Romano Fenati si confessa: “Con MV Agusta non avevo firmato”

Romano Fenati si confessa su Sportweek, il settimanale della Gazzetta dello Sport. "I social mi hanno condannato"

11 febbraio 2019 - 18:13

Romano Fenati sta per ripartire dalla Moto3. Prima di pensare al titolo, c’è da cancellare quel finale di stagione 2018 che mai avrebbe voluto vivere. La lite in pista con Stefano Manzi, l’azionamento del freno dell’avversario come ritorsione costatagli una lunga squalifica e soprattutto la gogna dei social. “Mi hanno minacciato di morte, i ragazzi che rispondono al telefono nel negozio di ferramenta di famiglia avevano le lacrime agli occhi” racconta. Dopo i test di Valencia, la settimana scorsa, il 22enne si è confessato a Gianmarco Aimi per Sportweek, il settimanale della Gazzetta dello Sport.

“Meriterei la MotoGP per quel gesto tecnico”

“Quel gesto? È l’indignazione della società. Sono caduto in provocazioni. Vari episodi, varie situazioni, varie volte e in varie date, non solo quella gara. Ci sono piloti che sono così e altri più corretti. Nessuno è santo, per carità, tutti possono sbagliare. Ma io non sono interessato a buttarti a terra. Se vinco per merito bene, ma entrare per fare il fenomeno e cadere entrambi non fa per me. Manzi ha sempre preso multe, quindi è fatto così. Nel campionato italiano mi è successo di peggio, ma non c’è stato questo circo. Ci sono piloti che hanno fatto cose fuori da ogni grazia divina. Adesso ho capito come funziona. Qualcuno ha persino fatto notare che è talmente complicato toccare il freno a un altro in corsa che per il gesto tecnico meriterei di andare diretto in MotoGP”.

“Due giornate di squalifica sembrava finita li”

“Sono stato sentito in direzione gara, con Manzi, e tutto sembrava tranquillo. Ci siamo spiegati e stretti la mano, ho chiesto scusa perché il mio, a differenza dei suoi, è stato un gesto plateale. Ho preso due gare di squalifica, che nel calcio sono poche ma nelle moto sono tantissime. Pensavo fosse finita lì. Tutto il resto, dal togliermi la licenza al licenziamento, come in un domino lo hanno scatenato i social. Sono una Corte vera e propria, che ha emesso un giudizio molto più velocemente dei tribunali normali e mi ha condannato senza appello. Mi avevano già costruito la bara”.

“Con MV non avevo ancora firmato”

“Anche questo è stato pompato. Non era certo che avrei firmato, perché non ero convinto e anche loro hanno cavalcato l’onda dicendo che non mi avrebbero voluto. Avrei firmato solo per Mauro Noccioli, che ha fatto la storia del motociclismo. È il Sensei delle corse, uno sciamano della carburazione. Ma venivo da una stagione difficile e io non parto da casa se non ho la possibilità di vincere, cercavo qualcosa di più affidabile.”

Foto: Gabriele Micalizzi/Sportweek

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