Andrea Merloni, Superbike

Superbike: Andrea Merloni, uno di noi

Si è spento a Milano Andrea Merloni, 53 anni. Era stato grande protagonista nella Superbike degli anni d'oro fondando il team Gattolone e rilanciando Benelli in Superbike

10 novembre 2020 - 18:46

Un trafiletto in cronaca. L’ultimo saluto ad Andrea Merloni. Uno che ha costruito una vita di successo cercando di restare coi piedi per terra. O in mare. Che poi, a ben guardare, è solo un altro modo di guardare il mondo. Imprenditore, mecenate, appassionato. Uno che amava le sfide, decisamente. Originario di Fabriano, nelle Marche, Andrea si è spento a 53 anni nella sua casa di Milano, vittima di un malore che lo ha stroncato. La notizia ha fatto subito il giro del mondo. Perché l’industriale marchigiano rappresentava – al meglio – la terza generazione di imprenditori italiani nata dopo il dopoguerra.

Andrea sognava in grande

Nipote di Aristide, figlio di Vittorio; di Merloni in Merloni. Si oppose fino all’ultimo perché l’azienda di famiglia, la Indesit, non venisse ceduta agli americani di Whirlpool. Finito in minoranza, alla fine aveva ceduto. Senza rinunciare però, ai sogni. Perché Andrea Merloni sognava, alla grande. Amava gli yacht, il mare, le moto. Non tradì mai quella mentalità manageriale che in fondo era il suo vero motore. La forza propulsiva che lo aveva portato a grandi traguardi, come la presidenza della scuola di formazione per dirigenti “Adriano Olivetti”; Andrea fu anche animatore di un’iniziativa filantropica voluta dal padre, il “progetto Jonathan” destinato al recupero dei minori dell’area campana. Lo ricordano commosso dopo una visita al carcere minorile di Nisida. Un italiano internazionale, per dirla con Montanelli.

Protagonista negli anni d’oro della Superbike

Merloni nel mondo delle moto e del motorsport rimane indissolubilmente legato alla stagione d’oro della Superbike. Mosse i primi passi nel mondiale delle derivate di serie con la creazione del Team Gattolone. Di nuovo un richiamo al mare, alle barche. Uno scafo veloce prestò il nome a una squadra che ebbe il coraggio di schierare Frankie Chili. Eppure Merloni aveva l’approccio umile di chi vuole imparare a farsi largo in un mondo che aveva sempre vissuto fino a quel momento solo come appassionato. Il fegato, il coraggio vero, lo dimostrò col rilancio della Benelli. Non solo con il tricilindrico “stradale”, ma anche con il progetto Superbike. Gran moto, grande cuore. Tentare di rinverdire i fasti commerciali e sportivi di una casa storica ma dal prestigio un po’ appannato come la Benelli, ricca di fascino ma relegata ormai nel dimenticatoio, non era cosa da tutti.

Il rampollo che amava il panino coi meccanici

Testimoniava l’amore per le origini, ma anche la volontà d’innovare. Senza paura della Cina, che Andrea conosceva bene anche nella complessità delle sue sfaccettature culturali. Andrea mangiava il panino coi meccanici mentre pianificava grandi imprese, trascinando con forza visionaria personaggi del calibro di Matilde Tomagnini, fino a prospettare una possibile collaborazione con BMW dopo aver ceduto la Benelli alla nuova proprietà cinese. A noi piace pensarlo impegnato a discutere di velocità, su pista o in mare, magari indossando una delle giacche Brema (made in Fabriano). Un marchio che, neppure a dirlo, aveva contribuito a lanciare.

Foto: Gazzetta.it

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