Jonathan Rea

Boris Casadio: «Jonathan Rea è un pilota con i “maroni”»

La biografia di Jonathan Rea, uscita il mese scorso, sta diventando un caso letterario. Boris Casadio, speaker di Misano e Imola, ne è rimasto entusiasta

28 giugno 2019 - 14:20

Un post scritto a caldo da Boris Casadio, ‒ storico speaker del circuito di Misano e di Imola, una vita a raccontare moto e piloti dal cross alla velocità ‒ dopo la lettura di “In Testa – la mia autobiografia” di Jonathan Rea, ci ha incuriositi.  Al punto da intervistare il disponibilissimo romagnolo. È nata una conversazione a “cuore aperto” fatta di tanta passione e competenza. Prima delle nostre domande riportiamo integralmente il post apparso sul profilo Facebook dello speaker ufficiale del “Marco Simoncelli Circuit” e dell'”Enzo e Dino Ferrari”.

IL GIUDIZIO SU FACEBOOK

«Raccontarsi. Raccontare il proprio successo, le proprie vittorie. Presentarsi. Noi lo vediamo vestito in verde e nero. In sella a quella moto verde e nera. Abbiamo ammirato la sua guida, la sua tenacia. Abbiamo applaudito le sue vittorie, i suoi record ( quattro titoli mondiali consecutivi in Superbike e settantacinque vittorie….). In questo libro, la sua autobiografia, Jonathan Rea, parla delle sue “radici” motociclistiche (nonno sponsor e manager, padre pilota nelle classiche su strada); narra il suo percorso nel motocross (ancora oggi autentica passione) e poi l’avventura in pista, che dal Bsb, l’ha portato al Mondiale! Poi frammenti di vita, anche dolorosi: i soprusi dei “bulli” a scuola; il dolore per la separazione dei genitori; la sofferenza e la paura a causa degli infortuni. Un aspetto meraviglioso del libro: il legame sempre più forte con la moglie e l’energia e la purezza del rapporto con i figli. Da anni incontro Jonathan, in occasione delle gare del Mondiale Superbike che commento in Italia. Dal 2008, quando è arrivato dall’Irlanda del Nord, per disputare il Mondiale Supersport ( che concluse al secondo posto, da debuttante, alle spalle di Andrew Pitt!!!). Lo ammiro molto, perché è semplice, umano. Non ha atteggiamenti da divo. Appena taglia il traguardo, solleva in braccio i figli e bacia la moglie. È il classico sportivo che adora quello che fa e ha un unico obiettivo: lottare per vincere, guidando la moto divinamente.» (post di Boris Casadio)

Boris, cosa ti è piaciuto di “In Testa”?

«Ho apprezzato il fatto che Jonathan si racconti in modo aperto: uno stile tutto british, fatto di franchezza, onestà e umiltà. Il libro racconta con chiarezza tutti gli aspetti della carriera di un pilota davvero straordinario. Johnny è un pilota “coi maroni”, che sa rimanere legato a valori fondamentali, un padre di famiglia e un uomo solido. Lasciami dire con assoluta stima che se non fosse un quattro volte campione del mondo potrebbe essere tranquillamente “e fabàr ad Rëda” (in dialetto romagnolo, “Il fabbro del paese”). Uno di noi.»

E dire che tu ne hai conosciuti, di campioni!

«Lasciami chiarire un concetto: io non sono tifoso. Amo il motorsport e il racing motociclistico, ma non prendo le parti di nessuno. Ho avuto la fortuna di conoscere veramente dei grandissimi campioni, che spesso sono tali anche per il fair play con cui si concedono agli appassionati. Durante l’evento all’Acquafan di Riccione, dove abbiamo presentato la tappa di Misano della Superbike potevi vedere Rea e gli altri fermarsi a parlare con i fans. Questo fa parte dell’essere personaggi e anche sportivi autentici. Nel libro questo aspetto di Rea traspare chiaramente.»

Puoi raccontarci un aneddoto?

«C’è un capitolo in cui Rea racconta di aver avuto la fortuna di girare sulla moto da cross assieme a McGrath. Ho pensato che fossero simili, per umiltà d’approccio, Rea e McGrath; ho conosciuto Jeremy a Pesaro quando era al massimo della popolarità, una specie di rockstar, idolo degli stadi. Batteva record a ripetizione. Bene, sai dove l’ho incontrato? Seduto sulla polvere ai margini della pista da cross, come un fan, un semplice appassionato.»

Credi che  iniziative editoriali come quelle che hanno portato alla pubblicazione di “In Testa” possano contribuire a diffondere una cultura sportiva basata su modelli positivi?

«Assolutamente sì. Guarda ti dirò di più, durante l’evento all’Acquafan di Riccione ho chiesto proprio a Jonathan Rea cosa lo rendesse più orgoglioso della sua autobiografia. Ha risposto commosso: “mi piacerebbe che il mio esempio potesse essere di aiuto a qualche ragazzo”. Nel libro ci sono valori assoluti: determinazione, concentrazione, dedizione, impegno e anche uno stile di vita che privilegia l’equilibrio ma non ascetico. In puro stile british non mancano accenni a una birra dopo la corsa. Poi puoi venire a conoscenza di dettagli che rendono il pilota più umano, distante dall’immagine del campione “algido”: frequentandolo sui campi di gara conoscevo l’amore di Rea per la cucina, ma scoprire nella sua autobiografia che ama cucinare per i suoi bambini lo avvicina ancora di più alla gente.»

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