Che bella la MotoGP, sembra la Superbike dei tempi d’oro

Che bella la MotoGP, sembra la Superbike dei tempi d’oro

Se le gomme sono al limite, lo show è assicurato: succedeva anche nelle derivate dalla serie. Marquez è un dio della moto, ma fa piangere i commentatori TV

di Paolo Gozzi, @paologozzi1
MotoGP Assen 2018

Il mucchio selvaggio di Assen mi ha fatto tornare in mente i tempi belli della Superbike. Quando ogni gara era così: tante moto ufficiali, talenti coraggiosi, sorpassi e contatti a non finire. La MotoGP, in effetti, ha un comun deminatore con quelle fantastiche stagioni delle derivate dalla serie: le gomme. Se abbassi il livello del materiale, il fattore principale della strategia non è più la prestazione assoluta, quanto conservare più possibile l’aderenza fino ai giri finali. Se per due terzi di gara tutti i protagonisti vanno di conserva, nessuno scappa, per timore di restare sulle tele (qui cronaca e classifica del GP)

TALENTO – Chi conosce le corse e gli artifizi che promoter usano per far diventire di più i telespettatori, ha capito subito che Assen era una di quelle corse che si decidono a cinque-sei giri dalla fine. Infatti.  Marc Marquez ha fatto il suo giro veloce in gara al terzultimo dei 26 giri previsti: 1’34”261. Per oltre metà distanza ha girato di media sul 1’34” alto: quando ha capito che le gomme erano ancora a posto, ha spinto sull’acceleratore vincendo in solitaria. In epoca Bridgestone, quando le coperture erano molto più prestazionali delle Michelin di adesso, probabilmente Marc avrebbe sbaragliato.

DISTACCHI – Che per parecchi giri il ritmo sia stato blando si intuisce anche dai distacchi finali particolarmente contenuti: un Dani Pedrosa in gravissima crisi d’identità  con la stessa Honda HRC del vincitore è arrivato quindicesimo a “soli” sedici secondi. Altro esempio: Alvaro Bautista, con la Ducati di due anni fa, gestita da un team privato, è arrivato ottavo a soli 7 secondi da Marquez. Nelle gare più “normali” il divario è assai più dilatato.

FUGA – Al giro di boa del campionato Marc Marquez ha accumulato 41 punti di vantaggio sul secondo, cioè Valentino Rossi, che non vince da un anno esatto e quindi è un pensiero elativo per il funambolo Honda. Lo stesso concetto vale per Maverick Vinales (-47 punti), a digiuno da più tempo ancora,  e Johann Zarco (-59 punti) francese che in MotoGP non ha ancora mai primeggiato. I riferimento di Marquez, in ottica Mondiale, sono (erano?)   i ducatisti. Ma Andrea Dovizioso ha già 61 punti di ritardo, Jorge Lorenzo 65. E’ un passivo pesantissimo, considerando anche che il campione del Mondo in carica conta due “zero” (Argentina e Mugello) in otto GP. Trovarsi così distanti da un avversario che ha fatto 17,5 punti a GP, una media non travolgente, significa che a Borgo Panigale (specie sul lato del box di Andrea Dovizioso) hanno parecchio su cui recriminare.

CELEBRAZIONE – Marc Marquez ha vinto una gara di straordinario pathos, prendendosi i suoi bei rischi e con una tattica capolavoro. Ci sarebbe stato di che strapparsi i capelli dall’entusiasmo. Invece in TV, quando le cose  non si mettono benissimo per i piloti italiani,  i toni dei commentatori si abbassanno drasticamente. Come quando allo stadio prendi un gol e la curva smette di cantare. Peccato, perchè nel motociclismo ci sono imprese che meriterebbero di essere acclamate aldilà della simpatia per i piloti nazionali. Questo non è il calcio, e la TV non dovrebbe essere RossiDovi Channel….

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  1. fabu - 3 settimane fa

    ma avete guardato anche la telecronaca spagnola?

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