Subito un altro morto al TT, che sia il caso di cambiare?

Subito un altro morto al TT, che sia il caso di cambiare?

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Franck Petricola, francese di 32 anni, un solo giro al TT. Poi la morte (Crash.net)

Neanche il tempo di cominciare e già si muore al TT. Il francese Franck Petricola, 32 anni, si è schiantato nel velocissimo tratto di Sulby Crossroads durante le prime qualifiche della gara Superbike che si correrà sabato 6 giugno. Dovevano essere giri d'assaggio e invece è stata la 233° tragedia dal 1907 in questa folle sfida al destino volando a 330 km/h tra case, alberi e muri. Nel 2014 ci furono due morti in gara, adesso si ricomincia: negli ultimi anni, invece di diminuire, gli incidenti sono in drastico aumento. Amatori, professionisti, esperti, novizi: l'Isola di Man non guarda in faccia a nessuno. E' l'ora di chiedersi che senso abbia e se non sia il caso di cambiare. Radicalmente. Morire così, dopo un solo giro di prova, che senso ha?

COS'E' – Il TT si corre su un tracciato stradale di 60,6 km all'Isola di Man, in mezzo al mare tra Inghilterra e Irlanda. Fino al 1976 qui si correva la tappa inglese del Motomondiale, poi i piloti capeggiati da Giacomo Agostini – dieci successi in sedici gare – dissero basta. Ma anche senza titolarità iridata il fascino è rimasto. E negli ultimi anni è ulteriormente esploso valicando i confini del Regno Unito. Anche in Italia il TT è sempre più famoso. Per tanti appassionati è “la corsa”, altro che MotoGP e Superbike. Il programma dura una settimana e conta nove gare di ogni cilindrata, con una cinquantina di partenti. I piloti che ci vivono saranno una decina, gli altri sono amatori.

IMPATTO FATALE – Petricola era uno di questi. Correva abitualmente nell'IRRC, International Road Racing Championship, un campionato in sette tappe che si corre in Olanda, Germania e Republica Ceca. Anche lì tra campi e case, come al TT, ma senza lo stesso fascino e clamore. Correre all'Isola di Man era il sogno di Franck e nel 2014 era sfumato all'ultimo perchè si era infortunato alla NorthWest 200, tra i marciapiedi dell'Irlanda del Nord. Questa volta ce l'aveva fatta. Un giro e mezzo, poi la morte. Sulby Crossroad è il tratto più veloce, le Superbike toccano i 330 km/h. “Il rettilineo è così lungo che mi serve per prendere fiato e rilassarmi” ha raccontato alla Gazzetta Stefano Bonetti, pluricampione italiano della velocità in salita, uno dei due italiani al via di questa edizione. Forse Franck si è rilassato troppo. Chissà. A quella velocità la strada tra gli alberi diventa una sottilissima lama. Basta un guasto, o un impercettibile errore, per lasciarci la vita.

DUE MORTI 2014 – Un anno fa il TT è costato la vita a Karl Harris, 32 anni, ex campione europeo della Stock1000, ultimamente uno degli assi della serie nazionale britannica. Era la seconda volta che correva all'Isola di Man, gli è stata fatale la curva intitolata a Joey Dunlop, il più grande di tutti dall'alto dei suoi 26 successi. Harris era un grande professionista ma qui non ti salvi neanche con l'esperienza, la bravura e la classe. Pochi giorni prima era toccato a Bob Price, un dilettante di 65 anni finito a tutta velocità contro la facciata del pub di Ballaugh Bridge. Un incidente ripreso col telefonino da due spettatori e subito postato su youtube: due milioni di visualizzazioni in un anno. Una dinamica assurda, una tragedia quasi irreale. Le immagini sono troppo crude per finire qua sopra, se volete vedere come si muore al TT cercatele da soli.

