Checa è risorto: attenti alla Ducati

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Carlos Checa è tornato nel box un po' pallido e al mattino, prima di affrontare la faticosa giornata, ci ha spiegato perchè ha passato due giorni in ospedale per l'occlusione intestinale che gli ha impedito di portare avanti i collaudi di giovedi e venerdi.

“Quando venni operato per l'asportazione della milza (grave incidente a Donington 1998 con la Yamaha 500, ndr) ci furono delle piccole complicazioni con l'intestino. Si sono formate delle aderenze e rischio di avere problemi con una probabilità più alta. Ebbi qualche guaio anche nel 2007.”

I tecnici Ducati temevano che Carlito non fosse al meglio, che andasse in pista solo per riprendere condizione. Hanno dovuto ricredersi in fretta, perchè Phillip Island è casa sua (quattro vittorie nelle ultime cinque esibizioni) e la Panigale sarà una sorpresa per chi si era convinto che fosse una moto nata male. Altro che crisi, la  Panigale sarà protagonista subito.  Fin da domenica.

Carlito ha recuperato in mezza giornata le due sessioni di settimana scorsa, poi si è messo a girare fortissimo. A sera è arrivato a 1'31”485, a soli 280 millesimi da Suzuki, Honda e Aprilia che qui ormai hanno già fatto i solchi. Tutto in appena 54 giri, circa 240 chilometri.

“E' la moto più sensibile alle regolazioni che abbia mai guidato” ha commentato Checa, per una vita protagonista della 500 e MotoGP con Honda e Yamaha. Il cronologico della seconda sessione è una lettura inquietante per gli avversari. In rettilineo la bicilindrica ha segnato un po' il passo: 312,1 km/h contro 321,4 dell'Aprilia di Guintoli, la più veloce in pista. Ma nel misto fila come un missile: Checa è stato addirittura il più veloce nel quarto settore, quello che va dall'uscita della Sibera fino alla Lukey Height, lo scollinamento che venerdi mattina aveva tradito il compagno di squadra Ayrton Badovini, lasciato prudenzialmente a riposo fino a venerdi. Con l'asfalto che bolliva (35°C aria, 56°C asfalto) in  28 passaggi (compresi undici di entrata-uscita) Carlos è sceso 12 volte sotto il muro di 1'33” battendo due volte il primato ufficiale di Max Biaggi (2012) in 1'31”785.

Oggi il “run” più lungo lo ha fatto Eugene Laverty, 17 passaggi sui 22 della gara. E' partito fortissimo (primi tre giri sotto 1'32”) ma poi ha dovuto alzare il ritmo e nel finale ha fatto parecchi 1'33”. Qui la Ducati ha sempre fatto la differenza (22 vittorie su 43) gestendo meglio delle quattro cilindri la durata delle gomme. Se anche la Panigale si dimostrerà dolce con gli pneumatici Checa avrà l'asso nella manica per puntare al podio. Magari sul gradino più alto.

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