Motomondiale: 1.126 cadute nel 2017, i numeri di ieri e oggi

Motomondiale: 1.126 cadute nel 2017, i numeri di ieri e oggi

Sam Lowes è volato 31 volte, Marc Marquez 27 alle origini dei GP sarebbe stato impensabile…

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Sam Lowes, una delle 31 cadute della sua stagione MotoGP 2017

Marc Marquez non sarà contento delle 27 cadute registrate nel 2017, ma è il suo stile di guida che gli ha permesso di mettere le mani sul titolo iridato della MotoGP.

CAUTELA – Senza rischi, senza la continua ricerca del limite soprattutto nei giorni precedenti i GP probabilmente non avrebbe vinto il Mondiale. Ma questo modus operandi non è universalmente valido, non sarà ripetibile, perchè una caduta può anche comportare infortuni, interventi chirurgici, gare saltare, 0 punti per una o più gare.

NUMERI – La caduta è un rischio troppo alto sulle due ruote e i numeri di fine campionato parlano chiaro. Nel 2017 si sono contate ben 1.126 cadute nel Motomondiale, 64 in più rispetto all’anno precedente. 313 in MotoGP (25 in più rispetto all’anno precedente), 434 in Moto2 (per 364 nel 2016) e 379 in Moto3 (in questo caso 31 in meno rispetto alla sua controparte della stagione precedente). Un altro record negativo, complice anche il maltempo, è stato trascritto al GP di Misano, quando si sono registrate 141 ko, battendo il record dei 130 riportati nel GP del Portogallo 2010. Pochi i piloti che hanno evitato l’impatto con l’asfalto sanmarinese: 33 il venerdì, 27 sabato e 81 domenica (26 nei warm-up e 55 nelle gare). ​I piloti con più cadute sono Sam Lowes (31), nella foto d’apertura, Jorge Navarro (30), Marc Marquez (27), Alvaro Bautista (25) e Cal Crutchlow (24). I più “equilibrati” Miguel Oliveira (3), Romano Fenati (3) e Valentino Rossi (4).

PRECEDENTI – ​Nel 1949, anno inaugurale del Motomondiale, 31 cadute sarebbero state impensabili per un singolo pilota. Ben poche le possibilità di sopravvivenza. A distanza di 69 anni molto è cambiato in termini di sicurezza in pista, di attrezzature, di materiali, di cure mediche. ​​​​​​​​Durante gli anni Cinquanta ci furono 28 morti, un decesso ogni due o tre week-end di gara. Negli anni Sessanta 25 morti, un decennio dopo 24. Negli anni ottanta si contarono 14 morti, solo 2 negli anni Novanta. Nell’ultimo decennio tre piloti sono morti in pista: ​Shoya Tomizawa, Marco Simoncelli e Luis Salom. Cosa è cambiato dagli albori ad oggi? Innanzitutto la distanza ravvicinata tra i piloti. Nel 1949 il margine medio di vittoria era di 46 secondi, nel 2017 il gap tra primo e secondo è mediamente di 2 secondi. Le gare sono molto più ravvicinate e gli atleti devono dare il massimo per fare la differenza, complice anche il nuovo regolamento. Ultimo in ordine di tempo la centralina unica che ha ridotto il gap fra gli avversari.

PREZZO – Se molto è cambiato a livello di sicurezza, le corse moderne hanno reso lo show più rischioso, con i concorrenti distanziati spesso di pochi centimetri. La morte del Sic è tragicamente chiarificatrice in tal senso. Con il passare degli anni le gare saranno sempre più ravvicinate e questo può avere un prezzo, non possiamo dimenticarlo. Lapidarie le parole di un campione del calibro di Marc Marquez: “Se spingi sempre al limite ottieni un feeling migliore con la moto e fornisci informazioni migliori ai meccanici. Dopo 27 cadute capisci molte cose, quali crash puoi salvare e altro ancora“.

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