Cosa faceva a
Laguna Seca per la Superbike il gran capo della
Bridgestone Hiroshi Yamada? Ufficialmente era in California per farsi un'idea dei termini del bando di gara per la monofornitura del MotoAmerica, visto che Dunlop è in scadenza. Ma che Yamada abbia scelto proprio Laguna Seca forse non è casuale. Forse voleva dare un'occhiata anche al Mondiale? Probabile...
MotoAmerica è gestito da una società che fa capo all'ex iridato Wayne Rainey ma la
Dorna appoggia l'operazione in ogni modo, e non è fantasioso pensare che le trattative di alto livello, come quella per il gommista unico, siano gestite in prima persona dagli spagnoli. E' trapelato, per esempio, che la società che prenderà il posto di Dunlop dovrà partecipare in maniera diretta alla promozione del MotoAmerica, che sta un po' languendo: la formula non ha preso lo slancio che i promotori si aspettavano e siamo ancora ben lontani dai fasti dell'Ama Superbike di una volta. In MotoGP l'azienda giapponese investiva moltissimo in iniziative collaterali, avvalendosi di testimonial d'eccezione come Valentino Rossi.
Ma l'operazione MotoAmerica potrebbe anche essere vista come propedeutica allo sbarco nel
Mondiale Superbike. L'accordo
Dorna-Pirelli scade a fine 2018, quindi
Bridgestone ha tutto il tempo per una tranquilla pianificazione. A livello tecnico non ci sono problemi, Bridgestone sbanca da anni il campionato nipponico e la 8 Ore, per cui la specifica esperienza sulle Superbike non difetta. Dorna e Yamada hanno una strettissima relazione, collaudata in sette stagioni di fornitura MotoGP e l'arrivo di partner di questa dimensione contribuirebbe a ridare slancio alla serie. Negli ultimi tempi
Pirelli ha fatto trapelare dissapori con Dorna su vari fronti: tecnici, strategici e pubblicitari. Ai tempi di Flammini il gommista italiano aveva mano libera ed era praticamente padrone del paddock. Adesso, con il nuovo règime, anche l'aria che si respira ha un prezzo. Pirelli è fornitore unico dal 2003, da quando è partito il monogomma. Bridgestone potrebbe rompere il monopolio. Il Mondiale sembra destinato a diventare sempre meno italiano-dipendente.