DIRE BASTA? – Io amo Tourist Trophy e le altre gare stradali. Nessuno obbliga nessuno a correrci, sono tutti adulti consenzienti: chi corre, chi organizza, chi guarda, chi scrive. E' ora di domandarsi perchè si muore così tanto, cosi spesso, così per niente, anche in un banale giro di assaggio. Le moto di oggi sono troppo potenti, sofisticate e veloci? Sicuramente. Ma anche andando la metà si  morirebbe comunque. Forse abbiamo passato il segno. L'esaltazione e il fascino stanno svanendo di fronte a lutti sempre più frequenti. E se cambiassimo? Il TT è nato come gara di regolarità, perchè non tornare drasticamente alle origini? Il rimedio sarebbe semplice, non vince chi va più forte ma chi nell'arco dei giri designati riesce a replicare con più precisione gli stessi tempi, anche correndo ad andatura prudenziale. Non è una bizzarria, questa formula sta per partire in Italia nella velocità in salita per dilettanti. Restano comunque le moto, la velocità, le case, gli alberi e un po' di rischio. Potrebbe bastare, no?

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  1. userID_11648382 - 2 anni fa

    Caro Paolo Gozzi,
    ho letto il suo articolo e la discussione successiva e mi trovo in disaccordo quando Lei dice che si limita a considerare la questione solo dal punto di vista tecnico e non morale. Difatti la sua esigenza di discutere l’aspetto tecnico parte esattamente da un problema a monte che è quello morale, ossia, che nella nostra società vediamo la morte come qualcosa di inaccettabile.
    Vede, la morte è considerata, oggigiorno, sotto l’influenza della nostra cultura occidentale, come una cosa assolutamente negativa, la cosa peggiore che possa capitarci. Ne abbiamo paura, ma non per questo essa è evitabile. Chiunque è soggetto ad essa, nessuno può sfuggire da lei. Allora mi viene da dire, perché una cosa così naturale come la nascita di un individuo è vista con paura invece che con consapevolezza? la risposta ovvia è che l’uomo moderno, quello occidentale in particolare, essendo puramente sotto influenza di una cultura materialista non riesce a “vedere” al di là della fine della vita. Per l’uomo scientifico esiste solamente tutto ciò che si può toccare, vedere e sentire, tutto il resto non c’è o non è reale. Guai a pensare il contrario verresti preso per pazzo!! o escluso…Non è accettabile oggi che l’esistenza continui anche oltre ma sopratutto non è accettabile che ci sia anche qualcosa prima della nascita che insomma la vita è solo un passaggio di qualcosa di più grande che si chiama esistenza. Da questo punto di vista le culture dell’estremo oriente sono millenni avanti a noi, per esse la morte è solo una tappa della nostra esistenza come lo è la nascita. 
    Questa cecità riguardo a tutto ciò che sta “oltre” è la causa della nostra paura, causata dal fatto che non sappiamo cosa ci sia dopo la vita. Siamo sicuri solamente che tutto ciò che abbiamo fatto e ottenuto verrà cancellato. Una persona attaccata a questa esistenza materiale non riesce ad accettare ciò. Il problema che si pone, però, a questo punto è che una persona con tale visione diventa ricattabile e perde di conseguenza la sua libertà. Così, la paura viene utilizzata come strumento di controllo dai governanti, grazie alla paura si riesce a far digerire al popolo misure drastiche di controllo o perché no di “austerity”. …
    Vista da un altro punto di vista la morte è una liberazione dai nostri problemi e dalle nostre sofferenze, dalle menzogne, dai ricatti e dai torti subiti, dai tormenti e dalle ossessioni, dalle insoddisfazioni e dalle lotte quotidiane per portare a casa la pagnotta. La morte dunque vista come strumento di passaggio a una nuova esistenza, insomma una trasformazione. Una nuova rinascita si cela dietro di essa. 
    Perché non vederla in questo modo? perché non accettare che un altro la veda a questo modo? I morti (sorridenti in vita) del TT, sono passati dall’altra parte liberandosi dai doveri e dalle sofferenze, beati i morti del TT!!
    Erano consapevoli e hanno accettato i rischi, facevano ciò che amavano, non correvano dietro ai soldi correvano per passione. Lasciamoli stare non c’entrano nulla con queste faccende materiali loro ormai stanno altrove, non usiamoli per cercare di imporre il nostro punto di vista su altre persone. 
    Questo per quanto riguarda l’aspetto moralespirituale.
    Ora, per quanto riguarda l’aspetto tecnico, semmai dovesse ancora sussistere, vorrei sapere perché 2 morti al TT suscitano più clamore e scandalo di altre morti che avvengono durante sport considerati non estremi? 
    Prendiamo ad esempio la maratona:
    Nell’ottobre del 2009 morirono 3 (tre!) persone durante la maratona di Detroit. http://www.foxnews.com/story/2009/10/20/autopsies-for-three-who-died-in-detroit-marathon-inconclusive.html
     Addirittura i media si sono allarmati per questo fatto, cosa rara per questo genere di eventi, nonostante la media sia dai 4 ai 6 morti per anno durante le sole gare, i dati non tengono conto delle ore spese durante gli  allenamenti. Ma qualcuno si è mai sognato di ridurre la lunghezza della maratona? o cercare di imporre che vince chi mantiene una velocità più costante lungo tutto il percorso? I maratoneti devono sottoporsi a visite mediche così come i motociclisti devono indossare il casco, due modi cercare di arginare la morte ma a quanto pare insufficienti per evitarla al 100%. 
    Certo, sono molte di più le persone che corrono maratone che quelle che vanno al TT, ma almeno questi ultimi sono consapevoli dei rischi, un maratoneta amatore non lo è. E’ il nostro perbenismo politicamente corretto che ci fa gridare contro la morte, sì, e a quanto sembra solo contro alcune…
    La gente muore, fa questo da chissà quanti millenni, sarebbe ora di accettare questo fatto e vederlo per quello che è realmente. Forse sarebbe meglio concentrarci sulla qualità della vita piuttosto che sulla singolarità dell’evento chiamato morte.
    Lunga vita al TT.

