Motocross: allerta sicurezza, Regolamento FMI snobbato dai gestori

In Italia ci sono oltre 200 piste, ma solo il 10% rispetta i regolamenti FMI. La soluzione Eye Track, ecco come funziona

Il motocross è una delle eccellenze sportive italiane, grazie anche ai titoli mondiali conquistati nuovamente nel 2017 da Tony Cairoli e Kiara Fontanesi. Uno sport entusiasmante ma altrettanto pericoloso, come dimostra l’incidente mortale del 29 dicembre scorso a Ottobiano. Ma i requisiti di sicurezza sulle oltre 200 piste omologate FMI sparse per l’Italia a che livelli sono?

SICUREZZA NELLE PISTE DI MOTOCROSS – Le regole per la sicurezza delle piste sono stabilite dalla Federazione Motociclistica Italiana (FMI) nella “Normativa Omologazione Impianti Sportivi”. Tra queste la più importante prevede la presenza di ufficiali di percorso con le bandiere gialle nei punti ciechi – i cosiddetti sbandieratori – o in alternativa un sistema di videosorveglianza per presidiare la pista ed allertare i piloti in arrivo se un pilota si ferma o cade, così da prevenire gli incidenti più gravi. Ma basterebbe guardare i video amatoriali su YouTube degli allenamenti girati sulle centinaia di piste di motocross omologate dalla FMI per scoprire come la stragrande maggioranza dei gestori delle piste non applica tale normativa, essendo prive di sbandieratori e di videosorveglianza. L’evidenza della violazione è sotto gli occhi di tutti, al punto che moltissimi piloti ignorano l’esistenza dello stesso regolamento, pur ritenendo fondamentale la presenza degli “omini” con le bandiere. In Italia ci sono circa 250 piste omologate dalla FMI e solo il 10% rispetta il regolamento, prevalentemente nei week-end, quando c’è più gente in pista e sugli spalti.

L’EPISODIO DI OTTOBIANO – Quanto successo ad Ottobiano meno di un mese fa è un caso a parte. Ottobiano è una pista eccellente, che impiega gli sbandieratori durante gli allenamenti ed erano presenti quando è successo l’incidente costato la vita a Bruno De Paoli, un 68enne che abitava a Cilavegna, investito da una delle circa 150 motociclette che stavano provando la pista. E’ morto perché ha avuto un cuore così grande che, quando ha visto un ragazzo a terra ferito, anziché continuare a sbandierare è corso ad aiutarlo ed è stato investito.

UN REGOLAMENTO FERMO AGLI ANNI ‘60 – Francesco Porzio è pilota e imprenditore. Tre anni fa suo figlio ha rischiato la vita per un investimento in allenamento provocato ancora una volta dall’assenza di ufficiali di percorso in pista. Da allora si è posto l’obiettivo di realizzare un sistema elettronico automatico che, come un ufficiale di percorso, rileva incidenti o situazioni di pericolo ed accende luci e sirene per avvertire i piloti ed evitare incidenti. Ma soprattutto un sistema economico che ogni pista possa permettersi, perché l’assenza di sbandieratori durante gli allenamenti è spesso condizionata da problemi economici. Ha messo insieme una squadra di ingegneri, tecnici e piloti, ed il risultato è arrivato: EYE-TRACK!

REGOLAMENTI –L’FMI quando omologa una pista di motocross va a verificare certi requisiti. Il regolamento parla ancora di balle di fieno come protezione – ci racconta l’ingegnere Porzio -. Oggi esistono materiali sofisticati per omologare protezioni, caschi e automobili, invece nel regolamento si parla genericamente di protezioni con balle di paglia rivestite, non si parla di spessore nè dell’entità dell’urto che si deve assorbire, non si tiene conto che se la balla assorbe l’umidità diventa dura come il legno. Se leggi il regolamento ti rendi conto che è aggiornato, a livello di tecnologia, agli anni ‘60. In questo regolamento c’è comunque scritto che durante gli allenamenti ci deve stare in ogni punto cieco un ufficiale di percorso che espone la bandiera gialla in caso di pericolo. In alternativa puoi avere un sistema di sorveglianza con tv a circuito chiuso o a vista, e se qualcuno cade invece di sventolare la bandiera gialla schiacci un tasto e accendi delle luci”.

