Moto2: intervista a Michele Pirro

Moto2: intervista a Michele Pirro

Protagonista nel mondiale Moto2 con il team Gresini

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Michele Pirro ha sicuramente ottenuto il successo più importante della sua carriera lo scorso 6 novembre all’autodromo Ricardo Tormo di Valencia, quando in sella alla sua Moriwaki MD600 schierata dal Team Gresini ha centrato la prima affermazione nel Mondiale Moto2, all’ultima occasione stagionale disponibile. Una gara condotta in maniera magistrale, una vittoria ideale per il team di Fausto Gresini dopo la tragica scomparsa di Marco Simoncelli. Pirro ha così concluso nei migliori dei modi una stagione 2011 d’esordio nella categoria non certo facile, che gli ha consegnato il nono posto in classifica piloti e gli ha regalato un altro podio (terzo posto)  nella gara di Silverstone. Non ancora certo se il suo futuro sarà in MotoGP (CRT) o ancora in Moto2, Michele Pirro ha parlato ai microfoni di BIKEracing.it commentando la stagione trascorsa con un occhio verso quella che verrà. A Valencia hai ottenuto una vittoria fondamentale per te, per la squadra e per il motociclismo in Italia. Come ti senti? “Credo che questa sia stata la vittoria del gruppo, perché siamo stati uniti dopo quello che è successo a Marco. Sicuramente lui, dalla sua, ha fatto la sua parte e questo successo l’ho voluto dedicare a lui, perché comunque eravamo compagni di squadra. Quello che è successo in Malesia non si può cancellare, era il minimo che si potesse fare ed è da stimolo per il prossimo anno, per lavorare in un’ottica diversa. Ha un poco alleviato lo sconforto che c’era, non cancella ovviamente ciò che è successo, però può dar forza per ripartire a me, alla squadra ed a tutte le persone che hanno sofferto tantissimo. La mia dedica è per Marco, ma soprattutto per la sua famiglia perché è quella che soffre di più adesso.” E’ stata comunque una stagione dura… “E’ stata una stagione durissima. Sinceramente mi aspettavo di più perché il fatto di correre con Gresini, con la moto Campione del Mondo porta in alto le tue aspettative. Invece ho dovuto fare i conti con una moto non certo competitiva. Questo mi è pesato non poco perché questa stagione rappresentava per me un investimento e vedere questo non andare a buon fine è stato un vero peccato. Nonostante tutto con l’ultima vittoria siamo riusciti bene o male a salvare la stagione, ho concluso nono nel mondiale con due podi ed una vittoria, ho cercato di dare il massimo. Sono contento del fatto che, anche quando sono arrivato decimo o dodicesimo, ho sempre dato il massimo, questa è la cosa che mi rende più felice. Inoltre ho dimostrato che, quando il mezzo conta un po’ meno, riesco a fare la differenza. Spero che anche gli addetti ai lavori se ne siano accorti.” Come hai visto le differenze tra i due paddock? “Il paddock della Superbike è più familiare, molto più vicino a quello del CIV. Invece quello della GP è molto più chiuso, anche se nel Team Gresini ho trovato una grande famiglia. Quindi grazie a questa cosa ho sentito un po’ meno la differenza. Però come ambiente quello della MotoGP è molto più riservato e molto più esclusivo. Per come sono io mi piace più quello Superbike, è indubbio però che la MotoGP ha tutta un’altra visibilità e forse per una crescita di livello agonistico quel salto andava fatto.” Si parla di te per un passaggio in CRT oppure di una permanenza in Moto2. Come sono divise le due possibilità a livello di percentuale? “50 e 50. Io vorrei rimanere in Moto2 per confermare le mie prestazioni. Quest’anno molte piste per me erano nuove, quindi l’anno prossimo partirei già con un handicap di meno. Ora conosco meglio la categoria, ho fatto nono nel Mondiale e quindi si potrebbe provare a far meglio. Solo che non è facile. Sto valutando, ci sono in ballo la CRT, che non mi entusiasma, però delle volte ti ritrovi a che fare con delle situazioni che vanno al di là di ciò che sono le tue reali preferenze.” Quanto delle tue capacità hai espresso secondo te, in percentuale? “Non lo so, però credo di poter migliorare ed un po’ alla volta cercare di crescere. Penso alla maggior parte dei miei colleghi che, alla mia età, si ritrovano già con 15-20 anni di esperienza alle spalle partendo dalle Minimoto. Io sono 10 anni che corro, ho iniziato con le moto grosse. Penso ancora di poter far bene e sicuramente ho ancora tanto da migliorare, spero solo di poter avere l’opportunità di farlo.” In quali punti pensi di dover migliorare? “Lo stile di guida e la gestione della gara, se si esclude quella di Valencia che è stata incredibile. Non si finisce mai di imparare. Mi piacerebbe poter lottare alla pari con i migliori per vedere effettivamente qual è il mio potenziale, magari è più basso dei migliori ma vorrei togliermi questo dubbio. Poi io son del parere che non tutti debbano fare i piloti da grandi, quindi se non dovesse andare farò il poliziotto. Spero di poter avere la possibilità di poter testare appieno il mio valore a parità di condizioni, dopo quello se non mi dovessi dimostrare all’altezza sarei anche disposto a smettere, non mi interesserebbe fare il pilota per prendere soldi e basta.” Valerio Piccini

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