MotoGP Nei test vincono tutti. Ma verrà la resa dei conti…

MotoGP Nei test vincono tutti. Ma verrà la resa dei conti…

L’analisi dell’antipasto top class 2017: chi ha goduto davvero, chi rischia di essere ridimensionato. E Bagnaia che va già forte in MotoGP ma…

Se c’è una cosa bella dei test, è che non sono gare. Nelle corse, per quanto eccitanti, c’è sempre qualcuno che rimane scontento. Uno vince, tanti perdono. I test, invece complice stampa, desiderio, tifo, sono come le elezioni. Con il fatto che è necessario guardare l’aspetto costruttivo, alla fine finisce che in un modo vincono sempre tutti. Quasi sempre, quasi tutti. In base a quello che si vuol vedere.

Gli ultimi test MotoGP sono stati i più interessanti che il mondiale prototipi abbia vissuto negli ultimi anni. Tanti cambi di casacca, tante rese dei conti, tante recriminazioni… e anche tante prove del nove di tipo tecnico. Ma come sono andati, in realtà? Non si può dire con matematica certezza, perché ovviamente gli obiettivi e le situazioni sono state diverse, ma alcuni elementi chiari ci sono… e sono così chiari che evocano sogni, o paure… a seconda della prospettiva.

DUCATI-LORENZO – Dramma scongiurato. In Ducati si temeva che non avrebbe amato la moto e che soprattutto non l’avrebbe nascosto. Invece dopo pochi giri il maiorchino aveva lo sguardo di un ragazzino dopo la sua prima volta. Soddisfatto, appagato, e con una gran voglia di raccontarla agli amici. Ma non è questo ciò che spaventa di più. E’ il suo idillio con Stoner, leggenda autoridimensionata al ruolo di consulente, la cosa che fa più tremare il circus e che fa sciogliere i vertici di Bologna. I due si consultano e si sostengono sotto gli occhi di un Dovizioso compiacente quanto velocissimo in pista (i suoi test sono stati davvero convincenti)… e il cerchio si chiude. E in Ducati da mercoledì, dai rubinetti scorre Lambrusco.

YAMAHA: ROSSI-VINALES – In Yamaha va tutto così bene che forse è troppo. Vinales è un demonio. Se è pur vero che la sua nuova moto è quella che assomiglia di più alla sua ex, lo spagnolo è molto di più che un nuovo Lorenzo. E’un Lorenzo senza la spiegazione del blasone, senza il fermo psicologico, e così fresco e desiderato da non poter essere arginato o rinnegato. Un Rossi in difficoltà (pochi millesimi più veloce del suo ex compagno di squadra che girava su una moto mai vista), può avere la scusa di aver provato quel che vuole, anche delle incudini nel codone, ma di fatto ha preso paga. Se è sicuramente vero che si sta sobbarcando uno sviluppo non ancora affidato al compagno, è altrettanto vero che il compagno di squadra, gli ha fatto provare, dal primo giorno, quel disagio che Lorenzo gli aveva fatto assaggiare solo dopo tempo e vittorie. Per Yamaha, nuovo pilota, stessi problemi: il dualismo fra il nuovo e il vecchio, con il nuovo sempre più nuovo e irriverente e il vecchio, sempre meno inossidabile.

SUZUKI E IL MANIACO – Il resto dei test sono un arcobaleno di piacevoli novità, minacce e trend che cambiano. Se Iannone è ancora veloce, ancora estroso e ancora esibizionista, Suzuki è ancora buona e dimostra che non è Vinales dipendente. La paura in casa celeste è scongiurata. C’è più bisogno di pensare che di spingere.

APRILIA – Se a Bologna possono dirsi felici, anche a Noale hanno pescato bene. Il doppio cambio piloti ha il sapore di stimolo, investimento e logica contrattuale. Aleix Espargaro è un ritorno che porta quella novità mista alla capacità e fiducia di uno che viene da una moto che funziona. Sam Lowes è il finale logico di un contratto già firmato da troppo tempo  per non essere messo in atto. Finisce che le Aprilia vanno forte e funzionano. Per adesso. E’ più di quanto chiunque avrebbe mai ipotizzato.

E GLI ALTRI? –  Tolto Abraham, da cui ci si aspetta solo che paghi regolarmente le rate, tutti gli altri sono scelte felici. Marquez, volutamente estromesso dai paragrafi che contano, incombe come un’ombra assoluta con cui si continuerà a fare i conti. Nient’altro da aggiungere. Dall’altra parte della classifica, invece, KTM in lavorazione, Honda private già all’altezza, e Yamaha Tech 3 con debuttanti di qualità, non possono che far ben sperare. Sembra tutto troppo perfetto.

L’ERRORE –  Fra tutte le scelte e le vicende riuscite, quasi in sordina, arriva l’autogoal tecnico strategico del primo giorno. Bagnaia che prova la MotoGP come premio, e va relativamente forte, dimostra l’inutilità della Moto2 com’è attualmente, per chi ha il talento necessario a guidare in top class. Da prototipo a prototipo, senza passare per un ferro con pochi cavalli, tanti chili, zero libertà espressiva e nessuna scuola di tuning. Ecco la conferma della Moto2 come classe materasso che necessita di essere riformata. Pena: la morte della categoria e il purgatorio per troppi talenti.Ma c’è troppa eccitazione per capirlo. Del resto in una giornata così, non ci possono essere macchie. Solo così, possono vincere tutti.

1 commenti

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  1. mala - 3 settimane fa

    Oltre al monomotore il problema della moto2 è la mancanza di elettronica. Vero che mette in risalto le capacità del pilota ma non forma assolutamente per il salto in motogp, dove ti trovi a doverti cucire addosso freno motore, antiwheel, antispin, coppia del motore, e passare molto tempo con l’ingegnere per sistemare il tutto.

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