La storia di Michael Dunlop che vinse temendo che il fratello fosse morto

La storia di Michael Dunlop che vinse temendo che il fratello fosse morto

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Michael Dunlop, 25 anni, asso del TT con la Bmw ufficiale (AlexPhoto)

Due fratelli contro,  nella sfida più pericolosa del Mondo. William cade, Michael teme il peggio ma corre più forte di prima,  senza sapere se l’altro è ancora in un pezzo. Il nuovo eroe delle corse su strada  vola per 120 chilometri (34 minuti di gara) a 212 km/h (di media) tra case, alberi e muri conquistando l’undicesimo trionfo. A soli 25 anni ha già superato il  record di Giacomo Agostini diventando il quarto plurivittorioso  nella gara di moto più antica e più folle. Che storia: ormai solo al Tourist Trophy gli dei usano i piloti per tessere le loro trame. Un’odissea dei motori al tempo dei social.

STIRPE DI CAMPIONI –  Michael e William Dunlop sono nipoti di Joey, il Re degli Stradali: ha vinto 26 volte il TT, cinque il  Mondiale F1 e un’infinità di altre gare. Papà Robert è stato un altro grandissimo della specialità: 5 TT vinti.  Padre e zio adesso dormono sulla collina: Joey morì a 48 anni durante una gara in Estonia, Robert nel 2008 a 47 anni sulle strade della Northwest 200. Michael è l’erede più talentuoso:  quest’anno al TT ha vinto quattro gare,  le tre più importanti (Superbike, Superstock e Senior) con la Bmw S1000RR ufficiale, la stessa quattro cilindri con cui Marco Melandri ha sfiorato il Mondiale. Erano 75 anni che i tedeschi non portavano a casa il TT. William ha tre anni in più e un pizzico di talento in meno. Ma si è presentato al via con la migliore Suzuki. Uno scontro fra titani.

Michael Dunlop, 25 anni (AlexPhoto)

LO SCHIANTO – All’Isola di Man i piloti partono uno alla volta distanziati di dieci secondi. Si fanno un’idea di posizione e distacco dai cartelli che vengono esposti poco dopo il villaggio di Ramsey, a due terzi del tracciato. Al terzo dei sei passaggi William sa di essere al comando. Ribaltare il pronostico e battere il fratello è il suo sogno.  Si spara come un missile nel tratto di montagna, la strada che sale in un paesaggio lunare per una serie interminabile di curvoni velocissimi: la roccia a sinistra, il vuoto a destra. Al “Graham Memorial” William esagera, esce dall’asfalto e si schianta contro il terrapieno. Michael intanto avanza implacabile e ignaro. Al quarto passaggio da Ramsey gli indicano che è primo, con un ampio margine. Capisce al volo che William non c’è più: ritiro o incidente?

FATALITA’ – Qualche secondo dopo al Graham Memorial c’è un casino totale. “Pareva che sulla strada fosse scoppiata una bomba” racconterà poi Michael. Già, perchè se al  TT  succede qualcosa, non è mai un incidente normale. Nel 2003 l’astro nascente del TT era David Jefferies, aveva 30 anni e già nove successi all’attivo. In prova finì contro il muro di un giardino a Crosby, una curva così veloce che solo chi conosce  ogni metro del Mountain Circuit riesce a rendersene conto dalle immagini del camera on bike. La  Suzuki ufficiale distrusse quindici metri di muro spesso 60 centimetri, poi volò dall’altra parte della strada abbattendo un palo del telefono.  David dorme sulla collina, come il padre e lo zio di Michael. E come Bob Pierce e Karl Harris, le vittime di questa edizione. Pierce era un pilota dilettante di 65 anni, Karl, 33,  uno dei piloti più conosciuti nel Regno Unito. E’ finito contro una roccia allla Joey’s Corner, nello stesso tratto di montagna teatro del botto di William.

William Dunlop, 28 anni (AlexPhoto)

DOMANDE SENZA RISPOSTA – Michael capisce che al fratello può essere accaduto qualcosa di molto brutto. Ma non si ferma. Piomba a tutto gas nella discesa verso Douglas e imbocca la pit lane per il secondo e ultimo rifornimento. “Ditemi come sta William” urla ai meccanici Bmw. Non gli avrebbero mai detto la verità, perchè al TT funziona così: se muore un pilota gli organizzatori l’annunciano soltanto all’ora della birra nel pub. Michael riparte in un attimo, col motore al massimo, lanciandosi giù a 300 km/h tra le case di Bray Hill. Al TT non c’è tempo per la paura.

LIETO FINE – Nei due giri finali Michael è superbo come mai. Accarezza le case e le rocce volando tra due ali di folla incredula.  All’ultima segnalazione da Ramsey capisce che il successo non sfuggirà. Sul cartello però non ci sono notizie di William. Soltanto sul podio finalmente gli dicono che il fratello è salvo, lo hanno portato in elicottero all’ospedale di Douglas con una gamba rotta.  All’ora della birra nel pub c’è qualcuno che giura di aver visto zoppicare William in mezzo al paddock. Con il boccale in mano, per festeggiare  il poker del fratellino. E di averla scampata, stavolta.

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  1. userID_10146372 - 3 anni fa

    Esiste uno sport la cui naturalezza è rimasta intatta, uno sport lontano dai mass media, dai soldi a cascate, dai giornali e dalle televisioni internazionali….si corre in Irlanda e sull’Isola dell’Uomo…un campionato magico, quello della TT di moto su strada quanto tragico, una passione che quest’anno, come quasi ogni anno, ha fatto 4 vittime in una sola settimana…uno sport dove come dicono i fratelli Dunlop “death is just a split away”…qualcuno li chiama pazzi, qui tutti li chiamano Eroi…la paura? Svanisce quando sali sulla moto e sei concentrato sul presente, sai che il futuro non esiste…come puoi avere paura di qualcosa che non esiste? Questo mi ha detto Michael Dunlop ieri sera. Ho visto la loro storia, due generazioni di eroi morti per la loro passione, “ma è meglio così, prima o poi moriamo tutti ma volete mettere morire in moto con l’adrenalina al massimo piuttosto che spirare dopo mesi a letto divorati dal cancro?” Michael parla come se sapesse già come se ne andrà, ha 25 anni ed è il nuovo campione TT,. Suo fratello William di anni ne ha 29, zoppica perché al TT si è rotto la gamba in due punti…è passata una sola settimana, arriva alla premiere senza stampelle…”3 settimane e sono in sella” …sanno già come se ne andranno nel loro cuore, come se ne è andato suo padre, tradito dalla sua “macchina” nelle prove della stessa gara che, il giorno dopo, Michael ha vinto anche se i giudici non volevano lasciarlo gareggiare; come se ne è andato suo zio, in un giorno di pioggia, contro un albero per un futile e semplice errore umano; ma fino ad allora, avranno davvero vissuto.
    La loro storia è raccontata in un documentario irlandese che si chiama “Road” e, chiunque ami lo sport, non solo la moto, non può assolutamente perderlo.

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