte austriaca della KTM. “Durante il Covid Ducati ha scelto Jack Miller e subito KTM mi ha cercato. Sono andato a Mattighofen e, prima di andare a vedere le MotoGP, ho chiesto di vedere le moto da rally. Ho visto già nel 2020 che stavano costruendo la moto con cui stanno correndo adesso. C’erano ancora le moto tornate dalla Dakar. Sono salito sulla moto e ho espresso il desiderio di poter correre il Rally… A fine anno ho fatto tre giorni in Sardegna per imparare a navigare, doveva essere un giro invece ho fatto tutta la gara – ha concluso Danilo Petrucci -. E’ stata una figata“.

“Come ho progettato il mio sogno” la magnifica autobiografia Adrian Newey, il genio F1

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