Caccia a Marc Marquez ma non sperate che sbagli

Caccia a Marc Marquez ma non sperate che sbagli

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Ottobre scorso: la caduta di Marquez nel GP d’Australia, mentre era al comando

Okay, MM93 cade molto di più dei vecchi draghi Rossi, Lorenzo e Pedrosa. Quindi è lecito chiedersi se la sua maggior propensione all’errore non possa diventare l’asso nella manica degli inseguitori nella sfida che scatterà il 29 marzo con la notturna in Qatar. I precedenti dicono di no. In due anni Marc Marquez è caduto il doppio di Valentino Rossi ma ha comunque dominato la scena. Nel 2013 ha sbancato la top class da debuttante e la scorsa stagione non ha dato scampo vincendo 13 GP contro 5 di tutti gli altri messi insieme. Dal GP di Germania 2013, cioè negli ultimi 29 GP, il Piccolo Diavolo ha trionfato 18 volte finendo almeno terzo in 24 occasioni. Ipotizzare che siano le cadute di Marc la chiave della MotoGP 2015 è come sperare che Lionel Messi solo davanti alla porta la calci alle stelle. Difficile. In attesa che si riaccendano i motori, nei primi test stagionali dal 4 al 7 febbraio in Malesia, vediamo perchè.

Il gran duello MotoGP 2015: Marc Marquez, 21 anni, contro Valentino Rossi, 35.

2 ANNI, 26 VOLI – Nel 2013 Marquez è andato per terra in 15 occasioni, alcune volte in maniera rovinosa. Al Mugello, durante le prove, volò via in pieno rettilineo, a 330 km/h, rialzandosi senza un graffio. Le cadute, specie ad alta velocià, spesso lasciano tracce nella testa dei piloti ma il Fenomeno è impermeabile alla paura: il giorno dopo partì  per vincere, rischiando molto e  incappando in un altro incidente. Sembrò un grave errore, ma stava soltanto cercando il proprio limite. Che poi sia riuscito a portare a casa il titolo più prestigioso al primo tentativo resta un’impresa miracolosa. Nello scorso 2014 Marc ha migliorato questa dolorosa statistica, scendendo a quota undici voli. E’ vero, sono tanti per un top rider: Valentino Rossi è caduto cinque volte, Jorge Lorenzo appena due. Quindi Marquez è caduto più lui da solo che la coppia Yamaha. Ma forse è anche questione di moto perchè con la stessa Honda RCV il compagno Dani Pedrosa è caduto sei volte, pur viaggiando quasi sempre a distanza siderale. Non bisogna dimenticare che le MotoGP sono potentissime, complesse e ogni minimo errore si paga: nei 18 GP ci sono state complessivamente 206 cadute, quasi 12 a week end comprese sessioni di prova e GP. Nessun pilota ha fatto percorso netto.

MAGICO  – Marquez è stato perfetto anche nella gestione degli errori. E’ caduto tre volte in gara, un coefficiente altissimo per la MotoGP dove la prima regola è arrivare al traguardo e non sprecare niente. Ma ha spalmato le cadute in maniera magistrale. La prima, a Misano nel braccio di ferro contro Valentino Rossi, è arrivata alla tredicesima gara, quando MM93 aveva già undici vittorie all’attivo e un vantaggio abissale sugli inseguitori: +89 su Pedrosa e +99 (quasi 4 GP!) su Valentino. Quindi, in quella specifica occasione, poteva permettersi di guidare oltre il limite di pilota e moto. Due settimane dopo ha fatto il bis ad Aragon nel tantativo di asfaltare tutti con le gomme da asciutto mentre pioveva a dirotto: mancavano solo quattro giri, se gli fosse riuscito sarebbe stata un’impresa leggendaria. Poi ha sbagliato a Phillip Island toccando terra nella fase finale della corsa, mentre era in testa con oltre quattro secondi su Valentino. Cioè: Marc ha sbagliato in gara quando aveva già il Mondiale in tasca. Tanto per dire: Lorenzo è caduto solo nel GP d’apertura in Qatar ma è stato un  errore che ha condizionato la sua intera annata.

Marc Marquez show: sembra che cada anche quando non cade…

SPERANZA VANA – A 21 anni Marquez ha già vinto quattro titoli Mondiali abbattendo una sfilza di primati. Nel fantasmagorico scout dei due anni di MotoGP, in effetti, il dato sulle cadute è l’unico che stona. Ma sperare di buttarlo giù dal trono contando che sbagli è una labile speranza. Ha conquistato il secondo titolo con 67 punti di vantaggio su Rossi: significa che, se sarà ancora così competitivo, Marc ha 2 GP e mezzo di margine d’errore a disposizione! Per ribaltare gli equilibri servirà piuttosto che la Yamaha annulli il divario dalla Honda, prendendola in contropiede. Se fin dai test si scoprisse che Rossi e Lorenzo hanno un piccolo vantaggio tecnico, Marc non potrebbe più permettersi di valicare il limite solo quando vuole lui, ma sarebbe costretto a rischiare sempre. Allora si che il coefficiente d’errore potrebbe diventare decisivo. Più che affidarsi agli (improbabili) errori di Marquez, VR46 deve sperare che gli ingegneri non sbaglino un colpo.

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