Andrea Iannone

Caso Andrea Iannone: legal thriller o affare del CAS?

Wada voleva colpire duro la gestione antidoping della Federmoto Internazionale e il CAS gli ha dato ragione. Andrea Iannone è finito in mezzo a questa battaglia fra giganti

16 novembre 2020 - 12:00

Viene il sospetto che qualcosa, nella gestione dell’affaire Andrea Iannone, non sia andata nel verso giusto. Ovvero che la strategia legale complessiva sia stata sbagliata. Nessun complotto, solo un legal thriller finito male: per il pilota e anche e soprattutto  per la FIM. Per avere un’idea precisa di cosa sia successo, intanto bisogna leggere  l’articolata sentenza di 33 pagine, esercizio che pochissimi hanno compiuto. Il CAS (Corte di Arbitrato Sportivo) ha discusso due vertenze: Iannone vs. FIM (cioè il ricorso del pilota contro la squalifica di diciotto mesi) e WADA vs. Iannone e FIM. Perché la WADA chiama in causa la FIM? Perché semplicemente l’organo mondiale di lotta al doping ha giudicato inadempiente la Federazione Motociclistica Internazionale: sia nello svolgimento dei giudizio, che per il verdetto. Dettaglio importante: Wada ha fatto ricorso al Tas contro Iannone/FIM in via autonoma, quindi anche se i difensori di Iannone non avessero adito il tribunale d’arbitrato, la vicenda sarebbe finita comunque in giudizio.

La Federmoto Internazionale ha perso la causa

Quindi: la FIM finisce bocciata su tutta la linea. Il CAS ha agito in sostanza come un tribunale di ultima istanza. Ha accolto le eccezioni di WADA e ha emesso un verdetto penalizzante non solo per il pilota, ma pure per la credibilità complessiva della federazione internazionale. Andrea Iannone, inchiodato dai due campioni positivi, non è riuscito a portare prova che l’assunzione di drostanolone fosse stata accidentale. Quindi, per la Wada, è risultato positivo senza ombra di dubbio. Invece FIM ha peccato di approssimazione: plausibile che Wada avesse la FIM nel mirino da tempo, cioè che non fossero piaciuti i “settlement” (cioè i concordati) che la Federmoto aveva raggiunto con alcuni piloti positivi all’antidoping, come il trialista spagnolo Jeroni Fajardo. “Settlement” significa: non fai appello, non mi crei altri problemi e io concedo  un forte sconto di pena. In questa lotta fra giganti dell’ordinamento sportivo, a farne le spese è stato il campione vastese, ma pure la federazione non ci ha fatto una gran bella figura.

La Wada ricorreva comunque

Viene da chiedersi perché alla fine non si è fatto alla “volemose bene”, come nel caso di West per citare un nome, con un rimbrotto e un buffetto? Il difensore di Iannone, l’avvocato De Rensis, ha deciso di andare allo scontro frontale con la FIM  al CAS. Ma non poteva esimersi, perchè come ci fa notare la stessa difesa del pilota, Wada aveva giù fatto ricorso al Tas contro Iannone/FIM in via autonoma. Quindi anche se i difensori di Iannone non avessero adito il tribunale d’arbitrato, la vicenda sarebbe finita comunque in giudizio. Solo che in questo modo si è generato un redde rationem che ha coinvolto non solo il #29 di Aprilia, ma pure la federazione. Perchè la WADA, che non è tenera per definizione e si è costituita a sua volta, alla fine  vinto. Iannone e FIM hanno perso. Punto. Carmelo Ezpeleta che ce l’ha con la FIM diventa così un controsenso, perlomeno tanto quanto Aprilia sicura dell’assoluzione del pilota. Il caso Iannone si può davvero definire un affare del CAS.

Foto: Getty Images

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