Stazione di servizio carburante

Petrolio ai minimi storici: perché il prezzo dei carburanti non scende

Il costo del greggio è ai minimi storici, ma i prezzi dei carburanti scendono di poco. Ecco perché benzina e diesel hanno prezzi ancora elevati.

21 aprile 2020 - 20:50

I prezzi del petrolio crollano, ma benzina e diesel non subiscono ribassi. Un trend bislacco che va avanti ormai dagli inizi di marzo. L’Unione Nazionale Consumatori ha chiesto al governo di intervenire, ma difficilmente avremo buone notizie per gli utenti.

Nonostante le quotazioni del petrolio ai minimi storici e con un crollo record della domanda, la benzina costa 1,411 euro al litro ed il gasolio 1,306 euro. “In questi mesi di grave emergenza, il prezzo dei carburanti è sceso troppo poco” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori. Nell’ultima settimana si registra un calo dei prezzi carburante di appena 1 centesimo. Il Codacons parla invece di “pesanti speculazioni” sui listini di benzina e gasolio praticati alla pompa, su cui dovranno indagare le Procure della Repubblica di tutta Italia.

Da qui l’idea di presentare un esposto per i possibili reati di aggiotaggio e manovre speculative su merci. Una situazione che perdura da settimane. Nel mese di marzo abbiamo assistito un calo del greggio attorno al -60%, benzina e gasolio sono calati appena del 6%. “Al netto delle tasse i listini della benzina presso i distributori devono calare di almeno 25 centesimi di euro, e c’è margine per una riduzione di 15 centesimi per il gasolio“.

GLI ACCORDI AI PIANI ALTI

L’epidemia di Coronavirus ha provocato un crollo della domanda. Il cartello del grandi produttori, riunitosi ai primi di marzo, non è riuscito a coordinare la riduzione dell’output con il gruppo Opec Plus, a causa del veto posto dalla Russia. Di conseguenza la caduta delle quotazioni è stata verticale, scatenando una guerra dei prezzi per accaparrarsi quote di mercato. La proposta di tagliare la produzione di un milione e mezzo di barili al giorno è stata respinta dal Cremlino. A quel punto è scattata la ritorsione saudita che ha innalzato la produzione, garantendo ai propri clienti in Occidente uno sconto sulle prossime forniture.

L’obiettivo comune di Russia e Arabia era quello di mettere in ginocchio la produzione statunitense di petrolio estratto frantumando le rocce. Lo shale oil ha, infatti, dei prezzi di produzione molto elevati e con i prezzi bassi non è economico estrarlo. Alla fine pare che alcuni giorni fa sia stato trovato un accordo riducendo la propria produzione. Un taglio della produzione che permette ai prezzi del petrolio di non crollare ulteriormente.

IL MANCATO CROLLO DEI PREZZI CARBURANTE

In Italia, il prezzo della benzina e del gasolio è legato solo in minima parte al costo industriale (21%) e commerciale (9%) del carburante. Per il 60% dipende dalle accise e dall’IVA (poco più di 1 euro!). Nel mese di marzo a fronte di un crollo del greggio i carburanti sono calati in media di appena 7 centesimi. Codacons ha stimato che dovesse corrispondere una riduzione di almeno 25 centesimi. Motivo per cui ha coinvolto 104 Procure per avviare indagini per le possibili fattispecie di aggiotaggio e manovre speculative su merci.

I motivi per il mancato calo del prezzo di benzina e gasolio sono più d’uno. Gli stock giacenti presso i distributori o negli storage delle compagnie sono stati acquistati con il prezzo precedente e quindi nessuno intende rimetterci. In secondo luogo, è diminuito il prezzo del greggio ma non il costo della raffinazione. Inoltre le accise sono una voce fissa, indipendente dal prezzo alla pompa. A ciò si aggiunga che i punti vendita di carburante hanno visto notevolmente crollare gli introiti, arrivando a guadagnare 10 euro al giorno. Una cifra inaccettabile per qualsiasi imprenditore.

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