Superbike: Giampiero Sacchi si ferma e si sfoga “Non vendiamo più sogni”

Iodaracing non correrà la gara finale del Mondiale in Qatar. E, salvo miracoli, non ci sarà neanche l'anno prossimo.

24 ottobre 2017 - 13:32

Iodaracing, la formazione satellite Aprilia impegnata da due stagioni nel Mondiale Superbike, non volerà in Qatar per la chiusura del campionato. E anche il proseguimento dell’attività 2018 è in forte dubbio. Iodaracing, con sede a Terni, è il progetto da corsa di Giampiero Sacchi, che non è un manager  qualunque. Ex direttore delle attività sportive di Aprilia e Derbi, ha gestito durante la sua trentennale attività nel Motomondiale piloti come Valentino Rossi, Loris Capirossi, Max Biaggi, Manuel Poggiali, Jorge Lorenzo e tantissimi altri. Le sue parole pesano.

STOP – “Mi fermo perché non trovo più senso. Per Aprilia dovremmo essere una risorsa, perché facciamo correre a spese nostre la loro moto. Teniamo il marchio in pista e nel 2016 abbiamo contribuito al lancio di uno dei giovani più interessanti, Lorenzo Savadori. Invece mi sento un problema. Se è così, meglio togliere il disturbo.

PILOTA“In questa stagione faccio correre un argentino, Leandro Mercado. Sabato 30 settembre, a Magny Cours, siamo andati a letto festeggiando la prima fila, che per un pilota debuttante e una squadra come la nostra doveva essere un sogno. La mattina dopo mi sono trovato nella mail la sua disdetta dal contratto. Ma dico, siamo pazzi?”

QATAR – “Ho perso la voglia di andare in pista per fare, se va bene, ottavo. Ma non è il piazzamento il problema, andrebbe bene anche fare quindicesimo se avessimo un progetto davanti. Cioè la possibilità di vendere un sogno ai nostri sponsor. In MotoGP sono stati intelligenti, è un sistema più “democratico”. La Dorna dà dei bei soldi alle formazioni private, così uno come Lucio Cecchinello può dotarsi di moto molto competitive e offrire ai suoi sponsor un progetto di valore: se ti va bene puoi anche  vincere, e infatti lui anno scorso ha vinto. In Superbike, al momento, questo non può succedere…”

BUDGET – “In Superbike la griglia di partenza è divisa in due: le case ufficiali da una parte e i privati dall’altra. Per noi 100 mila € sono questione di vita o di morte, per una Casa sono niente. Eppure anche correre da privati costa bei soldi, se vuoi offrire agli sponsor servizi all’altezza. Per gestire un solo pilota come nel nostro caso se ne vanno 300 mila € in stipendi (oltre al pilota…), 350 mila € di viaggi, le spese per l’hospitality e per la gestione a casa. E non abbiamo ancora parlato di moto, revisioni, ricambi. Per fare una stagione con solo pilota servono almeno 1,5 milioni, se non 2. E come li trovo se non posso offrire niente a chi potrebbe darci una mano?”

DORNA – “Con me sono stati molto presenti, sia dal punto di vista materiale che umano. Non ho niente da recriminare contro il promoter. Anzi devo essere riconoscente a Carmelo Ezpeleta, che mi è stato molto vicino, fino all’ultimo. E’ il progetto Superbike in se che non è adeguato per una struttura come la mia. Ci penso anche di notte, ma al momento non saprei cosa vendere agli sponsor.”

FUTURO“Non è detto che ci fermeremo definitivamente. Le corse sono la mia vita e se spunta l’occasione giusta, un progetto che torni a far emozionare me e chi i può dare appoggio econonomico, la prendiamo al volo. E’ questo il punto: servono sogni, per andare avanti.”

1 commento

Peeflow
4:10, 24 ottobre 2017

Complimenti al Direttore per la notevole intervista. Però a me resta un dubbio, caro Giampiero: per essere santi in vita, occorre poter dimostrare di saper fare miracoli. Finora di miracoli ne ho visti davvero pochi. Sarà forse che Leandro Mercado se ne va, come altri prima di lui, perchè esasperato dalla mancanza di mezzi (economici, tecnici, logistici) del tuo Team ? Non sarà per caso che hai la sindrome di Pernat, che tutto vinse e dove in tutto si riciclò ? Chissà perchè, ma quando sento parlare di Terni mi vengono in mente i fratelli Pileri, tuoi concittadini. Quelli del mondiale 125 1990 con Capirossi, per intenderci. Anche loro finiti male, con un fallimento e un’indagine dai risvolti penali molto brutti. Visto che tu vendi sogni, e non solide certezze, qualche cattivo pensiero mi sia concesso. Per la santità anticipata vorrei chiedere lumi ad Alex De Angelis, tuo ex pilota: con un cognome come quello che si ritrova direi che è senz’altro più adatto di me a giudicare la tua virtù in un mondo crudele.

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