WDW “More than blogger: Il mio viaggio in apnea sul pianeta Rosso”

WDW “More than blogger: Il mio viaggio in apnea sul pianeta Rosso”

Gianluigi Ragno, il temuto Misterhelmet spedito in missione speciale, si è innamorato di una Rossa.

Non sono mai stato mandato da nessuno, mi sono sempre “mandato da solo”. Questa volta però avevo un incarico per corsedimoto: diventare ducatista per tre giorni, sfidando il disincanto che mi contraddistingue, non solo insensibile, ma addirittura ostile da sempre a tutto quello che sia fede. “Quando mi hanno detto che saresti venuto tu, ho tremato“, mi ha detto un amico dell’ufficio stampa. Eppure non mi sono costretto a nulla che non volessi.

PIANETA ROSSO – Il WDW, che racchiude il mondo Ducati in tutte le sfaccettature, è una gigantesca palla sferica da discoteca che lega lo spazio e il tempo riproponendoli candidamente insieme senza pudore, e per questo con efficacia. I mondi desmo sono tanti, tutti diversi ed eterogenei, sembrerebbe, ma collegati da un unico filo, nemmeno a dirlo, rosso. Al WDW sono presenti pistaioli atletici di tutte le età, che tengono alta la filosofia più racing della casa, ma anche famiglie con bambini, concepiti, mi dicono, in anni pari, proprio lì.  Ducati parte dalle corse ma arriva in tutti gli altri ambiti e con tanti strumenti. Ultimamente sempre più  affilati da un marketing della fede che però funziona anche su strada.

COMUNICAZIONE – Negli ultimi anni l’azienda si è costruita, disintegrata e ricreata, recentemente anche un po’ de-italianizzata, nella parte che però la vedeva meno forte, quella dell’organizzazione. Sicuramente non è tutto perfetto, ma nella media del tutto sta prevalendo il buono. Ducati, in cui sono personaggi anche coloro che altrove non lo sarebbero (Dall’Igna ha firmato tanti autografi quanto i suoi piloti), tutti sono papà di qualcosa. Di una moto, di uno stile, di un risultato, di un modo di fare. Il più grosso lavoro di chi fa comunicazione a Bologna, è quello di coordinare i sentimenti che  scorrono in continuazione da e verso l’azienza, spesso più mitigando che enfatizzando.

AMORE  – Perchè Ducati straborda da se, con migliaia di testimonial paganti che offrono un servizio impagabile. Ho frequentato le feste ufficiali ma anche, in incognito, i micro anti WDW, quelli dei desmodissidenti che silenziosamente contestano, ma sempre per amore. L’unica cosa che non cambia  è l’attaccamento per un’azienda verso cui si va in pellegrinaggio tutti i giorni (recarsi a Borgo Panigale per credere), e l’atteggiamento simile a quello dei raduni degli alpini, dove il bere e il mangiare aprono, chiudono, e uniscono. Poi ci sono anche le moto, che però sono elemento così essenziale che alla fine spiccano sempre meno, diventando un unico tessuto rosso. Un traliccio  che alla fine sparisce sotto chi ci sale sopra. Ho avuto anche io la mia rossa, odiata per i primi 30 km, poi capita, apprezzata e amata per i restanti 7-800, fino a non volerla lasciare e a desiderarla, nonostante i costi, tutti Ducati, e i difetti. Che nella guida, invece di evitarli, si vanno proprio a cercare bisognosi di conferme, come quando si butta giù un identikit.

CONTAGIO –  Dovevo diventare Ducatista per tre giorni; temo, in soli tre giorni, di esserlo diventato definitivamente. Ho due anni per risolvere il problema, se non voglio arrivare tardi nel momento del riallineamento astrale che mi consentirà di rientrare nello stargate del WDW dalla porta principale, invitato o meno, ma con tutti i diritti. Entra nella mia lista delle priorità, come pagare le bollette e tagliare l’erba. Essere portatori sani di Ducati, me lo avevano detto, pare non sia possibile. Il contagio è inevitabile per tutti, gente qualunque e star del cinema… e si paga a caro prezzo. Ducati, in tutti i sensi, non fa sconti.

WDW Automanipolazione genetica

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1 commenti

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  1. Arzenton - 7 mesi fa

    Questo signore sa scrivere.

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