Perchè Marco Melandri ha ridato gusto alla Superbike

Paolo Gozzi Blog
lunedì, 27 febbraio 2017 alle 10:34
cover mela rea davies 2
E' bastata un solo round, sui tredici da correre, per capire come sarà il Mondiale 2017. La vittoria finale se la giocheranno in tre: Jonathan Rea, da due anni campione, Chaz Davies e Marco Melandri. Tutti gli altri, per un motivo o per l'altro, sembrano già irrimediabilmente fuori gioco. Il tema tecnico non è cambiato di un millimetro, Kawasaki e Ducati sono dieci spanne sopra tutti. Senza l'arrivo di Marco ci saremmo dovuti sorbire lo stesso confronto Jonathan contro Chaz. Invece adesso è tutto diverso. E vi spiego perchè.
INNOMINABILE – Rea è ripartito facendo il pieno di punti nella sua Phillip Island: cinque trionfi nelle ultime sei gare. Nel 2015-16 qui JR1 ha preso slancio verso il doppio Mondiale. Un anno fa, tra Australia e Thailandia, Rea incamerò 95 punti, contro 54 di Davies. Un margine che in seguito ha fatto la differenza. Tutto uguale? No. Perchè la Ducati adesso è così competitiva che neanche sul dritto soffre il missile Kawasaki. Davies in Australia ha perso due gare in volata, per questione di millesimi, ed è scontato che impegnerà Rea fino al Qatar. Il numero uno però considera Chaz un avversario abbordabile e le sei vittorie di fila nei tre round conclusivi della passata stagione frutto delle circostanze: Jonathan era in pieno controllo di un ampio vantaggio e, come si è saputo poi, la Kawasaki stava già sperimentando varie soluzioni tecniche 2017, come i corpi farfalla standard obbligatori da quest'anno. Uno sviluppo anticipato che ha dato i suoi frutti. Quello che Rea ignora è il potenziale di Melandri. Che si è riprensentato dopo diciotto mesi di stop andando fortissimo e giocandosi da subito la vittoria. Quanto ha di margine, Marco? Neanche Jonathan lo sa. Che tra i due ducatisti sia quello che teme di più si capisce dai dettagli: a Phillip Island Rea non ha citato Melandri per nome neanche una volta. E a chi gli faceva notare che Davies aveva retto botta incamerando 40 punti, lui ha risposto: “Si, ma qualcun altro ha già perso terreno importante.”
MARGINE – Alludeva a Melandri. Che in effetti è tornato a casa con soli 16 punti, complice la caduta del sabato. Al pronti-via Marco paga già 34 punti di distacco da Rea e 24 sul compagno Rea. In un Mondiale che potrebbe giocarsi punto-a-punto sono differenze importanti. Ma restano 24 gare, il tempo per recuperare c'è alla luce del margine di miglioramento dell'ex iridato 250GP che sembra assai cospicuo. Il giro secco è già okay, ma in ottica gara manca ancora molto. Melandri non ha gestito bene le gomme, non è sembrato deciso nei sorpassi e, dopo il podio di gara 2, era visibilmente più provato fisicamente di Rea e Davies, neanche sudati. Lui si, moltissimo. Hai voglia di allenarti in palestra e fare test. Quasi due anni senza gare si pagano, e Melandri ha pagato. Che il neoacquisto Ducati possa andare più forte è una concreta possibilità. Bisognerà vedere quanto ci vorrà per vederlo veramente al top su tutta la linea. La Thailandia, il 12-13 marzo, è così a ridosso che è difficile ipotizzare un Melandri diverso. Anche lì pagherà: non conosce la pista, farà caldo e tutto il resto. Limitare i danni sarebbe già un ottimo risultato. Rea e Davies sicuramente porteranno a casa parecchi punti. E non aspetteranno.
LINEA DI CONFINE – L'appuntamento fondamentale è Aragon, 1-2 Aprile. Ciascuno dei magnifici tre lì ha buoni motivi per sperare di vincere. Rea: è la pista test della Kawasaki e nei test di novembre lì è andato forte come mai. Davies: Aragon è la pista dove ha vinto di più, con tre moto diverse: Aprilia (primo successo Mondiale), BMW (doppietta) e Ducati (primo storico successo della Panigale). Ma anche Melandri su quella pista va fortissimo e ha già vinto. Sarà quello il vero, primo confronto sul filo e l'esito potrebbe indirizzare un Mondiale che promette mille emozioni. E' sempre Kawasaki contro Ducati, ma il ritorno di Marco ha cambiato tutto.

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