Superbike Phillip Island: Due piloti avevano pressioni irregolari in griglia

Le squadre non rispetto le indicazioni di Pirelli e partono con gomme sotto pressione: in Australia l'hanno fatta franca, dalla Thailandia scatteranno penalità

24 febbraio 2018 - 11:36

La Pirelli è nell’occhio del ciclone per i problemi incontrati da Jonathan Rea e i cedimenti registrati sulle moto di Yonny Hernandez, caduto rovinosamente alla Siberia, Jordi Torres e Michael van der Mark.

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Ma il fornitore unico non ci sta e sottolinea che parte dei problemi sono stati innescati dal ritmo di gara, ben superiore (addirittura dodici secondi sui 22 giri!) allo scorso anno. Le stesse gomme che nel 2017 avevano messo le ali alle Kawasaki, stavolta hanno avuto un crollo repentino a 6-7 giri dal termine. Perchè?

Anche l’operato dei team è sotto la lente, e non da adesso. La Pirelli non si fida e ha chiesto a Dorna di fare dei controlli a campione sulla griglia di partenza. La procedura è attiva da questo round in Australia. Ebbene, dei tre piloti controllati, due avevano gomme gonfiate sotto gli 1,6 bar limite minimo di sicurezza indicato da Pirelli. Uno era regolare, ed è uno di quelli finiti sul podio. I nomi non sono trapelati, anche perchè per questa gara di rodaggio non c’erano sanzioni, che scatteranno dal prossimo round in Thailandia.

E’ una rivelazione inquietante. Non rispettare i limiti di pressione comporta problemi seri di sicurezza, tanto che in MotoGP questo valore viene rilevato attraverso un apposito sensore montato sulla ruota, e previsto per regolamento.

Il caos totale di Phillip Island è culminato nella riunione post gara indetta da Dorna e a cui hanno preso parte i team e ovviamente i tecnici di Pirelli. Che non erano affatto favorevoli all’introduzione del flag-to-flag obbligatorio, al pari di Ducati. Ma, di fronte a squadre che lamentavano “problemi di sicurezza” dopo un certo numero di giri, hanno dovuto alzare bandiera bianca. La tensione però è palpabile.

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