MotoGP: Burgess “Il test di Valencia non fa la differenza”

MotoGP: Burgess “Il test di Valencia non fa la differenza”

Il capo meccanico di Rossi parla del futuro in Ducati

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Sin dall’esordio in MotoGP di Valentino Rossi nel 2000 Jeremy Burgess, australiano classe ’53, è stato il capo tecnico del pilota di Tavullia, conquistando con lui i sette titoli mondiali nella classe regina del Motomondiale (uno in 500cc, sei in MotoGP). Prima di questa fantastica avventura, Burgess ha lavorato con icone del motociclismo come Randy Mamola, Mick Doohan e Wayne Gardner, conquistando ad oggi ben 13 titoli mondiali. Dopo l’annuncio del passaggio del “Dottore” da Yamaha a Ducati a partire dalla prossima stagione, tanta era la curiosità sull’eventuale decisione che avrebbe preso il 57enne di Adelaide Hills, che ha infine seguito le orme del suo pupillo sposando la sua causa e quella di Borgo Panigale. Intervistato da Sport Ride Magazine, Burgess ha però fatto presente che Yamaha avrebbe voluto che lui fosse rimasto con la casa dei tre diapason, con il fine di mettere la sua esperienza a servizio di un altro pilota: “Lin Jarvis mi ha chiesto di rimanere, se avessi voluto. Ovviamente, come ha detto anche lui, ‘Sono arrivati con Valentino (Rossi), è plausibile che andranno con Valentino’. Sarà una bella sfida dopo 31 anni spesi con aziende giapponesi, è davvero bello avere questa opportunità, e che sia assieme a Valentino è una cosa speciale. Dobbiamo semplicemente attendere e vedere come va.” Giro di boa quindi per l’australiano, per un cambiamento epocale dopo un trentennio speso nell’orbita del Sol Levante. Una nuova azienda a cui rapportarsi, un diverso metodo di lavoro e ovviamente, una moto da saggiare e analizzare, e che al momento si può giudicare solamente dai risultati. Jeremy Burgess è altresì convinto che per rendere di nuovo vincente una Ducati, con Valentino Rossi in sella, non bisogna trasformare questa in una YZR-M1. “Ho detto pressappoco a Valentino ‘non anticipare ciò che deve essere cambiato. Aspettiamo e troviamo ciò una volta che abbiamo testato la moto’. E’ abbastanza chiaro, e l’ho fatto notare a Valentino, che non guiderà più una Yamaha, e quindi non ha senso cercare di renderla una Yamaha. Sarà una Ducati. E’ stato in grado di fare questo tipo di cambiamento da Honda a Yamaha anni fa. E per quanto concerne le mie osservazioni sulla moto, non è poi così lontana (dal livello ideale).” Un punto fondamentale per una buona riuscita del binomio Rossi-Ducati, risiede nella futura capacità della casa bolognese di star dietro alle richieste dell’italiano, riuscendo a reagire in tempi brevi alle sollecitazioni e indicazioni provenienti dal pilota di Tavullia. Anche in questo caso Burgess è convinto che non ci saranno problemi a riguardo, facendo notare come teoricamente la struttura di Ducati possa essere più vicina a quella di Yamaha, rispetto ai punti in comune che quest’ultima può avere con Honda (non nomina esplicitamente questa casa, ma lo fa intendere). Tutto questo però deve avere delle condizioni di base. “E’ una questione di prioritarizzare le cose, e dovessi scegliere una modalità direi che Valentino dovrebbe avere un collegamento diretto a Filippo (Preziosi). Quest’ultimo sarebbe quindi nella posizione di poter dirigere il gruppo di ingegneri. Se questi stessero lavorando su un problema riscontrato e necessitassero di una settimana di lavoro per completarlo, lui potrebbe sospendere il primo progetto dicendo ‘no, no, no questo è diventato più importante, occupatevi di questo prima’. E penso che questo è stato ciò che abbiamo avuto con Masao Furusawa, piuttosto che andare dal livello più basso verso l’altro, piuttosto che passare attraverso la rete dei gruppi di ingegneri e i diversi reparti, per poi mettere tutto sulla lista delle cose da fare. Abbiamo avuto una persona in grado di stoppare il progetto A poiché quello B era diventato improvvisamente più importante, per poi tornare al precedente una volta possibile. Voglio sperare che che Filippo sarà questa sorta di comandante della nave, dalla sua posizione. Sono sicuro che Valentino prenderà in mano il telefono regolarmente, se non ogni giorni. E sono certo che è ciò che Filippo vorrà sentire. Hai a che fare con Valentino Rossi, non con qualcuno su cui non sei sicuro. […] Hanno speso tanti soldi per averlo. Se non vuoi ascoltarlo, allora perché hai speso i tuoi soldi?” Per concludere, Burgess fa un ragionamento controcorrente rispetto a quanto essenziale possa essere la partecipazione di Valentino ai test direttamente da Valencia. Un punto su cui il centauro #46 ha spinto molto, per poi ricevere l’avvallo definitivo. Ma alla domanda sulla crucialità di quel test, Burgess risponde così: “Non credo faccia la minima differenza, perché al massimo possono accadere due o tre cose. Inoltre non è al 100% della condizione fisica, sarà quindi un test valido? Seconda cosa, potrebbe anche piovere per due giorni dopo la gara di Valencia, comunque. E  per quanto riguarda l’aspetto prettamente sportivo, e io considero ancora il motociclismo come un qualcosa di sportivo, se sei un atleta e non sei al massimo della condizione, non puoi aspettarti di vincere. Quindi il primo punto è la perfetta condizione fisica, solo dopo questo puoi disputare unt est positivo. Non impari nulla sul bagnato, se la pista dovesse essere bagnata. Se dovesse essere in forma al nostro ritorno a Sepang nei primi giorni di febbraio, potremo in quell’occasione ottenere dei test di qualità davvero buona.”

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