Il regolamento tecnico è l'ultimo dei problemi

Il regolamento tecnico è l'ultimo dei problemi

Ma quale guerra tra Costruttori e Dorna. Il regolamento tecnico 2014, in questo momento, è l'ultimo dei problemi per il nuovo promoter della Superbike. Le Case non vogliono cambiamenti sostanziali e agli spagnoli va bene cosi. I problemi che la Dorna sta affrontando, non senza difficoltà, sono ben altri: calendario 2013, i rapporti con gli sponsor, e l'audience tv. Vediamo intanto vediamo i primi due, di tv parlerò presto.

Dorna ha ereditato il calendario già fatto da Flammini: date, contratti con gli organizzatori locali e/o circuiti sono già fatti e, in moltissimi casi, non modificabili. Anche se da due anni anni MotoGP e Superbike appartenevano allo stesso proprietario (il fondo Bridgepoint) il calendario del Mondiale alternativo era ancora formulato in “opposizione” a quello della top class, com'era sempre successo. In molti Paesi la Superbike andava a condizioni di favore, giusto per non lasciare campo aperto alla serie rivale, oppure per essere comunque presente in aree o Nazioni strategiche per le Case o per Flammini stesso. Avevano condizioni particolari anche i due round italiani di Monza ed Imola, con Flammini che partecipava in forma diretta alla gestione dell'evento. In quanto organizzatrice della MotoGP, per Dorna gestire il calendario Superbike fatto da altri è un problema doppio: gli spagnoli, tanto per fare un esempio, non possono chiedere ad Assen X milioni di € per la MotoGP e portarci la Superbike per una cifra tanto più bassa. Gran parte degli accordi sono pluriennali, quindi scadono dopo il 2013: un'altra gatta da pelare. Ecco perchè siamo al 5 di marzo, il Mondiale è già cominciato ma il calendario 2013 è ancora provvisorio. Mantenere i 15 round previsti, con la Turchia (15 settembre) al posto di Brno (che doveva corrersi il 23 giugno), sarà un miracolo. Che pare stia riuscendo.

Altra spina: i contratti con i main sponsor. Gestendo i due Mondiali, Dorna è nella condizione di non poter svendere in Superbike gli spazi che fa pagare salati dall'altra parte. Non parliamo solo di costo della sponsorizzazione, ma anche delle condizioni accessorie di visibilità: ospiti, utilizzo dei marchi, eccetera. Eni, per esempio, è presente in MotoGP come fornitore unico di carburanti e lubrificanti in Moto2 e Moto3 mentre in Superbike è Title Sponsor. Proprio per questa doppia presenza, Flammini aveva assicurato ad Eni condizioni di favore, specie nella visibilità: non c'è una foto né un video del Mondiale 2012 senza che sullo sfondo campeggi il marchio del cane a sei zampe. In MotoGP, pur spendendo una cifra comunque considerevole, Eni ha un ritorno più ridotto e più concorrenza (Respol, eccetera).

Eni giocava su due tavoli, adesso è la Dorna che comanda di qua e di là. Sulla carta è un grande vantaggio, ma intanto ci sono accordi e strategie da ribilanciare. Mica facile.

Per tanti anni gli spagnoli hanno visto la Superbike come fenomeno in vorticosa crescita e concorrente sempre più pericoloso. Ma da dentro la realtà è ben diversa. In questo momento la Superbike è un campionato che costa moltissimo e garantisce scarsi ricavi, almeno nell'ottica di una società delle dimensioni di Dorna.

In MotoGP la Dorna guadagna molto dai diritti tv (solo quelli per l'Italia costano sui 20 milioni) mentre, per molti anni, Flammini ha dato il segnale gratis alle tv pur di favorire il decollo del campionato. Ancora oggi il valore dei diritti Superbike è molto inferiore a quello della MotoGP, anche nei Paesi (come l'Italia) dove l'interesse è consistente. Dorna guadagna molto anche dal fee che ottiene dagli organizzatori locali (qualche milione a GP) mentre la Superbike in alcuni Paesi corre gratis, in altri per poco e in un paio di circostanze il fee è garantito unicamente dall'incasso dei biglietti.

Applicare in Superbike il “modello MotoGP” per Dorna sarà molto difficile perchè – per molti aspetti – (sponsorship, diritti tv, incassi sui circuiti) il rapporto di grandezza tra i due Mondiali è di almeno 1:5.

La Superbike è un grande fenomeno sportivo che piace moltissimo al pubblico “motociclista”. Trasformarlo, almeno in parte, in sport show business globale, destinato ad un pubblico generalista non sarà affatto facile. Gli spagnoli hanno di fronte una montagna da scalare.

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