La MotoGP e la sindrome da sondaggio

Chi vincerà il Mondiale? Chi sarà la sorpresa? Tutti a cercare di azzeccare la previsione giusta. Ma diceva bene Vujadin Boskov...

2 gennaio 2019 - 17:06

Howard Cosell, decano dei giornalisti sportivi USA, era solito affermare che «esistono solo due mestieri che si possono fare con poca esperienza: uno è la prostituzione, l’altro il giornalismo sportivo. Troppo spesso diventano la stessa cosa». Esagerato? Certo, ma quando assistiamo al florilegio mediatico degli oroscopi di fine anno a proposito dei campionati che verranno, il dubbio è lecito. Divinare non è un reato, ma rischia di diventare uno stucchevole esercizio di stile. Per giunta inutile.

CHI VINCERA’ COSA? – Ne sa qualcosa il network inglese che trasmette la MotoGP: ha lanciato un sondaggio dal vago sapore messianico: chi vincerà il titolo nel 2019? Quante e quali gare vincerà Valentino Rossi? Riuscirà Jorge Lorenzo a totalizzare 200punti con la Honda? Chi sarà il “pacchetto sorpresa” (nel senso moto-pilota)? Salvo poi scoprire, nel vuoto pneumatico di notizie di questo scampolo d’inverno che prepara alla nuova stagione, che queste operazioni lasciano il tempo che trovano. A demolire sondaggi, sondaggisti e sondaggiati ci pensano le felpate ammissioni di piloti e addetti ai lavori. Mica retroscena clamorosi – ci mancherebbe! – ma solo la cautela con cui i professionisti spengono la miscela infernale fatta di mania dei media per gli oroscopi, di tentazioni di coinvolgere un pubblico pronto a facile polemica e di debito di ossigeno da cose da dire.

CAUTELA – Se non hai niente da dire o interroghi gli astri, oppure ti rivolgi alla pancia degli appassionati. Qualcosa verrà pur fuori. Mentre un diluvio di previsioni dilaga tra natale e la befana, quel che trapela dalle rare interviste ai protagonisti in pista, va in direzione ostinata e contraria a ciò che i sondaggi vorrebbero certificare. Valentino Rossi dichiara a speedweek.com, parlando a proposito del suo futuro che le speculazioni su titoli e vittorie «sono solo numeri che contano davvero poco in questo momento» dovrebbe bastare per sgombrare il campo da fantasticherie; oppure Jorge Lorenzo quando afferma «credo che stia creando molte aspettative perché, tra me e Marquez, raccogliamo ben 12 titoli mondiali e tante vittorie. Soprattutto, c’è molto talento e molta velocità nel team più decorato della storia». 

E LA TECNICA? – Come dire: pace in terra ad aruspici e indovini, siamo fortissimi e ce ne fottiamo di astruse congetture. La nota curiosa, – ma neppure troppo se consideriamo con quale criterio tali predizioni vengano poi date in pasto ai lettori -, consiste nel fatto che ci si concentri più sui piloti che non sugli aspetti tecnici della materia. Nessuno per esempio che lanci un sondaggio sul funzionamento degli “spoilers posteriori” ovvero sul “codone a becco d’anatra” visto sulla Desmosedici a Jerez, oppure (sempre per restare in casa Ducati) sul curioso parallelogramma in alluminio che congiungeva l’ammortizzatore posteriore alla pinza del freno. Il dibattito che si formerebbe tra lettori attenti e competenti potrebbe aiutare una platea appassionata ma a digiuno di fisica da corsa a capirci qualcosa. Predire il futuro dei piloti è più interessante ma se è pur vero che alla fine tocca tenerci oroscopi e sondaggi, allora ci si consenta di parafrasare Vujadin Boskov: «vincitore c’è, quando cronometro dice (e non l’oroscopo di Frate Indovino)».

1 commento

Katana05
7:01, 2 gennaio 2019

Anche questo servizio serve a riempire il vuoto pneumatico di fine stagione, ma a differenza degli altri almeno mi ha fatto sorridere.

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