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    1. Paolo Gozzi - 2 anni fa

      Salve, grazie per il suo pensiero, decisamente emozionante.
      Spero che i tantissimi amici del blog lo leggano.
      Credo che aldila’ delle sensibilita’, delle differenti filosofie di vita c’e’ un pensiero forte che ci unisce tutti: lunga vita al TT! Saluti

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  2. userID_11646066 - 2 anni fa

    Scusate egregi…
    io sull’ IOM ci vivo. Vedo ed incontro questi ragazzi più volte in un anno e VI GARANTISCO che non hanno il volto di condannati al patibolo, anzi….
    Forse… da qualche parte… qualcuno…. ha seriamente pensato che dare giudizi serva a qualcosa.
    Le gare dell’Isola non fanno parte dei Campionati “strafighi” ma del Road Racing Championship che, invero, già solo come dicitura implica (esplico per coloro che amassero assurgere alla posizione pilatesca di giudici dei fatti altrui..) NON CI VOLETE…CI FACCIAMO UN CAMPIONATO PER CONTO NOSTRO! ma almeno Santi Numi.. NON ROMPETE L’ANIMA. Un morto. Un altro. Uno ancora…. ma signori….
    Dichiarazioni pubbliche a parte ma che diamine ve ne frega. Fate le “signorine indignate”…chiudete il gas! ma prima…chiudete la bocca per piacere.
    P.S.: nessuno ha mai potuto ne mai potrà spero.. vedere il muso che ha una persona sotto il casco un decimo prima di schiantarsi… ma plausibilmente fino al decimo prima…sorrideva!!!
    Mai visto Pedrosa Sorridere eppure parrebbe uno molto più “fico”.
    o no?
    e…. per tutti i becchini che si svegliano solo a morto in casa…. non vi spiace se ci tocchiamo un poco vero?
    Grazie Molte e mi scuso se il mio italiano non è più così ottimale, noi, gente di moto, ci perdoniamo comunque.
    Giacomo Mussano, Castletown

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  3. Ventitrer - 2 anni fa

    Se come dici tu, sono tutti uomini adulti, consapevoli.. Perchè non ti fai i fatti tuoi?

