Superbike: ritiro Ducati, conseguenze di una scelta impopolare

Superbike: ritiro Ducati, conseguenze di una scelta impopolare

Le strategie aziendali si scontrano con i Ducatisti

di Redazione Corsedimoto

L’ufficializzazione della mancata presenza del team ufficiale Ducati nella prossima stagione Superbike ha ovviamente scatenato reazioni contrastanti e in taluni casi abbastanza forti, soprattutto provenienti dal mondo dei tifosi della rossa di Borgo Panigale. Proprio quel colore, il rosso, che ha da sempre contraddistinto l’impegno ufficiale dell’azienda emiliana nel mondiale delle derivate della serie, e che ha riscosso tanto successo tra gli appassionati e creato un forte e compatto numero di sostenitori, grazie anche ai numerosi successi nella competizione (13 titoti piloti, 16 titoli costruttori) e dall’apporto di campioni passati alla storia del motociclismo e rimasti nei cuori dei tifosi come Carl Fogarty e Troy Bayliss, per fare due nomi. Per gli appassionati di lunga data della bicilindrica “made in Italy” Ducati vuol dire World Superbike, e non è un caso infatti che le reazioni apparse sulla pagina ufficiale dell’azienda siano state particolarmente dure, con frequente ricorso a termini quali “schifo” e “vergogna” (spesso in maiuscolo, senza possibilità di replica). Considerando le dovute eccezioni del caso, una notizia che il popolo ducatista non sembra riuscire a digerire, e neanche voglia farlo. Questa risposta “dal basso” probabilmente era già stata ampiamente prevista, visti i numerosissimi interventi dei “big” dell’azienda, prontamente scesi in campo per gettare acqua sul fuoco, per esporre senza minima possibilità di travisamento i piani relativi al futuro e per mettere in chiaro due punti fermi: 1- Ducati non ha intenzione di abbandonare definitivamente il mondiale Superbike ma che anzi, il cambio di rotta che è stato deciso ha proprio l’obiettivo di investire al meglio le risorse economiche nella progettazione, sviluppo e produzione di un nuovo modello, previsto per fine 2011, che riesca a risollevare le sorti del marchio nella massima competizione delle derivate dalla serie. Una moto completamente nuova che adotterà tante soluzioni derivate dalla ricerca e sviluppo del prototipo MotoGP (il telaio infatti, sembra già orientato verso una soluzione simile a quella adottata dalla Desmosedici GP10, sebbene sarà composto di alluminio invece che di carbonio). Un impegno che, stando anche alle dichiarazioni rilasciate dall’Amministratore Delegato Gabriele Del Torchio (“Questa decisione deriva da una precisa scelta strategica della casa di Borgo Panigale, che vuole incrementare ulteriormente il contenuto tecnologico dei propri modelli […] le risorse tecniche dell’azienda, fino ad oggi impegnate nella gestione del team ufficiale SBK, verranno dedicate allo sviluppo della nuova generazione di moto supersportive”) necessita di un importante sacrificio, specialmente alla luce delle congiunture economiche sfavorevoli derivanti dalla crisi globale. 2- L’annunciato ridimensionamento dell’impegno Ducati in Superbike (infatti il supporto ai team privati verrà comunque mantenuto, se non implementato dall’ausilio di tecnici della casa bolognese), non ha niente a che vedere con il recente accordo raggiunto tra il team Ducati Marlboro MotoGP e il nove volte campione del mondo Valentino Rossi, che già nel giorno dell’annuncio (il 15 agosto scorso) e nei mesi precedenti (il passaggio era già stato rivelato con mesi d’anticipo) aveva fatto storcere il naso a diversi fan del marchio italiano. Il così piccolo lasso di tempo compreso tra le due epocali scelte intraprese da Ducati, ha portato gli appassionati del motociclismo ed i supporter ad applicare un ipotetico sillogismo tra i due eventi: se Valentino Rossi va in Ducati (con considerevole ingaggio in termini economici) e quest’ultima in Superbike rinuncia alla partecipazione con il team ufficiale nel 2011, per utilizzare al meglio il budget (o la stagione, o lo sviluppo della nuova moto), allora il passaggio di Rossi in Ducati è la causa della non partecipazione della stessa in Superbike. Eventualità subito rispedita al mittente da Filippo Preziosi, intervistato da “La Gazzetta Dello Sport”, nel numero uscito il giorno seguente la tanto contestata notizia: “Non c’è relazione tra i due fatti” afferma Preziosi, e ancora “Valentino significa un impegno economico più alto, ma dall’altra parte ci sono entrate maggiori. Il conto alla fine è lo stesso.” In conclusione, va di certo sottolineata la reazione non certo compiaciuta di Infront Motor Sports ed in particolare del CEO Paolo Flammini, storico fondatore e promotore della competizione. Da quanto si evince dal comunicato apparso sul sito ufficiale del campionato infatti, Flammini dichiara: “Siamo dispiaciuti ed anche un po’ sorpresi della decisione di Ducati, poiché più volte ci è stato richiesto un cambiamento regolamentare per riequilibrare i valori del 2 cilindri 1.200cc nei confronti dei 4 cilindri 1.000cc […]”. Da sottolineare il fatto che il regolamento Superbike prevede già un eventuale riequilibrio tra le due soluzioni, valutato in base alla comparazione tra i risultati conseguiti dalle due/quattro cilindri. Richiesta quindi rispedita al mittente per “mantenere un assoluto equilibrio regolamentare, senza privilegiare una o più case in particolare.” La Superbike, senza la Ducati quella “vera” e “rossa”, perde la casa più rappresentativa della sua storia. La Ducati, probabilmente, una principale caratteristica della sua identità, scontrandosi con la propria anima sportiva che ha accattivato simpatie e passioni di miglia di Ducatisti e appassionati nel mondo. Valerio Piccini

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