Lo strano accanimento delle federazioni sportive su Romano Fenati

L'internazionale da anni esiste solo per incassare bonifici dai promoter. Quella italiana invece interviene ad intermittenza

In cielo volteggiano così tanti corvi da aver oscurato la luce della ragione motociclistica. Romano Fenati domenica pomeriggio era “solo” un pilota di 22 anni autore di una gravissima scorrettezza in pista. Adesso è la carcassa della belva accanto a cui tanti stanno posando unicamente per far vedere che esistono. Lo spettacolo di Federazioni sportive che si muovono sull’onda dell’emozione popolare per evidente convenienza mediatica è molto triste. Anzichè tutelare l’immagine del motociclismo, come sarebbe loro compito statutario, la stanno ulteriormente mortificando.

FIM – Partiamo dall’Internazionale. Sono vent’anni che di fatto non esiste più, da quanto i responsabili delle sorti del motociclismo mondiale hanno consegnato tutto il gioco nelle mani di gestori esterni. Non solo i diritti pubblicitari e televisivi, ma anche la scelta dei circuiti, dei piloti, dei team, oltre alla definizione e applicazione dei regolamenti. A Misano, un paio d’ore dopo il misfatto, Romano Fenati è stato giudicato dal “FIM MotoGP Steward Panel” che analizzate le immagini ha imposto la squalifica per i prossimi due GP per infrazione dell’articolo 1.21.2 del codice sportivo, che prescrive di non “causare danni  all’avversario in pista o in pit lane“. Un organo FIM ha quindi già giudicato la condotta di Fenati. Ma  il Presidente Vito Ippolito (nella foto), martedi 11 settembre, ci ha messo sopra il cappello convocando il pilota a Mies, in Svizzera, “per discutere la situazione e prendere le azioni che la FIM giudicherà appropriate“. Nel comunicato FIM si fa esplicito riferimento alla forte emozione che la condotta di Fenati ha provocato nel mondo motociclistico e non solo. Ippolito dunque ammette, papale papale, di agire sull’onda dell’eccitazione planetaria, esattamente quello che in questi casi non bisognerebbe fare, perchè una scorrettezza non è più o meno grave in base all’emozione che suscita. E poi: se un tribunale FIM ha già  irrogato una sanzione, di quali ulteriori azioni si parla? Se a Ippolito due gare di stop sembrano poche, dovrebbe piuttosto chiamare a rapporto i commissari MotoGP , visto che rispondono a lui, o almeno dovrebbero…

ITALIA – Sul caso Fenati ha messo bocca anche il Procuratore della Federazione  Italiana (FMI), cioè una sorta di pubblico ministero  che segnala al tribunale motociclistico italiano le condotte non corrette dei licenziati  in qualunque genere di campionato. Torna il discorso di prima:  avendo un’autorità  già giudicato, per altro di livello internazionale, la FMI in base a quale diritto interviene? La domanda è lecità perchè in passato ci sono stati altri casi clamorosi capitati in MotoGP che non sono passati all’attenzione del Procuratore. Alludiamo ai fatti di Sepang 2015, quando Valentino Rossi si scontrò con Marc Marquez e venne sanzionato dall’autorità sportiva internazionale con la partenza dall’ultima posizione nella gara successiva.  Nel caso di Rossi addirittura si pronunciò anche il TAS, cioè il tribunale arbitrale dello sport, un’autorità giudicante extra motociclistica. Ma  Valentino Rossi non venne “audito”, nè ci furono sospensioni cautelari della licenza. Qualcosa non torna.

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