MotoGP, Virtual GP

Virtual MotoGP Non si accendono i motori, ma la console: a chi piace?

In questi tempi tormentati ci dobbiamo accontentare della MotoGP per finta e da casa. A chi piacciono i virtual GP?

11 aprile 2020 - 11:04

di Alessio Coniglio

L’emergenza di Covid-19 terrà ancora fermo il circus iridato della MotoGP chissà fino a quando.  Così Dorna ha scelto di seguire la falsariga dei VirtualGP lanciati dalla F1. Si tratta dei piloti reali che si sfidano sul videogioco con licenza ufficiale, ognuno comodamente dal proprio divano di casa. E’ già andato  in scena dal virtuale Autodromo del Mugello il primo VirtualGP della storia della MotoGP. In griglia di partenza, con il pad in mano, erano presenti dieci  piloti  della top class. L’evento è stato un vero e proprio successo. Ventotto  emittenti in tutto il mondo hanno fatto vedere la gara in diretta, senza parlare degli strabilianti numeri raggiunti sui social. Il boom di visibilità ha indotto Dorna a riproporre un’altra gara  domenica 12 aprile, stavolta dal virtuale Autodromo del Red Bull Ring: confermata anche la presenza di Valentino Rossi, insieme ad altre new entry come Danilo Petrucci e  Michele Pirro. I VirtualGP potranno sopperire alla mancanza di gare che  dobbiamo fronteggiare? Andiamo con ordine.

eSPORT ALLE OLIMPIADI?

Gli eSports da un lustro a questa parte hanno sempre più spazio e visibilità: recentemente si è parlato addirittura di un loro ingresso alle Olimpiadi di Parigi 2024. Fanno breccia specialmente su bambini, adolescenti e una parte degli adulti. MotoGP si è recentemente allineata a questa nuova tendenza, prendendo spunto sempre dalla F1, andando a creare un campionato del mondo virtuale in cui gli appassionati, principalmente giovani, si sfidano prima attraverso una selezione da casa. Successivamente chi passa il turno arriva a sfidarsi nelle finals.

VIRTUAL GP DIVIDE: NON PIACE AI DURI E PURI

I VirtualGP hanno letteralmente diviso in due l’opinione degli appassionati. Da un lato ci sono i giovani, a cui il GP è piaciuto molto, poichè la quasi totalità di loro è cresciuta davanti uno schermo ed una PlayStation. Non è un caso che  che l’80% dei piloti  partecipanti fosse nato nella finestra 1995-2000: hanno fatto eccezione Marc Marquez, che comunque è un classe 1993, quindi anche lui nato nella Generazione Z, ed Aleix Espargaro, lui invece del 1989.  L’altra metà sono gli appassionati “vintage”,  di lunga data, quelli che hanno visto un motociclismo diverso, fatto uomini duri che ogni domenica rischiavano la pelle su moto senza alcun aiuto elettronico, con una sicurezza che quasi rasentava lo zero. A loro il brivido virtuale non è affatto piaciuto.

SEGNO DEI TEMPI

La crepa fra le due scuole di pensiero si allarga maggiormente di fronte  alla velocità con cui è mutata la percezione e fruizione del Motomondiale. Fino alla fine degli anni ’90 il circus era un po’ meno “esclusivo”, si riusciva maggiormente ad accedervi ed era fatto da persone comuni, di meccanici che dormivano nei furgoni e di piloti che si improvvisavano tuttofare all’occorrenza. Adesso  gli interessi si sono amplificati ed è diventato prima business e poi sport, per cui  si ha una percezione diversa dei piloti, quasi come fossero persone proveniente da un’altra galassia.  I social, come i VirtualGP,   hanno avvicinato i giovani ai protagonisti, perchè li vedono persone umane, che esattamente come loro hanno una routine, una vita sentimentale e sociale. Vederli mettersi davanti ad un televisore per giocare ai videogame li fa sentire un po’ come loro.

I VIRTUAL GP POTRANNO SOSTUIRE I GP VERI?

La risposta è no, perchè manca l’oggetto fondamentale, ovvero la moto. Per quanto simulativo possa essere MotoGP19, il pad non ti darà mai le stesse emozioni e sensazioni di una moto vera. La tecnologia fa passi da gigante, ma non sarà mai come un’esperienza di guida vera. L’unico eSport che si può avvicinare maggiormente alla realtà è l’automobilismo, difatti è risaputo che i piloti reali stiano molto tempo al simulatore, poichè li aiuta ad avere riferimenti veritieri una volta scesi in pista, quella vera.  Possiamo quindi dire che lo scopo di questi GP sia soltanto farci divertire e passare due ore in maniera spensierata, in questo momento d’emergenza. Aspettando la tanto agognata ripresa delle corse: il ruggito di una MotoGP vera, ecco quello che ci piace.

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