MotoGP: Ducati, cosa cambierà dopo il gran rifiuto di Jorge Lorenzo?

Ignorati nove richiami dal box: dare strada a Andrea Dovizioso non avrebbe cambiato niente, ma così la Rossa ha fatto una figuraccia planetaria.

13 novembre 2017 - 17:11

La signorilità di Andrea Dovizioso e l’abilità dialettica dei pezzi grossi del box hanno nascosto la tensione. Ma è scontato che l’ammutinamento di Jorge Lorenzo lascerà il segno in Ducati.

RESTIAMO AI FATTI – Andare a disquisire cosa sarebbe successo se il maiorchino avesse lasciato passare Andrea Dovizioso è un esercizio inutile. Non serve a niente brandire i cronologici: la loro interpretazione spesso è oscura a fior di ingegneri e piloti, perchè mica c’è scritto quanto è lontano il limite, come stanno le gomme, la gestione veicolo e mille altri elementi. Figuriamoci cosa ne può arguire il tifoso. Restiamo ai fatti, anzi all’unica evidenza incontestabile: sbagliata o meno che fosse la strategia, la Ducati ha richiamato all’ordine Jorge Lorenzo e lui ha fatto di testa sua. 

REITERAZIONE  – Non una, ma nove volte. Sei volte via l’ormai celeberrimo messaggio sul cruscotto “Suggested Mapping 8”, poi – visto che JL99 faceva finta di non capire – anche con la più tradizionale lavagna, brandita dal muretto per tre giri. Niente, Lorenzo non ha battuto ciglio. I tifosi (e anche parecchi addetti ai lavori…) si sono appesi alle dichiarazioni del dopo gara, specie a quella di Dovizioso che ha detto che non c’è stato ostacolo. Si okay, ma il team, durante la gara, l’ha pensata diversamente. Richiamando Lorenzo non una, ma nove volte. 

STRATEGIA – Per altro i tifosi non sanno che i messaggi e la lavagna sono un optional. La MotoGP non è la briscola fra amici, piloti e squadre si parlano prima del via e studiano tutte le possibilità allo sfinimento. Dunque Lorenzo sapeva a Sepang e a Valencia di dover dare strada a Dovizioso. Se i piani avessero funzionato non ci sarebbe stato bisogno di nessuna “Mapping 8”. L’avvertimento (altro che consiglio…) è uscito in Malesia quando il box ha cominciato a sospettare che Lorenzo si fosse messo in testa di vincere. E in Spagna uguale: la situazione era chiarissima, Jorge e Andrea erano in coda ai tre di testa e la cosa più facile da fare, per Lorenzo, era farsi da parte e mandare l’altro all’attacco. Se non altro per non dare alibi, per non assumersi responsabilità.  Perché non lo ha fatto?

MISTERO – Il risvolto grottesco di tutta la vicenda è che Lorenzo più volte aveva dichiarato di “essere un uomo d’azienda”, e la Ducati gli era andato dietro. Altro mistero: la strategia è decisa da Luigi Dall’Igna, il gran capo Ducati che con Jorge (anzi: Giorgio, come lo chiama lui…) ha un feeling particolare, sono stati insieme anche al tempo dei due Mondiali con l’Aprilia 250.  Perché Lorenzo non ha ubbidito al suo mentore, esponendo Dall’Igna e la Ducati stessa ad una brutta figura di portata planetaria? Valencia lascia parecchie scorie sul terreno. Il 2018 in casa Ducati sarà decisamente bollente.

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1 commento

paolocord_421
8:11, 13 novembre 2017

Calcio nel sedere subito! Mi sa che per questi spagnoli il campanile è più importante della scuderia che li paga profumatamente! Abbiamo altri ricordi in merito…

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