MotoGP, Mandalika Circuit

MotoGP, l’affare Mandalika Circuit: Indonesia che dolore

Nel 2022 il Mandalika Circuit dovrebbe ospitare la MotoGP. Dorna celebra il ritorno in Indonesia ma l'Onu denuncia violazione di diritti umani: situazione imbarazzante

11 aprile 2021 - 10:07

di Federica Gualdani

L’Indonesia è terra di motori. Non come la Romagna, beninteso, ma in senso tecnico. Letterale. In questo angolo di mondo la moto è ancora uno dei mezzi di locomozione più sfruttati. Un potenziale di sviluppo enorme: si pensi che nel 2018 venne definito “il mercato asiatico più promettente”. La piazza indonesiana risulta migliore addirittura di quella delle Filippine. Sviluppa numeri che da soli rappresentano la metà dei veicoli a due ruote venduti nel quadrante ASEAN di riferimento. Quasi sei milioni e mezzo di motociclette vendute nel 2019. Nel 2020 l’emergenza COVID e la recessione hanno fatto sprofondare il mercato a un -43%. Honda recita la parte del padrone di casa; a seguire Yamaha, Kawasaki e Suzuki. Insomma, annus horribilis a parte, un affare che le Case giapponesi non intendono lasciarsi sfuggire. I modelli più venduti sono quelli che una volta, da noi, venivano definiti “motoleggere”. Mezzi utilitari, buoni per strade così così, magari con accessori stravaganti come ceste di vimini o portapacchi in filo metallico. Due ruote popolari per gente laboriosa.

Indonesia, la terra promessa

Si può ben comprendere come il motorsport ritenga strategico questo genere di Paesi. Più difficile è accettare che ciò avvenga in spregio ai diritti umani. Attenzione: nessuno pensi a una morale di plastica, che si modella a seconda delle opportunità del momento. Così finisce che l’isola di Lombok, una sorta di nuova Bali, diventi una sorta di luna park della speculazione edilizia. Che tocca anche il circus della velocità; un tracciato stradale “grade A” da utilizzarsi a beneficio della promozione turistica della regione. È il marketing territoriale, bellezza. Peccato che secondo gli ispettori ONU la struttura venga realizzata senza tener conto della sostenibilità a favore dei residenti. Come dire: ci sono i milioni e ci sono i fessi. A farne le spese sono quindi i poveracci fatti sloggiare a suon di espropri. Nel totale disinteresse generale.

Dorna in imbarazzo

Colpisce che DORNA, promoter attento a evitare certe gaffes, mandi due dei suoi tecnici migliori a supervisionare i lavori: Loris Capirossi e Franco Uncini. Addirittura, come si scopre sul sito ufficiale motogp.com, un anno fa furono Carlos e Carmelo Ezpeleta ad andare sull’isola a rendere omaggio. Il gran capo e suo figlio. Esiste un video con tanto di sorrisoni e passeggiate sul pontile. Venite a Lombok, visitate Mandalika. Non ve ne pentirete; e pazienza se a restare amareggiati sono quattro poveri cristi a cui viene tolto il sostentamento. Se saranno fortunati magari troveranno un altro impiego. Diversamente? Ci penserà qualcun altro. Questo è il problema sollevato dagli ispettori ONU: nel mondo post-pandemia, le risorse dovrebbero essere destinate a incentivare le economie locali, non a favorire spericolate operazioni a svantaggio delle stesse. Non dubitiamo che due figli del popolo, come amano definirsi nelle autobiografie o nelle interviste ufficiali Uncini e Capirossi, potessero non sapere come stessero veramente le cose, prima di recarsi al Mandalika Circuit.

Le accuse lanciate dalle Nazioni Uniti

Però sarebbe bello che adesso che l’ONU è intervenuta ufficialmente, rilasciassero una dichiarazione a beneficio di quanti hanno perso casa e lavoro a causa della costruzione del tracciato. Come dire: non sapevamo, ma siamo vicini a quanti hanno subìto un danno. Se ciò avvenisse sarebbe un bel gesto di rispetto. Se invece non succede, vuol dire che lo spettacolo deve continuare. Sempre e comunque. Nonostante tutto. Il rischio è che le strombazzate mediatiche a beneficio di social e TV si trasformino in un boomerang: perché quando tutto il mondo raccoglie i cocci di una crisi pandemica, i sorrisoni da comitato d’affari suonano davvero stonati. Specie se a farne le spese sono ignare popolazioni che tirano a campare.

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