MotoGP: il venerdì di prove a Laguna Seca con sempre Pedrosa, Lorenzo, Stoner

MotoGP: il venerdì di prove a Laguna Seca con sempre Pedrosa, Lorenzo, Stoner

di Redazione Corsedimoto

Laguna Seca, in linea puramente teorica, dovrebbe risultare come una tappa anacronistica del calendario iridato: 3610 metri da affrontare a 160 km/h di media, ogni curva è una libidine dall’infinito Andretti Hairpin al curvone sinistrorso in discesa intitolato a Wayne Rainey, il tutto passando attraverso la celebre compressione in discesa del “Cavatappi”. Un tracciato unico nel suo genere, atipico rispetto agli standard attuali dei circuiti di mezzo mondo, ma che presenta a grandi linee i consueti valori in campo della MotoGP. Gira che ti gira, tre de “I Fantastici 4” della classe regina si ritrovano a braccetto nelle prime tre posizioni al termine dell’inaugurale giornata del Red Bull U.S. Grand Prix 2012: Dani Pedrosa, Jorge Lorenzo, Casey Stoner, sono sempre loro a giocarsela pur incontrando ciascuno problemi di vario genere e tipo. Presentatosi con l’imperativo di dare una svolta dopo la “sconfitta” subita al Mugello al fine di recuperare parte dei 19 punti di svantaggio in classifica, Dani Pedrosa ha iniziato subito a spron battuto riuscendo, nella seconda sessione di prove libere, a concretizzare il proprio “ideal time” in 1’21″088 perfezionando l’1’21″424 siglato nella mattinata in sella alla Honda RC213V “Pre 2013”. Un nuovo motore che rende la “RCV più stabile e dolce nell’erogazione“, ma soprattutto “un passo avanti nella gestione del freno motore“: quello che cercava il tri-Campione del Mondo e vincitore a Laguna Seca nel 2009, ormai deciso a proseguire con la nuova RCV, non prima di trovare indicazioni utili in merito alla scelta delle gomme per la gara. Dura o morbida? Per Dani “Le gomme dure vanno un po’ meglio“, mentre il suo più diretto inseguitore e capo-classifica di campionato Jorge Lorenzo si è “Trovato meglio con le morbide“, sebbene con le dure non sia poi andato così male, testimoniato dal solito passo-gara da “Martillo” con complessivamente 14 passaggi (!) tra mattino e pomeriggio sotto il muro dell’1’22”. Come costanza l’iridato 2010 resta un mostro, anche se “Resta da migliorare il feeling con la moto“. Tradotto, il week-end non è iniziato in maniera formidabile come al Mugello, tanto da trovare “Un set-up sbagliato che ci ha fatto perder tempo prezioso“. Di certo, con questa progressione e con soltanto un T4 apparente “tallone d’achille” della propria M1 rispetto alle RC213V Factory, il maiorchino si conferma “incontentabile”, quasi ingiustificato pensando alle difficoltà incontrate da Casey Stoner, in pista con una Honda “ibrida” (motore nuovo, telaio attuale), ma che “Si muove molto in entrata e uscita di curva” specie con la morbida che presenta l’ormai consueto “morbo del chattering”. Dal rendimento altalenante (come spesso capita per il Campione del Mondo in carica l’analisi del venerdì risulta esser oggettivamente incomprensibile), Stoner confida in domani per ridurre i 3/10 di svantaggio e staccare il “secondo gruppo” composto dal terzetto Yamaha formato dal partente Ben Spies, dalla certezza Andrea Dovizioso e da un Cal Crutchlow incappato in una rovinosa caduta “Inspiegabile” all’altezza della curva 10 subito dopo il discesone della Rainey Curve. Una battuta d’arresto per il britannico, altrettanto per Valentino Rossi partito tutto sommato discretamente nella mattinata (7°), a terra nel pomeriggio alla curva 3 per una dinamica spiegata dallo stesso 9 volte iridato: “E’ stato un mio errore perché sentivo che la gomma morbida andava bene, avevo molto “grip” e ho spinto subito forte. Non ho tenuto conto che davanti avevo una gomma dura che, quando sono arrivato alla curva tre, tra l’altro un po’ troppo largo, probabilmente non era ancora in temperatura“. Stop forzato per il “Dottore”, pur sempre con regolarità sopra l’1’23” (a 1″6-1″7 dal terzetto in fuga), ma con la speranza di “Stare nel secondo gruppo con Dovizioso e Crutchlow“, missione condivisa da un Nicky Hayden fresco di rinnovo contrattuale con Ducati e dai piloti “clienti” Honda Alvaro Bautista (ancora a terra) e Stefan Bradl che scopre per la prima volta Laguna Seca con una MotoGP dopo una precedente presa di contatto con una CBR 1000RR Fireblade di serie dello scorso mese di aprile. Con Toni Elias a 3″6 dalla vetta al ritorno in MotoGP con la Ducati Desmosedici GP12 Sat ex-GP Zero del Pramac Racing Team orfana di Karel Abraham, ben figurano le due ART-Aprilia del team Aspar con la solita doppietta tra le CRT Espargaro-De Puniet nonostante una mattinata persa per problemi di elettronica prontamente risolti per il pomeriggio. Con le due ART in fuga, agli avversari resta il terzo gradino del podio tra i “Claiming Rule Team” con Colin Edwards in gran spolvero sul tracciato dove, nel 2002, iniziò la cavalcata di 9 vittorie consecutive nel Mondiale Superbike (con annesso titolo iridato), seguito dai nostri Mattia Pasini, Michele Pirro e Danilo Petrucci alla scoperta di Laguna Seca rimandando i propositi ambiziosi a domani. Prevedibilmente non incide invece l’esordiente “APR”, acronimo di “Attack Performance Racing”, prima CRT “Made in USA” realizzata proprio dal team/preparatore Attack Performance capeggiato da Richard Stanboli ed affidata al veterano del panorama AMA Pro Road Racing (vincitore della 200 miglia di Daytona nel 2007 sempre con Attack) Steve Rapp. Motore Kawasaki Ninja ZX-10R da 220 cavalli (3 a disposizione nel week-end secondo regolamento per le wild card), sospensioni Ohlins, freni Brembo, impianto di scarico Leo Vince, centralina elettronica MoTeC, ma soprattutto un solo test all’attivo 10 giorni or sono al Buttonwillow Raceway Park con il cronometro che non lascia scampo: 1’28″016, due-volte-su-due fuori dal 107 %, oltretutto più lento dell’1’27″291 siglato poco dopo dallo stesso Rapp con una Kawasaki Ninja ZX-10R “Full Superbike” schierata sempre del team Attack nel corso delle prime prove dell’AMA Superbike. “Attack” già rimandato al prossimo 19 agosto ad Indianapolis? Alessio Piana (Twitter: @AlessioPiana130)

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