ANTICHITA’ – Il regolamento è antiquato alla luce del livello elevato delle prestazioni di piloti e motociclette, ma quasi nessuno ne rispetta l’indicazione più importante per la sicurezza, ossia la presenza degli sbandieratori in allenamento. “Uno sbandieratore fa un lavoro durissimo, deve stare otto ore in pista in mezzo al rumore e alla polvere senza distrarsi un attimo. Non è facile trovarli, perché non tutti possono farlo ma è necessario seguire un corso di qualificazione presso la FMI. Quando li pagano bene gli danno 60 euro più un pasto (un panino) – prosegue Francesco Porzio -. Ogni pista ha da 5 a 10 punti ciechi, quindi il gestore dovrebbe spendere almeno da 300 a 600 euro per ogni giorno di apertura. Ci sono piste che spesso registrano pochi ingressi e non riescono a coprire le spese. Comprendo le difficoltà del gestore, ma in quei giorni la pista deve essere chiusa piuttosto che pericolosa.”

LEGISLAZIONE – Il Regolamento FMI non è una Legge dello Stato e la FMI non ha potere sanzionatorio, ma quanto meno per prendere le distanze da una situazione critica che si rinnova da anni, dovrebbe attuare una decisa e inflessibile campagna per sensibilizzare i gestori al rispetto del regolamento ed ammonire i gestori che non lo rispettano. Ne risultano diverse su defibrillatori, sulle coperture assicurative, ma nulla circa la presenza degli sbandieratori in pista durante gli allenamenti. Confidiamo che sia stato fatto silenziosamente, tuttavia è certo che gli effetti non si vedono. In altre parole il gestore non sembra avere un obbligo severo di rispettare il regolamento, ma in caso di incidente non solo l’efficacia della copertura assicurativa FMI dei piloti può venire meno, ma la parte lesa potrebbe denunciare il gestore della pista per lesioni colpose potendo dimostrare come aggravante che questo non ha rispettato i requisiti minimi di sicurezza raccomandati dalla FMI, laddove l’allenamento si svolgeva sotto l’egida (con tanto di copertura assicurativa) della FMI.

EYE-TRACK – La soluzione c’è, si chiama EYE-TRACK ed è alla portata di tutte le piste: un mese di questo dispositivo costa quanto un giorno di ufficiale di percorso. “EYE-TRACK funziona grazie a sofisticati sensori installati a bordo pista che controllano qualsiasi persona, moto o parte di essa. I sensori rilevano automaticamente situazioni di pericolo e comandano l’accensione di una o più luci luminosissime posizionate prima del punto cieco per avvertire i piloti in arrivo ed una sirena per avvertire anche il gestore della pista e il personale di soccorso. Il gestore della pista tramite smartphone o PC vede le immagini e i video registrati di ogni situazione pericolosa, caratteristica apprezzata anche dalla FMI perché aiuta sia il pilota sia il gestore della pista ad analizzare le cause degli incidenti e migliorare la prevenzione”.

SORVEGLIANZA – Il dispositivo comprende anche la funzionalità di videosorveglianza. “Vuol dire che la pista che mette EYE-TRACK si trova non solo dei sensori automatici che fanno scattare l’allarme prima che lo faccia l’operatore che sorveglia i monitor, ma c’è comunque un monitor di videosorveglianza, quindi EYE-TRACK è perfettamente in regola con il regolamento della FMI. La prestigiosa pista Dornoland MX l’ha già adottato con soddisfazione da un anno, ma altre piste lo hanno ordinato o stanno già pensando di ordinarlo. Quello che è inquietante è che lo stanno adottando le piste che hanno già gli sbandieratori, mentre gli ingegneri che hanno realizzato EYE-TRACK lo hanno voluto economico perché fosse utilizzato anche dalle numerosissime piste prive dei requisiti di sicurezza”. La maggior parte dei gestori, invece, preferisce girare la faccia e continuare il proprio lavoro come se nulla fosse e approfittando di un regolamento debole, non obbligatorio, non oggetto di controlli e di sanzioni. “Quel che è certo è che se il primo passo non lo fa la FMI nè gli stessi gestori, sono i piloti che cambieranno il mondo, perché già ora hanno iniziato a preferire per l’allenamento le piste più sicure scartando le restanti, e inevitabilmente hanno iniziato ad instaurare contenziosi in caso di incidente contro i gestori che non rispettano le regole.”

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