MotoGP: arrivederci Suzuki, 51 anni di storia nei Gran Premi

MotoGP: arrivederci Suzuki, 51 anni di storia nei Gran Premi

Dal 1960 al via dei GP, dal 1974 nella classe regina

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Le case vanno e vengono nel motociclismo, ma l’uscita di scena (seppur “temporanea”) della Suzuki nel mondo dei Gran Premi lascia il segno. Giusto 51 anni di partecipazione al Motomondiale, dal 1974 sempre presente nella classe regina per un bottino complessivo di 30 titoli iridati (11 in 50cc, 6 in 125cc, 13 in 500cc) e 155 vittorie. Dal 1960 la casa di Hamatsu non mancava l’appuntamento con i Gran Premi, attraversando gloriosi periodi di successo (in 500cc soprattutto tra gli anni ’70 e ’80), ma anche di lunghi digiuni, portando in trionfo leggende di questo sport come Barry Sheene, Kevin Schwantz, i nostri Marco Lucchinelli e Franco Uncini sino ad arrivare all’ultimo titolo mondiale nel 2000, ad opera di Kenny Roberts Jr. Una dipartita pesante per la MotoGP, uno scotto difficile da superare per la stessa Suzuki, da mezzo secolo un’icona dei Gran Premi. L’esordio ci riporta infatti al 1960, con la spedizione Suzuki all’Isola di Man con tre 125cc al via, tutte e tre sul traguardo in fila indiana dalla 15° alla 17° posizione. Un apprendistato che ha convinto Suzuki a fare le cose in grande nel 1962: ingaggia il Campione del Mondo 125 Ernst Degner, sviluppa la RM62 e centra subito l’obiettivo finale nella neonata classe 50cc. Alla prima stagione Degner porta la Suzuki in trionfo all’Ultra-Lightweight TT e, quattro mesi più tardi, alla conquista del titolo grazie ad un 13° posto conseguito a Buenos Aires in una gara vinta da un altro pilota Suzuki, il neozelandese Hugh Anderson. Con questa formidabile coppia di piloti, la Suzuki nel successivo triennio vince tutto quello che c’era da vincere nella piccola 50cc: tre titoli costruttori, altrettanti piloti (’62 con Degner, ’63 e ’64 con Anderson) più successi all’Isola di Man, Daytona (doppietta nel 1963 tra 50 e 125), portando in trionfo anche il primo giapponese nella storia del TT, Mitsuo Ito, sul gradino più alto del podio nel 1963. Per la Suzuki non solo 50, ma anche 125cc. Hugh Anderson realizza la celebre doppietta mondiale 50-125 nel ’63, si ripete (nella sola ottavo di litro) nel ’65, ma nel frattempo un altro pilota tedesco domina tra le 50cc nel triennio 1966-1968: si tratta di Hans-Georg Anscheidt, imprendibile secondo le cronache degli anni ’60, rimasto fedele alla Suzuki nonostante la rivoluzione regolamentare ed il primo ritiro ufficiale della casa di Hamamatsu del 1967, riuscendo comunque a vincere da “privato” con la gettonatissima Suzuki RK67, ultimo gioiello della serie RK da 50cc. Prossimi agli anni ’70, chiusa la parentesi tra le piccole cilindrate, il palmares per la casa della grande S è già da leggenda: 11 titoli in 50cc, 4 in 125cc, almeno un titolo mondiale per stagione dal 1962-1968. I successi proseguono nel 1970 con Dieter Braun nella ottavo di litro, ma per la Suzuki arriva il momento di pensare in grande. Nasce il progetto RG500/XR14 per la classe regina, all’esordio la Suzuki nel 1974 in Francia si presenta con Jack Findlay, ma soprattutto con Barry Sheene, già pilota (privato) della casa di Hamamatsu in 125: podio al primo colpo. Nel 1975, nonostante il brutto infortunio a Daytona, Sheene consegna alla Suzuki le prime due vittorie (indimenticabile il duello con Agostini ad Assen), nel 1976 il titolo mondiale. Le RG500 dominano la scena, soprattutto con i colori del team Heron Suzuki e con un giovane Jeremy Burgess in squadra al seguito, tra gli altri, di Barry Sheene, Tom Herron, Pat Hennen, Steve Parrish e Randy Mamola. Se per il titolo piloti Kenny Roberts centra la tripletta dal 1978-1980, la Suzuki si “consola” con sette affermazioni consecutive nella classifica costruttori dal 1976 al 1982, grazie a Barry Sheene (passato nel frattempo a Yamaha), Randy Mamola e ai nostri Marco Lucchinelli e Franco Uncini, Campioni del Mondo rispettivamente nel 1981 e 1982 con il team Gallina. La RG500 diventa RGA, RGB e dal 1981 la mitica RG Γ (RG-Gamma): vittoria all’esordio in Australia con Graeme Crosbky, titolo mondiale con Marco Lucchinelli. Nel 1983 la Suzuki ripone tutte le proprie speranze sul Campione del Mondo Franco Uncini, ma il drammatico incidente di Assen (investito da Wayne Gardner) rovina i piani. Si chiude una trionfale era per la Suzuki, ma