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    1. Paolo Gozzi - 2 anni fa

      Perchè il mondo è organizzato così: succedono cose, alcuni commentano, altri leggono. Sono almeno un paio di millenni che va avanti così.

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  4. bepvit - 2 anni fa

    Sono d’accordo, una MotoGP al TT non è pensabile, non è compatibile con i salti, i dossi e la necessità di guidare improvvisando tipica delle gare stradali, soprattutto su un circuito di 60 km nel quale spesso variano condizioni climatiche e del fondo stradale… il TT (insieme alle altre gare stradali anglo-irlandesi) è veramente un mondo a parte rispetto ai mondiali GP e Superbike…
    Ma ci pensate, una MotoGP odierna coi sensori che registrano inclinazione, giri della ruota, giri del motore, miscela negli iniettori, rollio, beccheggio, etc, e che segue una traiettoria-binario… al TT il sistema impazzirebbe… bisognerebbe realizzare un versione dedicata solo a questa gara, roba di milioni…
    Vorrei sapere invece il parere degli appassionati su un TT corso solo con piccole cilindrate…

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  5. userID_8301025 - 2 anni fa

    le migliori superbike al tt raggiungono i 310 km/h, io sarei curioso di vedere la ducati MotoGP che al mugello ha segnato 350 km/h cosa sarebbe in grado di fare nel rettilineo di sulby del mountain course che è molto più lungo di quello del mugello e si esce più forte dall’altima curva secondo me almeno 365 km/h per non parlare della media sul giro che verrebbe frantumata! spaventoso per chi guida ma spettacolare per chi osserva!

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    1. Paolo Gozzi - 2 anni fa

      Salve Enrico,
      pensavo esattamente la stessa cosa qualche giorno fa: come andrebbe una MotoGP al TT? Però ci sono alcune cose da osservare: il Mountain Circuit è una strada, non è una pista permanente, ci sono compresssioni incredibili per cui si usano particolari assetti riguardo sospensioni e geometrie. Inoltre i telai vengono opportunmente rinforzati per resistere a questo tipo di sollecitazioni che non si riscontrano in pista. Le MotoGP hanno il telaio rigidissimo, ho forti dubbi che sarebbero “guidabili” nelle parte velocissime con tante compressioni, pensi alla destra velocissima in discesa di Bray Hill. Il tema è molto intrigante, la classica disquisizione che affascina noi appassionati. Grazie per il Suo contrbuto! Saluti

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  6. bepvit - 3 anni fa

    Grazie, il mio intervento era sull’ipotesi “regolarità”… Sul fatto di ridurre le medie sono assolutamente d’accordo anch’io… credo che bandire le 1000 e limitare a 600 potrebbe essere un primo passo, anche se le migliori 600 sono a 190 di media con punte di 280, per cui secondo me la differenza sarebbe poca… limitare a classi “lightweight” sarebbe sicuramente più efficace, ma come già detto bisognerebbe vedere cosa ne pensano addetti ai lavori e fans…
    Grazie della risposta e ai prossimi argomenti!

