Blog Se il buon giorno si vede dal mattino

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il solito Jonathan Rea spegne in volata le speranze Ducati. Domani all’alba i ducatisti dovranno darsi una svegliata

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La Superbike non ha centinaia di giornalisti al seguito e sotto il tendone nel paddock ad intervistare i piloti ci pensano gli appassionati. Microfono in mano ad un tipo anzianotto, con l’aria di averne viste tante: “Intanto complimenti, è stata la gara Superbike più eccitante degli ultimi anni. Vorrei sapere dai due signori della Kawasaki: pensate di rivincere il Mondiale a mani basse?” Ecco servita sul piatto la domanda del giorno: Jonathan Rea è troppo superiore?

KING REA – Nel 2015 la supremazia Kawasaki e nello specifico di Jonathan Rea era stata così imbarazzante da tramortire lo spettacolo e lo stesso spirito della Superbike, da (quasi) sempre animata dai duelli all’arma bianca. Nel precampionato si era capito che quest’anno la Ducati sarebbe cresciuta, che la nuova Yamaha poteva essere temibile e che anche la Honda, con l’arrivo di Nicky Hayden e soprattutto di tecnici di rango (italiani…) sarebbe uscita dall’anonimato Phillip Island ha rispettato le attese, offrendo uno spettacolo decisamente attraente. Il vero segnale di novità sarebbe stato se la Kawasaki avesse perso. Invece Jonathan Rea è uscito dai flutti come Mosè e all’ultimo giro, punzecchiato da una micidiale staccata di Davies, ha rimesso le cose in chiaro in cinquanta metri. La sua 30° vittoria è molto più netta di quanto non dicano i 63 millesimi di vantaggio sulla Ducati.

MARZIANI – Nella seconda metà dello scorso Mondiale Chaz Davies e la Ducati hanno totalizzato appena sei punti meno di Rea-Kawasaki, 268 a 262. Ma quando la Rossa aveva rialzato la cresta, il figlio d’Irlanda era già in fuga nel Mondiale, per cui gli bastava gestire. Adesso che si riparte da zero Rea ha calato subito l’asso. Anche dodici mesi fa aveva trionfato in gara 1 a Phillip Island, forse è un segno del destino. In questo lasso di tempo Jonathan ha totalizzato 15 centri in 27 gare e ha mancato il podio solo due volte, finendo… quarto. C’è poco da fare, Rea è una spanna sopra gli altri: perfetto nel preparare la gara, dolcissimo nei primi giri per non mandare in crisi le gomme, magico nella strategia.  E quando c’è da tirare fuori gli artigli non ci pensa un istante, chiedete a Chaz.  Il Mondiale è appena cominciato, ma c’è il presentimento che anche stavolta il binomio Rea-Ninja sia fuori portata. Ducatisti, domani alle 5 è ora della sveglia. In tutti i sensi.

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