MotoGP: Rossi si prende la Ducati sulla spalla (quella buona)

MotoGP: Rossi si prende la Ducati sulla spalla (quella buona)

Il bilancio dell’esordio con Ducati di Valentino Rossi

“Non siamo qui per fare settimi posti”. Le parole di Valentino Rossi espresse dopo l’esordio con la Ducati a Losail sono un invito a nozze per dar vita ad un “processo” sul momento del nove volte Campione del Mondo. Limitarsi al risultato sarebbe soltanto un pretesto per dare addosso alle problematiche incontrate in questi primi mesi del matrimonio più atteso degli ultimi anni: prevedibilmente difficili, al di sotto le aspettative generali, perchè no, comprensibili. Non si può giudicare la prestazione senza tener conto dell’attuale momento di Valentino, nè tantomeno valutare il settimo posto in Qatar come un totale fallimento. Nemmeno il tifoso più ottimista auspicava ad una riedizione in rosso di Welkom 2004: il più realista qualcosa più del settimo posto sicuramente sì. Era possibile far meglio? Difficile. La condizione fisica del “Dottore”, i passi avanti (mostruosi) della concorrenza e la forza degli avversari non lasciavano spazio ad imprese d’altri tempi, consentendo al binomio Rossi-Ducati soltanto di limitare i danni ponendo le basi verso la risalita a “Lungo termine” riprendendo le parole dello stesso campione pesarese, che ha indicato la seconda metà della stagione (e quindi non più un paio di gare) come il momento propizio per il riscatto. Rossi fa squadra, “Il problema sono io” Valentino Rossi ha ammesso le proprie “colpe”. Con questa spalla infortunata non si poteva far di più, presentando una teoria consolidata. “A fine gara non riesco più a guidare come si deve, e non parlo solo della Ducati perché anche l’anno scorso, dopo l’incidente, nella seconda parte di gara avevo gli stessi problemi“. Niente di nuovo, insomma, ma d’altronde Rossi era stato chiaro già a Madonna di Campiglio: ci vorrà tempo, ancora tre-quattro mesi per ritrovare la piena condizione fisica. In precedenza anche il Dottor Porcellini, che l’ha seguito sin dall’infortunio rimediato in allenamento proprio 12 mesi or sono, aveva ammesso dopo l’operazione del novembre scorso che “Le condizioni della spalla erano davvero critiche: Valentino è stato tenace a correre con una lesione di questo tipo“. Una tegola, ma non è l’unico ostacolo da superare. Il crollo (parziale) a Losail nella seconda parte di gara c’è stato, con Valentino che ha alzato i propri riferimenti cronometrici viaggiando dal 17° giro in avanti sull’1’56” alto. Il problema che nei 16 passaggi precedenti non è mai sceso sotto l’1’56” (comunque meglio delle prove), spiccando addirittura al 15° giro il proprio miglior riferimento cronometrico in 1’56″053 nel tentativo di resistere-rispondere agli attacchi di Ben Spies. A sorpasso subito alla seguente tornata c’è stata un drastico calo prestazionale, proprio quando gli avversari (non solo Stoner, ma anche Lorenzo e persino lo stesso Spies) senza troppe difficoltà martellavano sull’1’55”. Un calo, più che un crollo, ma in questa MotoGP straordinariamente competitiva sufficiente per alzare bandiera bianca (vedi Dani Pedrosa ed i problemi al braccio sinistro) e concludere in settima posizione da miglior Ducatista in classifica, con la speranza di risalire la china per Jerez dove ci dovrebbero esser “Meno difficoltà“, in un tracciato dove la spalla (a suo dire) dovrebbe faticar meno in attesa di tempi migliori. Torna così d’attualità la vittoria dello scorso anno a Sepang, “Quasi un miracolo” per Valentino rispondendo alla teoria della spalla dolorante “a risultato”. L’involuzione Ducati Rossi ha parlato soltanto in seconda battuta dei problemi Ducati. “Non c’è solo la spalla naturalmente, dobbiamo anche migliorare la moto perché dall’anno scorso gli altri hanno fatto un passo in avanti evidente“. Anche la Ducati, sul piano prestazionale, li ha fatti nell’ordine di qualche decimo. Decimo, appunto, quando Honda e persino la Yamaha in ritardo motoristico si sono di gran lunga migliorate. Se il binomio Rossi-Ducati è tutt’ora un’incognita, resta da spiegare l’involuzione di Nicky Hayden, passato in 12 mesi proprio a Losail dal lottare per il podio (quarto beffato soltanto in volata) a chiudere in nona posizione a 27 secondi dalla vetta. Piuttosto significativo, anche perchè tutti si ricordano di una Ducati vincente negli ultimi round 2010 con Stoner, in grado a Valencia di qualificarsi in 1° (con l’australiano) e 5° posizione (con Hayden, KO in gara). Riprendendo le parole di Claudio Domenicali al “Wrooom” di Madonna di Campiglio, quest’anno per la Ducati inizia la “terza era” in MotoGP, evitando il confronto con i successi recenti: per i Ducatisti senza dubbio una realtà difficile da accettare. Piano di rilancio Dopo Losail, al box Ducati si riparte da -16: i secondi subiti in gara, i punti di svantaggio in campionato. Ma si può ancora pensare e parlare di obiettivo-mondiale? Se per Valentino l’imperativo è di “Migliorare per la seconda parte della stagione“, la risposta non può che esser negativa. Ci sarà tempo per il riscatto, per togliersi qualche soddisfazione e tornare a vincere magari dal Mugello (o giù di lì), ma in questo momento l’oggettiva realtà non lascia spazio ad ambizioni nell’immediato. E’ già la sfida più difficile per Valentino Rossi (e Ducati)?

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