Superbike: Melandri-Ducati, ecco il ragazzo che porterà casino in città

Paolo Gozzi Blog
martedì, 26 luglio 2016 alle 7:03
L'annuncio ufficiale è questione di giorni, forse di ore: Marco Melandri correrà con la Ducati il Mondiale Superbike 2017. Più che una scelta tecnica è un matrimonio di convenienza. In Ducati lo ammettono candidamente: serve un pilota italiano di nome per risolleverare l'audience TV e la Rossa non ci ha pensato molto su. Ma adesso che succede?
INTERESSE – E' stato un po' come nel 2003. Le giapponesi, seguendo la Honda, abbandonaro la Superbike dal giorno alla notte per contrasti con il promoter Flammini sul regolamento tecnico e l'adozione del monogomma. Per salvare il campionato la Ducati mantenne la squadra ufficiale, fornendo a prezzi di favore le “replica” ai team privati. Per un paio d'anni il Mondiale fu una specie di monomarca made in Borgo Panigale, ma si salvò. Tanto che dal 2005 le marche del Sol Levante furono costrette a riaffacciarsi. Adesso la situazione non è così drammatica, i problemi sono soprattutto in Italia e sono concentrati sul fronte TV. Mediaset ha preso i diritti a peso d'oro (2,4 milioni l'anno) e gli ascolti ultimamente sono crollati: gara 2 di Laguna Seca, per altro uno show fantastico, su Italia 1 ha fatto appena 140 mila spettatori. Ai tempi di La7 il record negativo fu 450 mila. Dopo il round americano ci sono stati febbrili contatti tra la TV del biscione e Aruba, la webcompany che è anche proprietaria del team Ducati Superbike. L'ingaggio di Melandri è stato deciso dallo sponsor e avallato in fretta dal vertice dell'azienda.
SCOMMESSA – L'aspetto sportivo della questione, cioè se Melandri funzionerà, è secondario: serviva un pilota “mediatico” e Marco lo è. MM33 non girerà a breve, ma sicuramente la prima volta sulla Panigale farà sensazione, poi ci saranno i test invernali e l'avvicinamento al campionato. Da adesso in poi non si parlerà solo del dominio di Jonathan Rea. Per sponsor, Ducati e pilota è una scommessa senza ritorno perchè a fine 2017 scadranno tutti gli accordi: un flop di Marco potrebbe significare il ridimensionamento dell'impegno di Aruba (adesso sui tre milioni €) e perfino di Ducati. Tutti saltano senza rete. Ma a livello giornalistico il rischio è pathos. Perfetto.
SUCCESSO – Melandri in Superbike ha già corso con Yamaha, BMW e Aprilia, vincendo con tutte: 19 volte, in 102 gare, con una percentuale di presenze sul podio vicina al 50%. Melandri è un top e trova una Panigale che ha poco da invidiare alla Kawasaki. Avrà alle spalle un superteam e l'intero reparto corse, perchè ultimamente la Rossa si sta impegnando in Superbike senza risparmio. Dunque potrà avere quello che serve per adattare il pacchetto alle sue esigenze. I punti interrogativi, ovviamente, sono tanti. Melandri non ha mai corso con la bicilindrica 1200, è fermo da giugno 2015, ma sarebbe meglio dire da più di due anni perchè la breve comparsata con Aprilia MotoGP non fa testo. A febbraio 2017, quando comincerà la battaglia contro Rea, avrà 35 anni e sulle spalle una pressione enorme. Avrà capacità e voglia per sopportarla?
TEAM – L'arrivo di Melandri cambia gli equilibri all'interno del box. Chaz Davies si considerava ormai il punto focale dell'operazione Superbike e anche il popolo ducatista cominciava a considerarlo uno della famiglia. Chaz e Marco sono già stati compagni di squadra in BMW nel 2013 e finì quasi alla pari: Melandri 4° finale con 359 punti, Davies quinto con 290, tre vittorie a testa. Non si amano (eufemismo) e viste le premesse Davies correrà contro l'interesse dello sponsor e della TV italiana. Chaz sarà come Lorenzo in Yamaha con Rossi, cioè il nemico in casa. Tra l'altro il gallese non ha ancora firmato il rinnovo, anche se siamo ai dettagli. Invocavamo da tempo l'arrivo di un ragazzo cattivo che portasse casino in città. Adesso c'è.

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