Scott Redding

La “Redemption” di Scott Redding nel BSB

Scott Redding nel British Superbike ha ritrovato la vittoria, il piacere di guidare ed il sorriso. Il motociclismo ha "recuperato" un grande talento...

27 maggio 2019 - 11:56

Domenica 22 giugno 2008: Scott Redding, giusto a 15 anni e 170 giorni, vince nella classe 125cc a Donington Park davanti a Marc Marquez e diventa il più giovane vincitore di sempre nella storia del Motomondiale. Quasi 11 anni dopo, con questo primato battuto soltanto lo scorso mese di novembre a Valencia da Can Oncu, proprio sui saliscendi dell’East Midlands sembra esser iniziata la seconda vita agonistica di Scott Redding. Tre vittorie in tre gare sul tracciato National, il tutto comprensiva della leadership di campionato nel BSB British Superbike. Con il motociclismo che ritrova un talento che rischiava, anche per proprie colpe, di perdere nel corso di questi ultimi anni.

NON SOLO PERSONAGGIO

Nei mesi scorsi l’opinione che andava per la maggiore in merito al vice-Campione del Mondo Moto2 2013 non era strettamente legata alle sue (innegabili) qualità di pilota. “Un personaggione, ma per il resto…“. Insomma. Può essere, ma il circus del Motomondiale ha perso soprattutto un talento che ha raccolto meno di quanto prometteva. Per svariate ragioni. Di fatto, dopo un lustro altalenante in MotoGP, Redding ha dovuto reinventarsi nel motociclismo. Con una scelta inconsueta: ripartire dal BSB, un percorso che in pochi prima di lui avevano deciso di intraprendere. Dalla perfezione iper-tecnologica della classe regina ad un campionato, per quanto di respiro internazionale, di connotazione nazionale, il tutto con moto derivate dalla serie ed una concezione old-style: si corre senza aiuti elettronici, su circuiti per certi versi anacronistici nel Terzo Millennio, con tanto, molto da perdere. Perché nel BSB ben figurare pronti-via non è assolutamente facile. Ne sanno qualcosa piloti dall’invidiabile palmares, scontratisi con l’universo a se stante del British Superbike. Vero: per rilanciare la propria carriera, probabilmente Redding non aveva altra scelta. Ma è stata una decisione ponderata. Lungimirante, con ogni probabilità, con un fine: tornare a vincere e rilanciarsi.

RESTART

Redding si è reinventato come pilota e come professionista. Chiuse le porte della MotoGP, si è scontrato con il “sistema“. Pubblicamente. Con il promoter, con i piloti paganti, con Aprilia stessa, con Valentino Rossi e chi più ne ha, più ne metta. Senza remore e senza passi indietro, SR45 ha puntato il dito contro tutto e tutti. Ai più è parsa come una mossa “da rosicone“, consequenziale al fatto di non esser più “del giro“, ma per chi lo conosce una espressione del suo stile di vita e modo di interpretarla. Basta politica, basta giochetti, basta dichiarazioni di circostanza: se di questo mondo non deve più farne parte, Redding ha deciso di lasciare cercando di essere sempre se stesso. Creandosi nel contempo un personaggio, gradito ai “puristi” del motociclismo d’altri tempi, ma al passo con i giorni d’oggi. Molto social, per farla breve.

LA GIOIA DELLA VITTORIA

La scelta-BSB? Motivata soprattutto dalla possibilità di tornare a vincere. Perché nel più competitivo campionato nazionale Superbike del pianeta, Scott Redding corre con la miglior sistemazione possibile. Difende i colori del team Be Wiser PBM Ducati di Paul Bird, squadra che ha fatto incetta di titoli e vittorie nel corso degli anni. Per lui la disponibilità di fiammante Ducati Panigale V4 R, per quanto “strozzata” (limitatore a 16.000 giri come per il modello di serie da regolamento), apparentemente già la moto di riferimento d’oltremanica. Al suo seguito inoltre Giovanni Crupi, capo-tecnico artefice dei successi con Ducati di Shane Byrne.

RITROVA IL SORRISO

La pre-season non è stata facile: l’adattamento alla moto (talmente alto che in sella… non ci stava!), un infortunio in allenamento risultato più grave del previsto. Nonostante questi ostacoli presentatisi lungo il cammino, a Silverstone è arrivato il podio al debutto. Due positivi piazzamenti a Oulton Park, prima di monopolizzare la scena sul tracciato National di Donington. Tre gare, tre vittorie, da dominatore facendo la differenza sulla distanza. Ritrovando il piacere di guidare, il sorriso ed il gradino più alto del podio, 2092 giorni dopo il successo “casalingo” di Silverstone 2013 in Moto2. La strada per Scott Redding è ancora lunga, ma adesso in campionato guarda tutti dall’alto verso il basso. Ed il motociclismo, con ogni probabilità, ha ritrovato un talento destinato a tornare protagonista anche nel panorama internazionale. Perché no, già nell’immediato…

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