nel 1987 si apre una pagina indimenticabile nella storia del motociclismo: nasce la nuova RGV Gamma, in sella Kevin Schwantz. Con i colori Pepsi il californiano conquista la prima di una lunga serie di vittorie nel 1988, diventando ben presto con il suo stile di guida inconfondibile un’icona del motociclismo ed un titolo mondiale. Venticinque vittorie, ventinove poles, ventisei giri veloci con la mitica RGV Lucky Strike, un palmares impressionante nella 500cc più competitiva degli ultimi anni con Wayne Rainey, Eddie Lawson e Mick Doohan della partita. Il titolo mondiale arriva nella tragica giornata a Misano Adriatico del 1993, primo e unico in carriera: nel 1994 con un polso dolorante si difende con strepitose vittorie a Suzuka e Donington, ma nel 1995 è costretto ad appendere il casco al chiodo. Per il team Lucky Strike Suzuki di Garry Taylor è un brutto colpo: al posto di Schwantz si punta sull’ex Campione del mondo Scott Russell, sul sensazionale Anthony Gobert e sul più concreto Daryl Beattie, l’ultimo a portare la RGV al successo a Suzuka ’95. Inizia un periodo buio per la Suzuki senza vittorie, podi, senza gloria: spopolano le Honda, le 500 made in Hamamatsu concludono nelle posizioni di rincalzo con Nobuatsu Aoki il pilota più rappresentativo. Cambia tutto nel 1999 con l’ingaggio di Kenny Roberts Jr: si torna a vincere a Sepang dopo un lustro, 2° in campionato, pone le basi per la conquista del titolo iridato nel 2000. Nella stagione d’esordio di Valentino Rossi, la Suzuki è sul tetto del mondo con quattro vittorie all’attivo: come sul fine degli anni ’70 vince un Roberts, ma questa volta è in sella ad una RGV500… Sembra l’inizio di una “rinascita” Suzuki nella top class, ma il 2001 riserva soltanto una fortunosa (ma emozionante) vittoria a Valencia con il nuovo acquisto Sete Gibernau alla guida. Il 2002 rappresenta la rivoluzione con il ritorno delle 4 tempi, la 500cc diventa MotoGP e la Suzuki decide di anticipare di un anno i programmi: abbandonata la RGV500, debutta sin dalla prima gara in calendario la GSV-R, 4 cilindri a V 990cc, sigla di progetto “XRE0”. Akira Ryo, tester e occasionale wild card a Suzuka, sorprende tutti a Suzuka chiudendo al 2° posto alle spalle soltanto di Valentino Rossi con la missilistica Honda RC211V ufficiale. Un “exploit” isolato: è un momento di crisi per la Suzuki che passa già al secondo round da Dunlop a Michelin, KRJR è l’ombra di se stesso, Gibernau si fa notare soltanto a Estoril, dominatore sul bagnato prima di una scivolata. Per il 2003 la Suzuki perde in un sol colpo proprio Gibernau ed il main sponsor Telefonica Movistar, la nuova GSV-R XRE1 viene affidata al riconfermato Kenny Roberts Jr e al giovane nuovo acquisto John Hopkins. I primi risultati arrivano soltanto la stagione successiva con una pole di “Junior” in Brasile, nel 2005 Kenny sale sul podio a Donington al suo ultimo anno di Suzuki. Cambia anche la gestione al box, Garry Taylor cede il testimone a Paul Denning che per il 2006 veste le GSV-R dei colori Rizla ed ingaggia Chris Vermeulen, rivelazione del Mondiale Superbike. Con il giovane duo Hopkins-Vermeulen la Suzuki punta ad un anno di transizione (legittimato con la sorprendente pole dell’australiano a Laguna Seca) concentrandosi sullo sviluppo della 800cc per il 2007. Una mossa lungimirante, una scommessa in parte vinta: nell’era MotoGP è il miglior anno della casa di Hamamatsu che riassapora il gusto della vittoria a Le Mans con Chris Vermeulen, imbattibile sotto la pioggia. Arrivano podi e risultati convincenti con i due piloti: l’ex iridato Supersport è 5° in classifica, John Hopkins 4°, ma lascia il team Rizla per firmare con Kawasaki. La compagine riparte da zero puntando su Loris Capirossi che regala qualche bella prestazione in prova, ma la vittoria resta un pensiero utopistico. “Capirex” resterà per tre anni con la Suzuki, Vermeulen nel 2010 cederà il testimone ad Alvaro Bautista. Il resto è storia recente: da due ad una sola moto in gara nel 2011 (eccezion fatta per due wild card con il gradito ritorno di John Hopkins), il ritiro per la stagione 2012 nonostante un promettente test con Randy De Puniet all’Autodromo Ricardo Tormo di Valencia. Da dominatrice delle piccole cilindrate alla “golden era” in 500cc, la Suzuki saluta il mondo dei Gran Premi: per fortuna non un addio, ma un arrivederci al 2014. Alessio Piana

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