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  7. bepvit - 3 anni fa

    Caro Gozzi, seguo i suoi articoli con interesse da quando è nato il mondiale Superbike, ho avuto il piacere di incontrarla anche a Pergusa…
    Sevo dire che questa volta sono rimasto sorpreso in senso negativo dal suo commento…
    Credo che un TT senza il fattore velocità sia improponibile… dobbiamo guardare in faccia la realtà: il TT è stato (giustamente) boicottato dagli assi del motomondiale già quarant’anni fa, sembrava pronto a morire e nel ’78 c’era già Hailwood che rientrava a quarant’anni dopo l’esperienza in Formula 2 e Formula 1 e vinceva il Senior con la Ducati… dopo quache anno in cui sembrava una cosa per pochi pazzi irriducibili ha via via ripreso notorietà e oggi brilla di luce propria, come la 24 ore di Le Mans (cosa che non è riuscita alla 500 Miglia di Indianapolis).. le Case hanno smesso di nascondersi e appoggiano apertamente i team locali… Guy martin in Inghilterra è un divo televisivo e la Metzeler gli ha intitolato la sua gomma stradale più performante… Si muore, oggi come ieri, ma ormai è un fatto accettato a tutti i livelli, dai piloti come dal pubblico…
    Il TT è oggi uno sport estremo, come lo sci-alpinismo, come il free-climbing, come i tuffatori di Acapulco, come anche l’alpinismo classico quando sfida i giganti Hymalaiani, come quelli che si buttano dalle montagne con le tute palmate… dovremmo fermare pure tutti questi, no?
    Una volta i temerari erano i gladiatori, poi i navigatori, poi i grandi esploratori, oggi sono questi sportivi che accettano l’immane rischio che corrono…
    E il TT piace, perchè (diciamocelo francamente) è la sublimazione di quello che moltissimi motociclisti fanno la domenica sui passi alpini e sulle strade collinari…
    La velocità folle è un elemento essenziale del TT, non credo sia neanche proponibile ridurlo ad una gara di regolarità…
    Ho letto che la Dorna ha in animo di sostituire le 600 SSP e STK con una nuova classse di derivate di serie 300cc che paice alle case giapponesi e alla KTM per i mercati asiatici e sudamericani… ecco, forse una classe così potrebbe ridurre i morti al TT, in fondo nelle cronoscalate si è limitato a 600cc.. ma sarebbe accettata da piloti e fans?

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    1. Paolo Gozzi - 3 anni fa

      Salve, il TT piace indiscutibilmente anche a me, come a lei e migliaia di altri appassionati. Mi piacciono anche le sfide estreme, mi sono lanciato col paracadute (e lo rifarò), ho sempre pensato che ciascuno sia padrone di rischiare la pelle, se vuole. Nelle ultime edizioni del TT però i morti sono stati troppi. Ho fatto un discorso “tecnico”, non morale. Troppa velocità, troppi morti: meno velocità, meno morti. Non credo che transitare nell’abitato di KirkMichael a 200 km/h sarebbe meno adrenalico di farlo a 290 km/h. La media sul giro è 213 ma nel tratto fino a Ramsey è …245 km/h. Di media. Significa andare quasi sempre al massimo. Se arrivassimo a Ramsey a 180 di media sarebbe meno affascinante? SEcondo me no. I sidecar sono da anni limitati a 600, invece di 1000, e sono vietati i telai in carbonio che si usano nel Mondiale. Mi pare che negli ultimi anni i morti in sidecar siano stati meno che in precedenza. Forse è stata solo fortuna. O forse no. Non ho soluzioni, ma penso che farsi domande sia lecito. Intanto speriamo che Jamie Hamilton ce la faccia. Saluti.

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  8. pinosiena - 3 anni fa

    Purtroppo di questa gara si aggiornano solamente le disgrazie. Ma per favore perché non ci dite come stanno andando pure le gare? Grazie mille.

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    1. Paolo Gozzi - 3 anni fa

      Salve Pino, sarà fatto.

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  9. pinosiena - 3 anni fa

    Purtroppo,questa è il at.T.. E forse è perché è così che piace tantissimo ai piloti. D’altronde i partecipanti sanno quanto è pericoloso e sono liberi di fare la propria scelta. Riposa in pace Franck.

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