Perchè Marco Melandri ha ridato gusto alla Superbike

Perchè Marco Melandri ha ridato gusto alla Superbike

Rea ricomincia vincendo ma il ritorno Marco Melandri ha ridato gusto al Mondiale. Sarà una Superbike da battaglia

di Paolo Gozzi, @paologozzi1

E’ bastata un solo round, sui tredici da correre, per capire come sarà il Mondiale 2017. La vittoria finale se la giocheranno in tre: Jonathan Rea, da due anni campione, Chaz Davies e Marco Melandri. Tutti gli altri, per un motivo o per l’altro, sembrano già irrimediabilmente fuori gioco. Il tema tecnico non è cambiato di un millimetro, Kawasaki e Ducati sono dieci spanne sopra tutti. Senza l’arrivo di Marco ci saremmo dovuti sorbire lo stesso confronto Jonathan contro Chaz. Invece adesso è tutto diverso. E vi spiego perchè.

INNOMINABILE – Rea è ripartito facendo il pieno di punti nella sua Phillip Island: cinque trionfi nelle ultime sei gare. Nel 2015-16 qui JR1 ha preso slancio verso il doppio Mondiale. Un anno fa, tra Australia e Thailandia, Rea incamerò 95 punti, contro 54 di Davies. Un margine che in seguito ha fatto la differenza. Tutto uguale? No. Perchè la Ducati adesso è così competitiva che neanche sul dritto soffre il missile Kawasaki. Davies in Australia ha perso due gare in volata, per questione di millesimi, ed è scontato che impegnerà Rea fino al Qatar. Il numero uno però considera Chaz un avversario abbordabile e le sei vittorie di fila nei tre round conclusivi della passata stagione frutto delle circostanze: Jonathan era in pieno controllo di un ampio vantaggio e, come si è saputo poi, la Kawasaki stava già sperimentando varie soluzioni tecniche 2017, come i corpi farfalla standard obbligatori da quest’anno. Uno sviluppo anticipato che ha dato i suoi frutti. Quello che Rea ignora è il potenziale di Melandri. Che si è riprensentato dopo diciotto mesi di stop andando fortissimo e giocandosi da subito la vittoria. Quanto ha di margine, Marco? Neanche Jonathan lo sa. Che tra i due ducatisti sia quello che teme di più si capisce dai dettagli: a Phillip Island Rea non ha citato Melandri per nome neanche una volta. E a chi gli faceva notare che Davies aveva retto botta incamerando 40 punti, lui ha risposto: “Si, ma qualcun altro ha già perso terreno importante.”

MARGINE – Alludeva a Melandri. Che in effetti è tornato a casa con soli 16 punti, complice la caduta del sabato. Al pronti-via Marco paga già 34 punti di distacco da Rea e 24 sul compagno Rea. In un Mondiale che potrebbe giocarsi punto-a-punto sono differenze importanti. Ma restano 24 gare, il tempo per recuperare c’è alla luce del margine di miglioramento dell’ex iridato 250GP che sembra assai cospicuo. Il giro secco è già okay, ma in ottica gara manca ancora molto. Melandri non ha gestito bene le gomme, non è sembrato deciso nei sorpassi e, dopo il podio di gara 2, era visibilmente più provato fisicamente di Rea e Davies, neanche sudati. Lui si, moltissimo. Hai voglia di allenarti in palestra e fare test. Quasi due anni senza gare si pagano, e Melandri ha pagato. Che il neoacquisto Ducati possa andare più forte è una concreta possibilità. Bisognerà vedere quanto ci vorrà per vederlo veramente al top su tutta la linea. La Thailandia, il 12-13 marzo, è così a ridosso che è difficile ipotizzare un Melandri diverso. Anche lì pagherà: non conosce la pista, farà caldo e tutto il resto. Limitare i danni sarebbe già un ottimo risultato. Rea e Davies sicuramente porteranno a casa parecchi punti. E non aspetteranno.

LINEA DI CONFINE – L’appuntamento fondamentale è Aragon, 1-2 Aprile. Ciascuno dei magnifici tre lì ha buoni motivi per sperare di vincere. Rea: è la pista test della Kawasaki e nei test di novembre lì è andato forte come mai. Davies: Aragon è la pista dove ha vinto di più, con tre moto diverse: Aprilia (primo successo Mondiale), BMW (doppietta) e Ducati (primo storico successo della Panigale). Ma anche Melandri su quella pista va fortissimo e ha già vinto. Sarà quello il vero, primo confronto sul filo e l’esito potrebbe indirizzare un Mondiale che promette mille emozioni. E’ sempre Kawasaki contro Ducati, ma il ritorno di Marco ha cambiato tutto.

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  1. fabu - 2 anni fa

    forse Rea si riferiva anche al suo compagno di team. e nessuno mette in dubbio la manetta di Melandri, che sarebbe stato da subito protagonista. però se imparasse una buona volta a non lamentarsi. ok, ti sei toccato, sei uscito tu, e che ti aspettavi in un mondiale? liquidare la faccenda con un “normale incidente di gara, capita quando sei in bagarre, devo riprendere le misure dei miei avversari”, no eh? meno parole, solo fatti, dai Macio, ce la puoi fare.

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  2. mr.zurrundeddu - 2 anni fa

    Premetto che non ho nulla contro Melandri ma penso che quella Ducati dovesse essere guidata ancora da Davide Giugliano.

    Per cui spero che Davies mandi la Panigale dritta al museo Ducati, salga sulla DesmosediciGp e che qualcuno riporti subito Giugliano al mondiale.

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  3. marcogurrier_911 - 2 anni fa

    Dott.Gozzi buongiorno,

    a tutti i criticoni che stanno sui scaloni (degli stadi), mesi a distruggerlo, come se tutti dalla tastiera fossimo bi-campioni del mondo.
    A me ha fatto impressione questo ri-debutto di MM33, ok, non è stato esattamente come quello di M.Biaggi ad esempio… però non si dimentichi che fino alla caduta in gara1 è stato l’80% davanti al suo venerato (e fortissimo) compagno di squadra, e in gara2 pur avendo forzato per tornare là davanti e consumato di più la gomma, è stato a lungo nel gruppetto e giunto al traguardo a pochi millesimi dall’inferocito Chaz.
    Ebbene sì, bentornato numero 33.

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