Rimonta Marquez: perchè la Honda non vuole perdere più

Rimonta Marquez: perchè la Honda non vuole perdere più

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Marc Marquez, 8° vittoria negli Usa e di nuovo in gioco per il tris Mondiale

Marc Marquez rimette la Honda sulla rotta Mondiale nel GP più delicato per l'industria motociclistica numero uno al Mondo. C'era da cancellare l'onta della disfatta alla 8 Ore di Suzuka, una gara che non c'entra niente con la MotoGP ma che per i giapponesi vale quanto un Mondiale. L'acceleratore bloccato sulla CBR-RR di Casey Stoner aveva distrutto i sogni di vittoria e la credibilità tecnica del modello di punta, oltre ad un paio di ossa del fuoriclasse australiano che tornava dopo tre anni. Un infortunio clamoroso che aveva spianato la strada alla Yamaha che non vinceva dal '96. Proprio la stessa rivale che prima di Indy stava dominando la top class. Il trionfo di MM93 ha cambiato l'inerzia, salvando la testa del numero uno delle corse Shuei Nakamoto, l'omino giapponese che avete visto sul podio accanto a Marc. Adesso capite perchè saltava con la coppa in mano pazzo di gioia….

Marc Marquez, rimontona in vista?

HONDA MISSILE– In MotoGP le informazioni tecniche girano con il contagocce, nessuno sa cosa realmente succede nei box. E i piloti spesso si divertono a prendere in giro un po' tutti. Marquez ha dato ad intendere di aver cambiato passo tornando al telaio 2014 ma è una spiegazione che non convince affatto. A Indy le due RC213 schizzavano via dalle curve come missili, tanto da superare le Yamaha in pieno rettilineo in maniera imbarazzante. Marquez si è liberato così di Lorenzo, e anche lo scudiero Dani Pedrosa ha superato due volte Valentino Rossi come se la M1 fosse ferma. Mi pare improbabile che sia merito del telaio, è più facile che la Honda abbia fatto un progresso sostanziale di motore. E siccome lo sviluppo è congelato, c'è un solo modo per incrementare la potenza: alzare il numero di giri, rischiando in affidabilità. Con Marquez in ritardo di 65 punti non era più tempo di gestire, serviva andare all'attacco. E il risultato si è visto.

Valentino Rossi è riuscito a salvare il primato nel Mondiale

ADESSO E' DURA – Valentino è riuscito a limitare al massimo i danni risalendo dalla terza fila fino al terzo posto, il massimo cui poteva ambire su una pista che gli è stata amica solo nel 2008. Ma ha lasciato comunque nove punti a Marquez, adesso a -56. Sembra ancora un bel gruzzolo, ma mica vero: Marquez aveva fatto il vuoto al Sachsenring, stavolta si è cucinato Lorenzo dando quasi sei secondi a Vale. Il campione in carica è tornato in ritmo  e se Yamaha non ha qualcosa nel taschino saranno dolori. Anche perchè il (feroce) confronto interno Rossi-Lorenzo può fare il gioco della Honda: è successo a Indy e può accadere di nuovo da qui alla fine. Che Marquez sia un fenomeno si sapeva, adesso che in Giappone si sono svegliati il binomio rischia di diventare imprendibile come per due terzi della passata stagione.

Shuei Nakamoto, capo della HRC reparto corse Honda, con Marc Marquez

AHI AHI STONER – Lo stesso Nakamoto che sta guidando l'armata alla riscossa però dovrà fare mea culpa in eterno per aver rischiato Stoner in una competizione di durata comunque importante, ma mai quanto la MotoGP. Il Casey visto a Suzuka è ancora un pilota iperveloce e avrebbe fatto assai comodo nella volata contro la Yamaha.  Immaginate che pressione avrebbe potuto mettere su Lorenzo e Rossi una terza RC212 affidata ad una wild card di questo calibro.  E conoscendo l'antipatia che Stoner nutre per Valentino Rossi, sicuramente si sarebbe fatto in quattro per aiutare la causa. A Motegi, la pista test Honda, e a Phillip Island – il giardino di casa – Stoner avrebbe fatto paura. Ma dopo il patatrac di Suzuka  sarà assai difficile che succeda…

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  1. giordano.antonello - 2 anni fa

    Bell’articolo, non c’è che dire …
    A parte la ‘sviolinata’ dovuta, aggiungerei un paio di cose e qualche considerazione:
    – la Honda aveva già un super-motore ad inizio campionato, il problema è stato imbrigliare cotanta esuberanza tant’è che più che di telaio in ‘tilt’ a me parevano i freni non essere all’altezza della situazione, cosa confermata dai ‘dritti’ di ambedue i piloti che a malapena riuscivano a concludere le curve dopo i rettilinei.
    Esuberanza probabilmente imbrigliata inizialmente con l’elettronica ed ora ‘rilasciata’ per gradi.
    – è possibile che, al contrario di quanto inconsapevolmente asserito da Marc, il diametro dei dischi sia salito oltre i 220mm canonici tant’è che a Indy erano coperti come a volerli mantenere forzatamente in temperatura essendo aumentato il diametro.
    – come già precisato nell’articolo Marc senza neppure ricorrere alle sue ‘innate’ doti, si è limitato a seguire ‘pedissequamente’ Jorge e a superarlo solo di … motore alla fine della gara.
    – le gomme della casa dei 3 diapason parevano più deteriorate di quelle del marchio con l’ala d’oro.
    Insomma si prevedono tempi duri per i 2 piloti Yamaha.

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