Intervista ad Ayrton Badovini

Intervista ad Ayrton Badovini

Il pilota BMW Motorrad Italia punta a far bene nel 2011

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Dopo un campionato clamoroso disputato lo scorso anno nella FIM Superstock 1000 Cup (nove vittorie su dieci gare e dominio incontrastato su tutto l’arco dell’anno), il biellese Ayrton Badovini si appresta ad affrontare la stagione 2011 del mondiale Superbike con il team BMW Motorrad Italia, lo stesso che gli ha permesso di ottenere il titolo nella scorsa annata. “Speedy” non sembra affatto intimorito da questa nuova avventura, convinto più che mai della validità del pacchetto a disposizione, ma soprattutto delle sue capacità. In questa intervista rilasciata in esclusiva a BikeRacing.it, Badovini ci esprime le speranze e racconta questo fondamentale passaggio della sua carriera di pilota. Come ti senti ora che si può definire la tua nuova avventura in Superbike ufficialmente iniziata, e nell’essere inserito in un progetto così importante? “Senz’altro questa è una grande soddisfazione, è un sogno perché comunque avere materiale e moto buone non è così facile. Ciò che conta è che ti possa essere concesso tutto ciò, questo è un sogno che cercheremo di non lasciarci scappare.” Dopo la conquista del titolo e prima dell’accordo con BMW Motorrad Italia per il passaggio in Superbike non hai vissuto dei giorni sereni “Mah sinceramente l’ho vissuto molto male, perché dopo la conquista del titolo avevo l’opzione con un team della Moto2 che mi doveva scadere, già con un contratto pronto. Io ero molto in dubbio perché BMW sembrava non facesse niente, e mi sono ritrovato a vincere il campionato e al contempo di non avere nessuna proposta e di dover rifiutare quella in Moto2. Non ero felice, ma successivamente ad Imola quando mi è stata data la conferma mi sono tolto una soddisfazione perché tutta la sofferenza e l’attesa è stata premiata.” Ora invece questo nuovo periodo come lo stai vivendo? “Lo sto vivendo molto serenamente e sono molto convinto dei miei mezzi. Mi sto allenando e preparando e vedo le cose in prospettiva, nel senso che dobbiamo renderci conto di ciò che abbiamo tra le mani e questo avverrà ai test e nelle prima gare. Fino ad allora è solo apparenza quella che vivo anche io, quando conoscerò ciò che ho a disposizione me ne renderò conto.” Cosa ne pensi del livello della Superbike di quest’anno? “Bisogna guardare all’interno del mondiale Superbike coloro che ancora non hanno vinto niente rispetto ai piloti titolati. Il campionato fa spavento, ci sono tantissimi piloti pluri-campioni o campioni. E’ un campionato duro e difficile, ma se sei in grado di andare forte vuol dire che sei uno di quelli bravi.” Conosci già il tuo compagno di squadra? “Si si, io ho già fatto una settimana di allenamento con James (Toseland) e gli altri due piloti del team interno in Germania. Siamo amici e tra di noi andiamo tutti d’accordo, poi chiaramente cambia la situazione in un contesto di gara con la competizione vera e propria.” Per te si tratta di un giro di boa, ovvero l’intraprendere una stagione Superbike con un pacchetto potenzialmente di alto livello a disposizione. Come affronti tutto questo? “Hai ragione, però lo affronto con la stessa serenità con cui ho affrontato la Superstock. Mi sento nelle stesse condizioni mentali, poi ovviamente questa è la mia situazione ora che è gennaio, è probabile che tutto cambierà quando saremo a quindici giorni dalla prima gara. Sono sereno, ma forse anche perché non ho ancora preso coscienza di ciò che ho attorno.” Tu sei uno dei pochi piloti italiani che è riuscito a fare un percorso dalle categorie inferiori, fino ad arrivare ad una buona sella, per merito del talento ma anche di tante circostanze favorevoli, mentre per tanti altri la strada non è stata, né sarà altrettanto semplice “Io per primo non ci ero riuscito fino ad ora, posso dire di essere stato fortunatissimo ad essermi ritrovato al posto giusto al momento giusto, ed a sfruttare l’occasione. Ho avuto la fortuna di avere BMW in una situazione di crescita e la fortuna che Ducati si ritirasse, ovvero tutta una serie di coincidenze che hanno reso possibile questo progetto. Senz’altro ci sarebbe bisogno di più interesse dalle varie case, verso piloti che non siano solo britannici. Questi vengono presi da giovani, guarda ad esempio Jonathan Rea, gli viene data loro una moto buona e hanno l’occasione di mostrare il loro valore. Gli altri invece finiscono in situazioni di ripiego, dove non possono dimostrare il loro talento e non sono quindi in grado di rilanciarsi.” Valerio Piccini

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